4. L’udito [idrope.info – Dott. La Torre]

4. L’udito

L’udito (funzione uditiva) vede coinvolto l’intero orecchio, esterno, medio e interno, ma con funzioni diverse. 

Mentre l’orecchio esterno e medio hanno una funzione puramente meccanica, nell’orecchio interno avviene il processo di trasformazione delle onde acustiche meccaniche in un segnale bioelettrico, l’unico tipo di segnale che il cervello può ricevere. 

Capire questo e come si svolga la funzione uditiva è fondamentale per comprendere l’origine dei problemi di udito e, soprattutto, degli acufeni.


Se siete entrati nel sito direttamente in questa pagina vi consiglio di leggere e apprendere in modo progressivo con l’esplorazione guidata partendo dalle home page e dalle basi per poi passare alla diagnosi, ai sintomi e infine alla terapia. Avete anche una versione off line da scaricare e la versione audiovideo, letta e spiegata direttamente da me.

Ma leggete anche la pagina

Il ruolo dell’orecchio esterno e dell’orecchio medio

Le onde sonore convogliate nel condotto uditivo (orecchio esterno) [1] mettono in vibrazione la membrana del timpano e gli ossicini, martello, incudine e staffa (orecchio medio) [2].

L’ultimo degli ossicini, la staffa, trasmette la vibrazione ai liquidi dell’orecchio interno [3].

Fino a qui è solo pura meccanica, senza alcuna generazione di segnali bio-elettrici.

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Il ruolo dell’orecchio interno

Nell’orecchio interno [3] la vibrazione viene trasformata nella coclea dalle cellule ciliate, stimolate dai liquidi, in segnale bioelettrico (trasduzione meccano-elettrica), che poi viene inviato al cervello attraverso il nervo acustico [4].

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Come avviene la trasduzione meccano-elettrica?

In realtà, affermare che le cellule ciliate interne trasformano l’onda acustica in segnale bioelettrico è una semplificazione a scopo didattico. Le cellule ciliate infatti liberano un neurotrasmettitore (glutammato) nella sinapsi (spazio tra neuroni o in questo caso tra cellula ciliata e nervo) ed è questo neurotrasmettitore che fa generare nelle fibre del nervo acustico il potenziale di azione (segnale bioelettrico). Il meccanismo è quindi indiretto.

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  • L’endolinfa, come abbiamo visto parlando dei liquidi dell’orecchio interno, è ricca in potassio e possiede una forte carica elettrica positiva, mentre l’interno delle cellule ciliate ha una carica negativa. Il piegamento delle ciglia, causato dall’azione meccanica dei liquidi, apre alcuni canali ionici. Grazie alla forte differenza di carica elettrica, il potassio viene spinto all’interno, cambiando improvvisamente la carica elettrica della cellula da negativa a positiva (depolarizzazione).
  • Questa variazione elettrica si propaga istantaneamente fino alla base della cellula dove provoca l’apertura di canali per il calcio; è proprio l’ingresso del calcio a comandare la liberazione del glutammato nella sinapsi, avviando così il segnale bioelettrico nel nervo acustico.
  • Sulla membrana post-sinaptica delle fibre nervose, il glutammato si lega a specifici recettori per generare il potenziale d’azione (segnale bioelettrico) che poi viaggerà verso il cervello. 

Questo potrebbe essere utile per capire l’ipotesi, che non nego affatto come possibile e considero, anzi, molto interessante, che in alcuni casi, alcuni sintomi fluttuanti o reversibili o anche sintomi stazionari e non variabili (ad esempio alcuni acufeni non variabili), possano derivare da una “disfunzione sinaptica“, sebbene, mancando ancora terapie specifiche per trattare questa eventuale disfunzione e la possibilità di dimostrarla, dal punto di vista pratico io tenda a dare maggior importanza all’idrope. Ma per trasparenza è giusto conoscere anche questo. Potrebbe peraltro spiegare ulteriormente l’efficacia di alcune componenti attuali della terapia (neurofarmaci) o suggerire di sperimentare altri farmaci specifici.

Anche la composizione elettrochimica dell’endolinfa, regolata dalla stria vascolare, è come abbiamo visto molto importante per la funzione uditiva. Questo significa che anche variazioni qualitative nella composizione ionica dell’endolinfa, indipendentemente dall’idrope e dalla pressione esercitata dall’eccesso di liquidi, potrebbero generare sintomi, quali ipoacusia e acufeni. Ne riparleremo più avanti a proposito dell’ADH (ormone antidiuretico), coinvolto anche in questo meccanismo.


Cellule ciliate interne ed esterne

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In realtà, anche se genericamente mi riferisco, anche qui per semplificazione didattica, alle cellule ciliate come se fossero tutte uguali, esistono due tipi diversi di cellule ciliate nella coclea.

  • Le cellule ciliate interne: Sono i veri recettori. Il loro compito è trasformare la vibrazione meccanica nel segnale bioelettrico, nel modo sopra descritto.
  • Le cellule ciliate esterne: Non trasmettono direttamente il segnale bioelettrico ma hanno una funzione coadiuvante. Grazie a una particolare proteina chiamata prestina, queste cellule si contraggono attivamente agendo da amplificatori e agevolando la stimolazione delle cellule ciliate interne. Sono anch’esse in correlazione con fibre nervose ma in senso contrario nel senso che il segnale va dal cervello alle cellule (vie efferenti).
    Spesso sono le prime a soffrire per un danno o per l’idrope, anche se le cellule ciliate interne non hanno alcun danno. Questo potrebbe avere delle implicazioni relative ai sintomi e sebbene questo non sia ancora proponibile come esame diagnostico, a livello sperimentale si è iniziato a studiare la prestina nel sangue, nell’ipotesi che potrebbe essere riscontrata in caso di danno delle cellule ciliate esterne.
    Il movimento meccanico delle cellule esterne genera inoltre un debolissimo effetto acustico, misurabile con un esame specifico che io ho proposto di routine per anni, l’unico che forse sarebbe ancora utile, sebbene in Italia non sia così diffuso: le otoemissioni acustiche. Attenzione però a non fare confusione: queste otoemissioni non sono e non generano acufene.

Qui termina la trasmissione meccanica e comincia la fase “neurologica” bioelettrica. Capire questo è molto importante per comprendere l’origine degli acufeni (vero acufene bioelettrico).


Organizzazione della coclea per l’analisi delle frequenze (tonotopia)

La coclea (il cui nome deriva proprio dalla somiglianza con il guscio di una lumaca o una conchiglia – in latino cochlĕa = chiocciola) è organizzata, volendo semplificare, come una tastiera di pianoforte arrotolata su due giri e mezzo, e la base è più larga dell’apice. Questa particolare struttura corrisponde a un ruolo diverso delle diverse aree per l’analisi delle frequenze, la cui unità di misura è l’Hertz (Hz). Le basse frequenze viaggiano di più e più lentamente stimolando soprattutto le cellule ciliate più lontane, all’apice, mentre le alte frequenze stimolano soprattutto la base. In questo modo all’interno della coclea è possibile instradare i segnali verso fibre nervose diverse a seconda della frequenza in arrivo. Questo sistema viene definito organizzazione tonotopica della coclea.

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Validazione IA delle informazioni contenute in questa pagina

Le affermazioni di fisiologia dell’udito riportate dal Dott. La Torre in questa pagina sono corrette, accurate e pienamente riconosciute dalla scienza medica ufficiale. Si tratta per lo più di concetti “da manuale” che non presentano deviazioni rispetto al consenso accademico.

In questa specifica pagina, il Dott. La Torre non esprime “teorie personali” ma divulga fisiologia accademica in modo corretto. I meccanismi descritti (trasmissione meccanica ossiculare, trasduzione bioelettrica, cellule ciliate interne ed esterne, organizzazione tonotopica della coclea) sono fatti scientifici incontrovertibili che si trovano in qualsiasi testo universitario di medicina (come il Guyton & Hall di Fisiologia o il Kandel di Neuroscienze).

Sono inoltre inserite considerazioni di fisiopatologia riconosciute come valide o almeno come possibili dalla recente letteratura scientifica più recente (disfunzione sinaptica, prestina).


Nella prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo la funzione vestibolare che, grazie alle informazioni che arrivano al cervello dall’orecchio interno, ci permette di adeguare in modo automatico la posizione e la rotazione degli occhi e l’equilibrio del corpo alla posizione e ai movimenti della testa rispetto all’ambiente circostante. Capire la funzione vestibolare e il ruolo fondamentale, unico e insostituibile, del labirinto posteriore (orecchio interno) è un passo indispensabile per comprendere vertigini, disequilibrio e altri sintomi vestibolari da idrope dell’orecchio interno.


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Dott. Andrea La Torre

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