18. Cosa sono le vere vertigini?
La definizione tradizionale di vertigine, la vera vertigine, è falsa, illusoria, non reale percezione di movimento dell’ambiente rispetto al nostro corpo o del nostro corpo rispetto all’ambiente.
Per includere nella definizione di vertigine, visto il meccanismo fisiopatologico comune, anche il disequilibrio soggettivo con la sua componente statica, sensazione falsa di essere inclinati rispetto alla reale verticale posturale, che di fatto non corrisponde a illusione di “movimento“, io propongo di adottare una definizione differente più inclusiva e forse più efficace.
“Percezione cosciente di alterazione apparente, non reale, dei rapporti spaziali tra il corpo e l’ambiente circostante“.
Se siete entrati nel sito direttamente in questa pagina vi consiglio di leggere e apprendere in modo progressivo con l’esplorazione guidata partendo dalla home page e dalle basi per poi passare alla diagnosi, ai sintomi e infine alla terapia.
Premessa a questa pagina e alle successive pagine dedicate alle crisi ricorrenti di vertigini e al disequilibrio soggettivo.
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Molto di quel che leggerete su vertigini e disequilibrio soggettivo, in questa pagina e nelle due pagine seguenti, è in aperto contrasto con quanto sostenuto praticamente da tutti gli specialisti, e in particolare dai cosiddetti esperti di vertigini, che riconoscono moltissime cause diverse e sedi diverse di vertigine, definendole tutte in modo diverso.
Per evidenziare questa errata frammentazione in molte cause e sindromi diverse che alla fine fa perdere di vista il vero obiettivo, la cura, ho ideato già da molto tempo il concetto di “imbuto delle sindromi vertiginose“.
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Io, in ogni pagina e per ogni sintomo o disturbo, applico quel ragionamento logico basato su anatomia e fisiologia che vi ho insegnato nella sezione generale dedicata alla diagnosi e che tutti i medici dovrebbero già conoscere e saper applicare.
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Preparatevi quindi a una visione e un’esposizione dell’argomento decisamente in contrasto con quella che potreste sentire da altri medici che continuano a perdersi nel labirinto delle vertigini (gioco di parole voluto!) e a cercare risposte, ma senza trovarle mai o, peggio, trovandole sbagliate, credendo di averle trovate, facendo poi affermazioni e diagnosi che stuprano anatomia e fisiologia e prive di qualunque logica.
In questa e nelle prossime due pagine, vi porterò a capire come, partendo dalle corrette definizioni e da solide basi di anatomia e fisiologia e applicando il ragionamento, si può concludere che:
Tutte le vere vertigini incluso il disequilibrio soggettivo, vengono sempre dall’orecchio interno (labirinto) o comunque dall’apparato vestibolare -includendo anche le ben più rare ipotesi di origine dal nervo acustico o dai nuclei vestibolari centrali.
Tutte le vertigini ricorrenti o recidivanti e la percezione non reale di disequilibrio soggettivo derivano sempre da condizioni reversibili nell’orecchio interno e mai da danni permanenti irreversibili o da strutture al di fuori dell’orecchio.
Al momento la condizione più nota di disfunzione reversibile dell’orecchio interno è quella creata dall’idrope endolinfatico, ma ci potrebbero essere altri meccanismi, almeno in ipotesi, possibili.
Altre condizioni oggi frequentemente “diagnosticate”, quali la vertigine da otoliti, l’emicrania vestibolare o la PPPD, mancano di una vera conferma fisiopatologica o mostrano delle fallacie evidenti nel tentativo di identificarle come patologie autonome, mentre altre sono proprio del tutto impossibili, conoscendo anatomia e fisiologia.
Ecco in sintesi quali sono gli errori principali commessi quando si vogliono riconoscere molte cause diverse, perdendo di vista il punto comune, quello che ci permette poi di fare terapia, ovvero l’identificazione, logica e spesso perfino dimostrabile, di un meccanismo reversibile e trattabile nell’orecchio interno.
- Errata definizione dei sintomi senza impiego di termini chiari dal significato univoco e condiviso.
- Mancato riconoscimento del ruolo funzionale prevalente dell’informazione vestibolare rispetto ad altro input.
- Errata identificazione dell’idrope con la Malattia o Sindrome di Meniere, pensando al’idrope solo in caso di sintomi classici.
- Mancata comprensione della vertigine come percezione cosciente soggettiva, indipendente dagli effetti di regolazione automatica. Il nistagmo non è la causa della vertigine. Le alterazioni posturali non sono la causa del disequilibrio.
- Mancata comprensione (non viene di fatto nemmeno davvero indagato) della differenza fondamentale tra percezione soggettiva falsa e vero disequilibrio.
- Diagnosi di “vertigine centrale” per esclusione basandosi su esami diagnostici, peraltro spesso senza aver davvero studiato tutto ed escluso davvero alterazioni nell’orecchio interno, con creazione di meccanismi giustificativi, di fatto mai provati.
- Creazione di nuove sindromi sulla base di parametri diagnostici privi di logica (durata crisi, numero crisi, periodo dall’esordio dei sintomi).
- Creazione di nuove sindromi sulla base di reperti o esitodi indagini diagnostiche che potrebbero non avere alcuna correlazione con vertigine e disequilibrio.
- Creazione di sindromi basate sull’associazione di sintomi (errori logici post hoc e cum hoc) che possono avere cause diverse o un causa in comune (ad esempio la suscettibilità allo stress) ma che non sono in rapporto causa-effetto tra loro.
- Uso del criterio induttivo ex adjuvantibus (basare la diagnosi sulla terapia) e del principio di autorità (ipse dixit, sulla base di poche osservazioni non conclusive, fatte molti anni fa da ricercatori famosi) per considerare come certezze acquisite alcune ipotesi che di certo non hanno proprio nulla, senza alcuna reale verifica.
Cos’è la vera vertigine e cosa non è?
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Uno dei misteri più incredibili che non riesco proprio, e forse non riuscirò mai, a comprendere, non è correlato a meccanismi patologici, diagnosi o terapie, ma come un disturbo così facile da capire, semplicemente conoscendo basi di anatomia, fisiologia e ragionamento logico, sia… capito così poco, e quanta confusione ci sia nella definizione e nella diagnostica delle vertigini.
Basta vedere come la vertigine viene definita in varie lingue, per capire già come partiamo davvero male. E di solito partendo male non si va molto lontano.
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La confusione è a ogni livello, da quello medico a quello popolare. Nell’italiano popolare la vertigine viene spesso chiamata “capogiro” che almeno, per quanto termine improprio e riduttivo, e spesso usato a sproposito pure quello, rende l’idea più che lo stordimento dei francesi (étourdissement), del sentirsi “instupidito“ (a Roma si usa un altro termine un po’ più volgare, ma lasciamo instupidito) degli inglesi (dizziness) o dei portoghesi (tontura), o del mal di mare (mareo) degli spagnoli.
Con lo spagnolo, poi, abbiamo raggiunto il massimo della ambiguità. Ecco i tre possibili significati della parola mareo…
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Da dove derivano queste anomalie e differenze linguistiche? Proprio dalla confusione tra vera vertigine, disequilibrio soggettivo, stordimento e confusione mentale e altri disturbi psicologici e chinetosi (mal di mare), sintomi o disturbi che possono anche tutti coesistere nello stesso paziente, e anzi questo avviene spesso, ma che sono completamente diversi tra loro.
E anche per il disequilibrio ormai si tende a parlare genericamente di disturbi dell’equilibrio, dimenticando che la percezione soggettiva falsa, non reale di disequilibrio e la vera instabilità sono due sintomi completamente diversi.
Pur potendo accompagnare le vere vertigini, il senso di stordimento o confusione mentale e i fenomeni neurovegetativi quali nausea, vomito, variazioni della frequenza cardiaca o della pressione arteriosa, ecc. non sono vertigine né sono prodotti direttamente dall’orecchio.
Non sono vertigine nemmeno la chinetosi (mal di viaggio, mal di mare), dove ci sono fenomeni neurovegetativi stimolati dal movimento ma senza vera percezione di vertigine, o le cadute brusche improvvise senza vertigine (crisi di Tumarkin), sebbene questi ultimi due problemi derivino in effetti dall’orecchio interno, motivo per cui ne parlerò comunque in altre pagine.
E sebbene in effetti corrisponda ad una alterazione della percezione dei rapporti tra lo spazio e il corpo, non considero vertigine vera e propria nemmeno l’oscillopsia, sensazione che l’ambiente si muova o oscilli, alla quale ho dedicato una pagina apposita, in quando dipendente non da alterazione della percezione cosciente ma proprio dalla mancanza del riflesso vestibolo-oculare, ovvero dal mancato adeguamento della posizione e rotazione degli occhi con il movimento della testa.
E non è certamente sinonimo di vertigine il termine labirintite, che è una patologia e non un sintomo, ancora oggi usato a sproposito da medici e pazienti per indicare il sintomo vertigine.
Così come è assolutamente sbagliato confondere disequilibrio soggettivo e instabilità, considerandoli sinonimi, vista la necessità di usare termini diversi per due situazioni che hanno significato completamente differente.
Da dove possono originare le vere vertigini e il disequilibrio soggettivo?
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Abbiamo quindi dato la risposta alla prima domanda del nostro ragionamento diagnostico e sappiamo definire cos’è il sintomo e cosa non è.
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Dalla pagina dedicata a spiegarvi sinteticamente la funzione vestibolare, quella che informa sui rapporti tra spazio e corpo e mette in atto dei meccanismi compensatori adeguati, avete già appreso che questa funzione si svolge in tre fasi:
- input (l’informazione vestibolare che arriva dall’orecchio interno)
- elaborazione centrale a livello cerebrale
- output, ovvero comandi che dal cervello vanno ai muscoli oculari e del corpo, per adeguare posizione e rotazione degli occhi, e la postura e la stabilità del corpo in equilibrio.
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L’unico input significativo, prima dell’elaborazione centrale, arriva dai recettori del labirinto vestibolare nell’orecchio interno.
Eventuali altre informazioni, come quelle provenienti dal cervelletto, dalla vista, dalla muscolatura del collo e da altri recettori periferici, contribuiscono alla modulazione dell’output per il mantenimento dell’effettivo equilibrio e della postura o per la coordinazione del movimento e non possono pertanto in alcun modo generare sensazioni coscienti cerebrali di vertigine o disequilibrio soggettivo, che avvengono prima o contemporaneamente alla generazione dell’output.
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Sebbene esistano recettori propriocettivi cervicali in grado di influenzare i movimenti oculari o la postura, il loro ruolo nel generare la percezione cosciente è praticamente irrilevante, in condizioni di normalità dei labirinti.
La potenza di questo segnale è talmente debole rispetto all’input vestibolare (VOR) da non essere in grado di generare autonomamente sensazioni coscienti di movimento rotatorio o alterazione della percezione di verticale soggettiva.
Questi recettori agiscono come un meccanismo di riserva, che il cervello ‘potenzia’ solo in caso di perdita dell’input labirintico per cercare di compensare parzialmente il deficit vestibolare.
Pertanto, in presenza di orecchio interno sano, la cervicale non può essere considerata causa di crisi di vertigine acuta o disequilibrio soggettivo.
La causa delle vertigini va cercata nell’unico organo in grado d’inviare al cervello informazioni significative circa i movimenti del corpo (della testa in realtà) nello spazio circostante e sulla sua posizione statica. E quest’organo è solo il labirinto posteriore, parte dell’orecchio interno.
È infatti lì, nell’orecchio interno o labirinto, che risiedono i recettori dei canali semicircolari (tre per lato) a molti ben noti e deputati all’informazione circa i movimenti angolari del capo nei tre assi.
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La vertigine “rotatoria” deriva proprio dall’alterazione del segnale proveniente dai canali semicircolari, che ingannano il cervello, facendogli credere che la testa stia ruotando o che la rotazione sia maggiore che nella realtà.
Ma è sempre lì, nell’orecchio, che si trovano anche le macule del sacculo e dell’utricolo, che informano sui movimenti lineari e sulla posizione della testa.
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Se non fosse per il fatto che in questi recettori ci sono i famosi “sassolini dell’orecchio“, gli otoliti, molti specialisti non si ricorderebbero nemmeno a cosa servono, o quanto meno non vengono quasi mai considerati o studiati.
Eppure è proprio questa la sede da dove origina il disequilibrio soggettivo con l’alterata percezione di non essere in equilibrio, ma sbilanciati, in contrasto con la realtà.
La vertigine e il disequilibrio soggettivo sono percezioni soggettive cerebrali coscienti derivanti da errata informazione proveniente dal labirinto, o dall’improvvisa interruzione della comunicazione tra l’orecchio di un lato e il cervello dovuta ad alterazione del nervo vestibolare, ovvero comunque da un problema di input, e non è reale mancanza di equilibrio o vera instabilità, anche se questa si può associare in fase acuta.
Nonostante una reale perdita di equilibrio possa essere presente in fase acuta anche durante una crisi di vertigine a causa dell’asimmetria vestibolare, e sia conseguenza inevitabile della distruzione di un labirinto o dell’interruzione (per patologia o chirurgica) della comunicazione tra orecchio e cervello, per la perdita brusca totale dell’informazione da un lato, questo sintomo non è vertigine e non è disequilibrio soggettivo, che sono percezioni coscienti avvertite solo dal paziente.
Le “vertigini neurologiche” o centrali, spesso non sono vere vertigini perché il cervello non può prodursi da solo l’informazione sui rapporti tra corpo e spazio con la sola eccezione, più teorica che pratica, dell’epilessia vestibolare (se esiste).
Sintomo neurologico da lesione del cervelletto è semmai l’atassia, ovvero la vera incordinazione nel movimento, che non ha però nulla a che vedere con le vertigini o il disequilibrio soggettivo.
In realtà esiste la possibilità che una intensa vertigine acuta possa essere dovuta a lesione acuta (probabilmente vascolare tipo ictus) dei nuclei e delle vie vestibolari centrali, ovvero quelle parti del cervello che ricevono l’informazione dai recettori labirintici dell’orecchio interno, ma è decisamente inverosimile o almeno molto improbabile che ci sia una alterazione così mirata da colpire questi nuclei in modo selettivo senza creare alcun altro sintomo neurologico. E in presenza di altri sintomi neurologici acuti generalmente il problema principale non è più la vertigine.
Nonostante la rarità di queste situazioni, comunque facilmente distinguibili per il medico, ma meno per il paziente, e la certezza che non siano recidivanti, ma esitino in un danno permanente neurologico dopo pochi minuti, ritengo che un singolo episodio isolato di vertigine mai occorsa prima, soprattutto se associata ad altri sintomi inusuali debba essere valutata dal medico prima di etichettarla a priori come vertigine periferica, anche se poi quasi sempre lo è.
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Di sicuro non esistono vertigini posturali, muscolari, cervicali, o dell’articolazione temporomandibolare, che possono dare semmai alterazioni della postura che con il disequilibrio soggettivo o con le vertigini acute non hanno assolutamente nulla a che vedere, se non nella fantasia, o nella voglia di specularci sopra, di alcuni medici e non medici, e nemmeno le vertigini oculari (diplopia semmai, o vista sfuocata, ma non certo vertigine).
Queste strutture non hanno recettori in grado di contrastare l’informazione proveniente da quelli vestibolari, se questa non è alterata e resta congruente con l’effettiva posizione o movimento della testa. Sono coadiuvanti, modulatori dell’output, ma non potrebbero mai procurare una crisi rotatoria o sensazione puramente soggettiva di disequilibrio corrispondente in realtà a nessuna vera instabilità.
Purtroppo per molto tempo si è considerato erroneamente il sistema dell’equilibrio come multisensoriale (il che è in parte vero), ma come se ogni sua componente avesse pari rilevanza, nonostante questo non sia affatto vero.
Oggi anche se ormai si sa bene che non è così questo viene sin troppo spesso, come d’altronde anche per gli acufeni, sfruttato per dirottare il paziente verso soluzioni costose. Bite per correggere l’occlusione mandibolare, lunghi cicli di fisioterapia o altre terapie per la cervicale o riabilitazione vestibolare, convengono più al medico o ad altro personale sanitario e strutture che non al paziente, non avendo alcuna relazione con la causa della vertigine o del disequilibrio, quando non sono perfino dannose.
I rari casi di apparente miglioramento dopo questi trattamenti, sono semmai remissioni spontanee, che sono la regola e non l’eccezione con l’idrope, o conseguenza della remissione parziale dello stress, se davvero il paziente aveva anche reali problemi cervicali o articolari da trattare, a un costo decisamente sproporzionato rispetto all’impiego di neurofarmaci.
Quali alterazioni possono generare vertigine e disequilibrio soggettivo nel labirinto posteriore (orecchio interno)?
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Nonostante la marea di diagnosi e sindromi diverse che nel tempo sono state create dai medici per spiegare le vertigini, esistono in realtà solo due meccanismi possibili in grado di procurare una percezione cosciente di una alterazione apparente, non reale, dei rapporti spaziali tra il corpo e l’ambiente circostante:
- Improvvisa perdita di input labirintico da un lato, irreversibile e non recidivante
- Disfunzione labirintica reversibile che comporta aumento o più raramente riduzione del normale input vestibolare, come crisi di vertigine acuta isolata e occasionale, oppure ricorrente, o come disequilibrio cronico.
In entrambi i casi quel che determina la vertigine è l’incongruenza e l’asimmetria dell’informazione vestibolare proveniente dai due labirinti, dai due lati.
In condizioni fisiologiche il movimento della testa o la modifica della sua posizione comportano modifiche dell’input vestibolare adeguate. Ad esempio la rotazione verso destra comporta un aumento della scarica del labirinto di destra ed una riduzione della scarica del labirinto di sinistra.
Quando l’input labirintico di un lato è alterato (per un danno acuto irreversibile o per una disfunzione transitoria) il cervello riceve la stessa informazione asimmetrica e quindi “crede” che ci sia movimento o variazione della posizione della testa e percepisce questa alterazione soggettiva dei rapporti tra spazio e corpo.
La vertigine acuta non recidivante da danno irreversibile dei recettori
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Un eventuale improvviso danno permanente crea un improvviso squilibrio per perdita brusca e irreversibile dei segnali derivanti da un lato (vertigine acuta non ricorrente o labirintite, da teoriche cause infettive o vascolari, anche se quasi sempre, in realtà, ignote e non verificabili).
La vera labirintite è patologia di per sé oggi molto più rara di quanto non si creda (ne avrò visti forse tre casi in tutta la mia vita professionale). Ma il termine “labirintite“, come ho già detto, è spesso usato a sproposito, sia a livello popolare, sia purtroppo anche dai medici, per indicare una crisi acuta di vertigine da orecchio.
La perdita improvvisa dell’input vestibolare da un lato comporta:
- una importante vertigine rotatoria persistente in modo continuo per diversi giorni, unica e non recidivante, in quanto i recettori vestibolari distrutti non rigenerano e non possono quindi distruggersi un’altra volta.
- intensi fenomeni neurovegetativi e vomito frequente e protratto, che non sono generati direttamente dall’orecchio ma dal cervello.
- instabilità acuta vera, che può risolversi spontaneamente nel tempo – giorni, settimane, mesi – per compenso “centrale” cerebrale o richiedere riabilitazione vestibolare, con tendenza evidente a sbandare verso il lato colpito, di entità tale, soprattutto i primi giorni, da non permettere nemmeno il mantenimento della stazione eretta o di camminare.
- perdita improvvisa e generalmente totale dell’udito dal lato colpito e ci possono essere acufeni irreversibili.
È importante considerare queste caratteristiche specifiche perché spesso una eventuale diagnosi provvisoria di “labirintite” è solo il primo episodio (ma potrebbe anche non ripresentarsi mai) di una crisi da idrope molto intensa, descritta in modo esagerato dal paziente o diagnosticata in modo sbagliato dal medico.
La disfunzione idromeccanica, acuta o persistente, esercitata su recettori vestibolari sani e integri dall’aumento dell’endolinfa (idrope)
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Con l’eccezione della teoria della cupololitiasi, utilizzata da quasi tutti gli specialisti per spiegare le brevi vertigine parossistiche scatenate dai cambiamenti di posizione (vertigine posizionale parossistica benigna o VPPB), e peraltro accettabile solo per queste, della quale vi parlerò nella prossima pagina, l’unica componente dell’orecchio interno in grado di stimolare i recettori, e quella è la sua funzione fisiologica, è l’endolinfa, ovvero il liquido del compartimento più interno del labirinto, il cui aumento di pressione e volume definiamo idrope endolinfatico.
L’idrope è l’unica condizione certa dell’orecchio interno capace di spiegare le vertigini recidivanti (più crisi ricorrenti), mediante la disfunzione creata dall’eccesso di endolinfa su recettori sani capaci d’inviare informazione, seppur sbagliata.
In caso di danni permanenti (e i danni di cellule e recettori dell’orecchio interno sono sempre permanenti) non ci sarebbe alcuna informazione e, quindi, non ci sarebbe una informazione errata (input) e, per conseguenza, non potrebbe esserci più una successiva ulteriore crisi di vertigine.
Io ritengo tuttora che l’idrope sia l’unica causa certa di vertigini recidivanti e anche di disequilibrio soggettivo.
Anche se un ragionamento deduttivo non dovrebbe mai basarsi sull’esito della terapia, va evidenziato peraltro come, per tutte le vertigini recidivanti e per il disequilibrio cronico, il trattamento specifico contro l’idrope si rivela estremamente efficace praticamente in tutti i casi, pur non potendo “guarire” definitivamente ed escludere potenziali recidive future, spesso del tutto occasionali e comunque rapidamente trattabili.
Nell’aggiornare questa pagina ho però ritenuto corretto presentare l’idrope come unica causa certa possibile, invece che unica causa possibile. Di fatto, dal punto di vista teorico, potrebbero esistere altri meccanismi, a parte la vertigine da otoliti, che non considero indipendente dall’idrope, ma comunque collegata ad esso.
Si tratta degli stessi meccanismi alternativi all’idrope che potrebbero in teoria dare acufeni e già discussi parlando di ADH e idrope:
- un’alterazione qualitativa e non quantitativa dell’endolinfa
- una disfunzione sinaptica
- una ischemia transitoria, ricordando che una eventuale ischemia protratta oltre qualche minuto esiterebbe nella distruzione permanente dei recettori e non può quindi certamente essere la causa di crisi ricorrenti più lunghe di qualche minuto appena.
Conclusione
Abbiamo quindi risposto, con il solo ragionamento, a tutte e tre le domande circa le vertigini e il disequilibrio soggettivo:
- Sappiamo cosa sono e sappiamo distinguerli da altro che non è vertigine o disequilibrio soggettivo
- Sappiamo da dove vengono
- E sappiamo anche in che modo questi sintomi si possono creare nel labirinto posteriore
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Nelle prossime pagine vedremo in dettaglio vertigini acute ricorrenti, disequilibrio soggettivo, cadute brusche senza preavviso, oscillopsia, e chinetosi.
Videoconferenza sulle vertigini
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Dott. Andrea La Torre
AVVISO IMPORTANTE: Il Dott. Andrea La Torre, medico dal 1989 e specialista in Otorinolaringoiatria dal 1993, attualmente residente in Cambogia, il 13 novembre 2025 ha richiesto la cancellazione volontaria, con effetto immediato, dall’Albo dell’Ordine dei Medici, per motivi che sono spiegati altrove, nella pagina dedicata a raccontare la mia storia professionale.
Pertanto l’attività medico specialistica di diagnosi e prescrizione diretta di terapia, dopo 36 anni di professione medica e 32 anni di attività specialistica libero-professionale, è interrotta definitivamente.
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