28. Valutazione critica di altre terapie e proposte di cura [idrope.info – Dott. La Torre]

28. Valutazione critica di altre terapie e proposte di cura

Ormai la domanda di cure, soprattutto per acufeni, ma anche per vertigini e udito, ha creato mercato e “ispirato” molte proposte diverse di terapia, alcune delle quali, in realtà, sono vere e proprie truffe.

Altre terapie comunemente proposte sono invece spacciate per utili o razionali quando invece non lo sono affatto, inventando meccanismi d’azione incompatibili con basi note di anatomia e fisiologia umana. O proposte come unica soluzione possibile, di fatto mentendo al paziente. Per non parlare dei costi spesso completamente sproporzionati all’effettivo vantaggio o possibilità di successo (a volte inesistente) della cura proposta.

In questa ultima pagina del percorso di apprendimento guidato, vi spiego prima come deve essere valutata in generale una proposta di terapia, applicando questi principi di valutazione anche alla terapia per idrope, e quindi andremo nello specifico, presentando e criticando secondo logica molte diverse proposte di “cura”.


Se siete entrati nel sito direttamente in questa pagina vi consiglio di leggere e apprendere in modo progressivo con l’esplorazione guidata partendo dalla home page e dalle basi per poi passare alla diagnosi, ai sintomi e infine alla terapia.


Come valutare una terapia o una proposta di cura?

Quali proposte di cura dovrebbero essere prese in considerazione come possibili terapie valide, e quali dovrebbero invece essere scartate a priori?

Rispetto al passato quando, in particolare per gli acufeni, il consiglio più frequente che si riceveva era di non far nulla e sopportare, negli ultimi 20-25 anni c’è stata un’inversione di tendenza, e oggi di presunte terapie ce ne sono anche troppe, sebbene spesso siano vere e proprie truffe o comunque terapie prive di senso.

Prima di esaminare in dettaglio le varie “cure“, voglio aiutarvi a capire come si deve valutare una terapia o una proposta di cura per considerarla valida e potenzialmente utile oppure no.


Individuare l’obiettivo della cura

Fondamentale è prima di tutto capire quale debba essere l’obiettivo della cura che cerchiamo per il paziente.

Esistono infatti due situazioni che vanno tenute ben separate:

  • Cura del disturbo o raggiungimento di beneficio sufficiente:

    In questo caso ciò che serve è curare i sintomi o i disturbi che ne derivano senza necessità di cura definitiva del problema sottostante, di per sé non pericoloso, cosa comunque non possibile. E in questo gruppo rientrano tutti i disturbi di cui io mi sono occupato per molti anni, quelli da orecchio interno, quali acufeni, ipoacusia neurosensoriale, vertigini ricorrenti, disequilibrio soggettivo, fullness ecc.

    Avere idrope non è una malattia! È anzi una situazione molto comune e frequente, spesso perfino senza alcun sintomo. Lo sono, semmai, i disturbi che ne derivano e solo quando… effettivamente disturbino.
  • Guarigione da una malattia potenzialmente pericolosa per la vita o per la salute:

    In questo caso serve una cura, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi o disturbi, ad esempio per tumori o altre patologie a evoluzione spontanea certa o quasi certa se non fermate con terapia. E precisiamo subito, come già visto a proposito della Meniere che un’evoluzione certa non esiste mai quando parliamo di vertigini, udito o acufeni e anzi spesso si verificano remissioni persino spontanee.

    L’unica eccezione che secondo me, considerati i rischi e le possibili conseguenze, dovrebbe essere considerata “malattia”, parlando di orecchio interno, sono le cadute brusche senza preavviso e senza vertigine (crisi di Tumarkin) per le quali infatti, reputo indicato agire in modo diverso.

È chiaro che quindi mentre nel secondo caso (patologia evolutiva da fermare) non si possono usare i risultati sui soli sintomi come criterio di successo, nel nostro caso, per acufeni, udito, vertigini ecc. questo è l’unico criterio che ci interessa.

Ovviamente si devono comunque valutare anche nel tempo le eventuali recidive e l’eventuale facilità nel trattarle, ma per giudicare efficace una cura ci serve vedere prima di tutto cosa può ottenere su quei sintomi o disturbi a breve termine, ovvero se è in grado o meno di modificare la situazione e dare beneficio al paziente.

E una cura in grado di farlo in una sufficiente percentuale di casi tali da escludere solo coincidenza, risoluzione spontanea o placebo, deve essere presa in considerazione.


Valutare sicurezza ed effetti collaterali

Nel nostro caso, dove comunque ci occupiamo di disturbi, in fin dei conti, e non di salvare la vita, una volta chiarito quale deve essere l’obiettivo della cura che cerchiamo, questa deve però anche essere assolutamente sicura, e non avere alcuna reale conseguenza negativa importante o persistente per nessuno. Ed eventuali effetti collaterali devono essere comunque limitati, reversibili e temporanei e tollerabili.

A mio giudizio, infatti, una cura che non offra questa sicurezza assoluta non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione per acufeni, vertigini o altri disturbi da orecchio interno. Indipendentemente dai possibili risultati.

Ovvio che in molti casi contano anche i numeri e il rapporto tra percentuale di rischio e percentuale di possibile beneficio ma, quando parliamo di sicurezza, l’unica percentuale che per me ha sempre avuto valore è solo il 100% di assenza di rischi. Non avrei mai ideato e proposto una terapia per disturbi che, per quanto invalidanti, non sono malattia vera e propria, se anche avesse avuto un minimo rischio di gravi conseguenze, anche in un solo paziente.

Riconosco che questo mio atteggiamento drastico può apparire eccessivamente prudente e che non necessariamente debba essere condivisibile da tutti, medici, o perfino pazienti. Ci sono infatti procedure che comportano minimi rischi e che generalmente in cambio hanno elevate possibilità di successo (si pensi ad esempio all’intervento per otosclerosi o alle manovre liberatorie brusche per vertigini posizionali).

Un paziente, adeguatamente e pienamente informato, dovrebbe avere l’opzione di considerare e accettare ogni possibile terapia. Infatti mai ho condannato terapie potenzialmente efficaci, seppur con possibili rischi, proposte da altri, senza adeguate spiegazioni, solo per questo. Ma io in tal caso, non le ho comunque mai proposte!


Valutare costo, aspetti pratici e indipendenza del paziente dal medico

Una terapia che magari dia il 100% di risultato ma che di fatto possa essere proposta (per ragioni economiche o di fattibilità) solo al 10% dei pazienti che hanno bisogno di cura, ovviamente non può essere considerata la soluzione definitiva o di prima scelta o di unica scelta per tutti.

Ciò nonostante una terapia seppur cara, o che comporti spostamenti magari in altri Paesi dove viene proposta, non va esclusa e condannata a priori, qualora però davvero dia risultati. È ovvio che bisogna tenere bene anche in conto il rapporto costo (economico) – beneficio.

Di fatto per ora il problema non si pone nemmeno poiché, anzi, le terapie a costo molto elevato sono anche, quasi sempre o almeno spesso, con bassa possibilità (o addirittura nulla) di successo. Eppure vengono spinte molto più quelle, ed è facile capire perché. Quando i soldi escono da qualche parte, da qualche altra parte entrano.

Va valutata al di là del costo implicito, anche la possibilità per il paziente di seguire la terapia in modo indipendente, senza aver bisogno di un medico per effettuarla in sua presenza. Ecco ad esempio perché a parità (e probabilmente superiorità) di efficacia la somministrazione intramuscolare di cortisone va sempre preferita a quella transtimpanica nell’orecchio, salvo in caso di controindicazioni.


Valutare le possibili alternative

Ovviamente nel considerare una terapia bisognerebbe sempre considerare le possibili alternative e qui, purtroppo, ci si scontra con l’enorme giro di interessi economici e con la generale disonestà di chi fornisce e propone alcune terapie, medici o aziende, che per spingere la propria proposta tendono a nascondere o sminuire qualunque altra.

Di sicuro la terapia per idrope da me proposta è anch’essa vittima di questa forma di ostracismo, proprio perché non rende certo quanto altre terapie a chi la propone, ma solo al paziente stesso.

Io stesso, per circa tre anni (2000-2003), ho proposto (anzi importato in Italia personalmente e diffuso), come terapia per acufeni, la TRT (Tinnitus Retraining Therapy), quella che prevede anche l’acquisto di generatori di rumore. È molto cara e se dà risultati, e questo succede in una percentuale molto più bassa di quanto raccontato da altri, e comunque solo in pazienti ben selezionati, si vedono comunque solo dopo molto tempo, nell’ordine di 18-24 mesi. Ma non avevo alternative, o credevo all’epoca di non averne. Ovvio che poi le cose cambiano avendo a disposizione un’alternativa molto più efficace, non cara, assolutamente sicura e che può dare peraltro risultati molto più rapidi.

Ma come detto sopra, e come esamineremo in dettaglio in questa pagina, purtroppo, non è difficile vedere che ai pazienti vengono presentate le varie cure in modo disonesto e apparentemente senza alternative, proprio per altri interessi che non sono la cura e il benessere del paziente stesso.


Valutare il meccanismo di azione e i risultati effettivi

Quale dovrebbe essere lo scopo principale di una cura…? Curare! Ovvero ottenere che il paziente stia bene e che i suoi sintomi o disturbi siano ridotti o assenti o comunque tali da non disturbare o almeno disturbare il meno possibile.

Se l’obiettivo è prima di tutto che il paziente stia bene, non è sempre indispensabile sapere perfettamente come quella terapia dovrebbe agire o perché, qualora sia poi in grado di dare effettivi risultati, in piena sicurezza, a basso costo e realmente fattibile, e in tempi brevi. Non ho mai tenuto in conto solo la validità scientifica di una cura nel giudicarla.

Magari potrebbe esserci qualcosa che non capiamo o qualche effetto secondario non noto a creare il risultato ma, di fatto, se una terapia funziona e fa star bene con tutti i criteri sopra visti per me è terapia valida o almeno da provare. Ovviamente però, non vale lo stesso se quei risultati li dà solo su una percentuale molto esigua di pazienti e ci sono alternative migliori, considerando anche la frequente possibilità di remissione spontanea o placebo.

Poiché l’obiettivo primario è che il paziente stia bene, ben venga una terapia efficace, sicura e a basso costo, anche se non sappiamo perfettamente dove in effetti vada ad agire. Ma se la cura proposta per la quale non sappiamo dove dovrebbe agire non ha nemmeno il sostegno dei risultati, va scartata.

Ma anche qui purtroppo ci si scontra con una marea di proposte che, oltre a non avere nessun meccanismo d’azione comprensibile o vero e accettabile sulle basi di anatomia e fisiologia del corpo umano, non hanno nemmeno i risultati (veri) a sostenerle, ma solo la voglia di specularci sopra.


Come si applicano questi criteri alla terapia per idrope?

Alcuni mi “rimproverano” di spingere e aver proposto per molti anni solo la terapia per idrope, come se tutto dipendesse solo dall’idrope e come se quella fosse l’unica cura giusta e certa per tutti. Ma non è assolutamente vero! È l’unica disponibile!

La ragione per la quale ho per molti anni proposto solo terapia per idrope basata sul controllo dell’ADH (che poi in realtà è l’integrazione di una serie di componenti diverse) è proprio perché nessuna altra terapia, al momento nota e disponibile, rispetta tutti i requisiti in modo tale da poterla considerare una terapia altrettanto valida.

Voi conoscete altre terapie o cure per acufeni, vertigini, udito, idrope, Meniere ecc, diverse dalla cura da me proposta per l’idrope per le quali si possa riscontrare altrettanta validità, applicando tutti i criteri di valutazione sopra spiegati? Io no! O almeno, al momento, no!

La terapia per idrope appare attualmente come l’unica proposta sensata come terapia di prima scelta, poiché l’idrope non può mai essere escluso, ed è al momento l’unica condizione reversibile e per la quale abbiamo una terapia disponibile, capace di creare i sintomi e disturbi che vogliamo trattare.


Io non ho nessun pregiudizio e nessun interesse a spingere una terapia rispetto ad altre.

Qualora molti pazienti scoprissero che grattarsi la testa con una mano, tenendo in mano una banana nell’altra, portasse a scomparsa degli acufeni o delle vertigini, o di altri disturbi, di sicuro la avrei proposta come terapia, fregandomene totalmente dell’approvazione della comunità scientifica, degli studi in doppio cieco, o del possibile meccanismo d’azione sottostante.

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Non costa, non fa male e funziona? Ben venga!

E arrivo anche a dire che questo può perfino avere valore individuale. Se un determinato paziente ha trovato un modo economico e semplice di star bene che sia per lui o lei efficace, ma anche assolutamente sicuro e verificato come tale, seppur completamente privo di qualunque fondamento scientifico noto (che non vuol dire che non lo abbia affatto, ma magari solo che non lo capiamo o non lo conosciamo) o del supporto statistico su larga scala, perché dovremmo dirgli di non usarlo?

Ma di sicuro non sono terapie a priori “valide” e non dovrebbero nemmeno essere considerate come possibili alternative, presunte cure che oltre a non curare e non dare risultati, non hanno dietro a sostegno alcun meccanismo d’azione comprensibile accettabile o vero (ed è la regola e non l’eccezione ad esempio, nel nostro specifico settore, con tutta la medicina alternativa, omeopatia, agopuntura ecc). Così come non sono, per me, terapie da prendere in considerazione quelle che possono portare a gravi conseguenze sul corpo. O che ne abbiano eccessive sul… portafoglio.


Valutazione critica di altre proposte di terapia

“Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi”

A giudicare dall’esito di un sondaggio effettuato diversi anni fa, sembra che per i pazienti sia importante che io oltre a dare informazione corretta e curare, difenda anche dalla disinformazione, dalle truffe e da tutte le porcherie, e sono tante, che girano in quello che è stato il mio specifico settore di attività professionale per anni e che ora resta il mio settore di competenza e divulgazione.

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Cosa che reputo molto utile, ma che certamente aumenta il numero di quelli a cui non sto proprio… simpatico, tanto che in passato avevo deciso di togliere tutto quanto scritto “contro qualcosa” e concentrarmi solo sul diffondere informazione positiva su quel che invece può essere davvero terapia valida.

Ma a quanto pare i pazienti ritengono importante anche questo nell’ambito di una corretta e completa informazione. E la mia decisione di cancellarmi definitivamente dall’Albo dell’Ordine dei Medici mi dà piena libertà di espressione, senza il rischio di “ritorsioni punitive”.

E allora il titolo di una nota canzone di Lucio Battisti (Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi) mi pare perfetto per capire che lo devo fare, a pieno plebiscito popolare e dopo aver mantenuto questo testo per molti anni come articolo del blog, adesso lo offro come pagina finale del percorso di apprendimento guidato di questo sito.

In questa pagina analizzeremo tante proposte di cura, suddivise in quattro gruppi:

  • Vere truffe sapendo di truffare, dove sia chi le propone sia chi le produce sa benissimo di truffare e lo fa solo per lucro.
  • Mezze truffe, che magari potrebbero funzionare per altro ma non certo per i disturbi da orecchio interno, dove si mischiano malafede e interessi economici e ignoranza e… non saprei cosa sia peggio.
  • Inganni, ovvero terapie che in qualche caso potrebbero anche dare un risultato, ma spacciate come l’unica soluzione possibile o la migliore, per finalità di lucro o altro interesse di chi le propone, ma non certo del paziente.
  • Terapie tradizionali assolutamente inutili e che tutti i medici dovrebbero già sapere essere inutili per semplice incompatibilità con anatomia e fisiologia umana per i disturbi per le quali vengono prescritte, e che spesso sono state considerate inutili o perfino dannose anche dalla stessa letteratura scientifica. Eppure restano tra le terapie più prescritte.

Per quasi tutte le “delizie” delle quali sto per parlarvi potrei fare nomi specifici, e perfino provare il ruolo specifico dei medici che le promuovono, con tanto di “pubblicazioni” o video o collegamenti a siti. Ma alla fine non è importante e non credo che la mia denuncia pubblica li fermerebbe o farebbe venir loro un attacco di coscienza e pentimento tardivo. Anzi, quello denunciato per diffamazione, pur se starei solo dicendo e provando la verità sarei io, e non mi sembra il caso.

Ma come riescono alcuni medici o altri che speculano sulla salute di altri a dormire tranquilli la notte, sapendo di ingannare gente che sta male, più debole di loro?

Importante, anche senza nomi, è che capiate cosa evitare…


Vere truffe sapendo di truffare

In questo gruppo trovate vere e proprie truffe. Sia chi le produce che chi le prescrive o le consiglia al paziente sanno benissimo che si tratta di una truffa totale e che non servono a nulla e si specula sul paziente o, nel caso degli integratori, quando il medico non ha addirittura un ritorno diretto, semplicemente si dà qualcosa per levarsi il paziente di torno (il medico) usando prodotti spacciati come efficaci, ma sapendo benissimo che non lo sono.

A volte si tratta solo di proposte incontrate su internet (come nel caso dell’olio e dei libri con autocure miracolose) augurandomi che nessun medico le consigli davvero ai suoi pazienti.


Olio per udito e acufeni

Che si chiami Otobio, Biostenix o altro, si tratta di una vera e propria truffa internazionale con false testimonianze e falsi scienziati autori della rivoluzionaria scoperta, tutti gli stessi, con la stessa faccia ma con nomi diversi, a seconda dei paesi e delle lingue (sia i testimoni che gli scienziati).

Ecco a voi i tre scienziati gemelli che hanno inventato contemporaneamente l’olio miracoloso in Italia (Ernesto Ceccarelli), Spagna (Ramiro Suarez) e Ungheria (Richard Hajdu), ovviamente tutti e tre candidati al premio Nobel… E ce ne sono per tutte le nazioni.

Ed ecco uno dei numerosi felici testimonial, Gilberto Turri di Montevarchi (Italia), alias Pablo Ramos di Vigo (Spagna), alias Kocsis István di Cegléd (Ungheria). Ovviamente il testo è traduzione letterale.

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E per tutti gli altri esattamente la stessa storia, stesse facce, stessa età, ma nomi e città locali, a seconda della lingua nella quale si sta promuovendo questa incredibile truffa.

Roba che manco James Bourne aveva tante identità (The Bourne Identity e seguenti, una serie di film stupenda – guardatela – e se non sentite bene il film, invece che alzare il volume… mettetevi nell’orecchio l’olio miracoloso).

Costo variabile per una piccola boccetta circa 50-60 euro o più.


E-books o video con metodi per curare l’acufene
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Il più famoso tra i libri ebook è il “Miracolo per acufeni” di un inesistente Thomas Coleman, disponibile in molte lingue diverse, ma in seguito ne sono usciti molti e quanto dico qui vale ed è applicabile per tutte le proposte simili, inclusi molti video Tik Tok, Facebook o Instagram.

Si tratta di cose assurde prive di qualunque senso e non esiste alcun vero paziente o medico scopritore dietro, ma solo una truffa internazionale.

Anche qui stessa cosa. Testimoni falsi che cambiano nome, ma non faccia, per diverse lingue. E devo dire con una notevole cura nella scelta dei nomi, almeno nella versione italiana. Non credete a me… Credete alla testimonianza positiva e convincente di Amedea, Nevio, Malvolio, Fedele, Romilda, Orsina, Tecla, Melchiorre, Angiolo, Fiore e Battista. Se per pura disgrazia vi chiamate Andrea, Marco, Giovanni, Cristina, Maria, Anna o altri nomi comuni… lasciate stare. Il metodo olistico di Coleman su di voi non funzionerebbe!

Costo della super truffa? Circa 70 euro, ma a volte lo si trova in offerta speciale per solo 40…

Una curiosità: molti anni fa, nella versione italiana, che proponeva l’acquisto di questo “libro miracoloso”, ho scoperto che avevano inserito nel sito, per essere trovati meglio, “La Torre” tra le parole chiave nascoste! C’è da esserne orgoglioso…!


Laser per acufeni per rigenerare le cellule ciliate

Qui siamo alla spudoratezza di scrivere, perfino sulla scatola e sul loro sito, che funzionerebbe rigenerando le cellule ciliate.

Non serve assolutamente a nulla e, ovviamente, le cellule ciliate non possono in alcun modo rigenerare. E oltretutto il laser manco ci arriva all’orecchio interno.

E sono riportati falsi dati e false testimonianze, con la complicità di medici compiacenti in tutto il mondo, anche in Italia. Potrei fare nomi e cognomi, incluso un noto primario, ma, come detto, lasciamo stare.

Inizialmente propagandato solo per la cura degli acufeni, vedo ora che lo propongono per tutti i problemi di orecchio interno.

Costo di questo bidone: 500 euro circa, se non è aumentato nel frattempo.


Integratori specifici per acufeni e vertigini

Vere truffe che non servono a nulla e non c’è nulla dentro che possa essere di aiuto, spacciate per terapie per problemi specifici grazie a nomi accattivanti.

Molti anni fa scrissi ad alcune di queste aziende (che non sono aziende fantasma ma note case farmaceutiche, badate bene!) chiedendo di fornire spiegazioni sul presunto meccanismo d’azione e risposero solo minacciando querele.

Qui il ruolo dei medici che li prescrivono è dubbio. In parte ci sono… (menefreghisti che prescrivono qualcosa solo per togliersi di torno il paziente) e in parte ci fanno (…i soldi che probabilmente l’azienda paga in qualche modo a chi li prescrive). Ma non posso provarlo direttamente, salvo per un tentativo personalmente a me rivolto di retribuirmi se avessi pubblicato dati falsi per uno di questi prodotti inutili, il germanio liquido, molti anni fa, citandomi chi lo aveva già fatto e mostrandomi la pubblicazione.

E il bello è che, per correttezza e ingenuità giovanile decisi, in questo caso, anche di fare uno studio reclutando 50 pazienti non miei e ottenendo, con lo stesso identico protocollo lo 0% di beneficio contro l’80% dichiarato dagli autori (Clinica Universitaria italiana!) della tanto seria pubblicazione. Ovviamente la proposta di gratifica, se avessi affermato che funzionava, invece di scrivere sul mio sito che era una truffa, non era ancora arrivata. Quando arrivò gli aprì la porta per uscire, e anche di corsa, personalmente.

Costo degli integratori truffa: in media 20-25 euro a scatola e vanno, ovviamente, assunti a vita.

Sono attualmente tra i “farmaci” (ma non sono farmaci) più prescritti in assoluto, sebbene ovviamente ogni medico sappia benissimo che non servono a nulla. Avrei potuto pertanto anche inserirli benissimo tra le terapie inutili, ma a differenza di veri farmaci inutili dove non credo che il medico abbia alcun secondo fine nel prescriverli, qui sento molto l’odore di “mazzetta sottobanco“, anche se non posso generalizzare.

Il confine tra terapie inutili e truffe è comunque sempre molto sfumato.

Probabilmente sto sopravvalutando la disonestà di molti medici, e al contrario sottovalutando la loro assoluta incapacità di pensare e il completo disinteresse verso il benessere effettivo del paziente, visto che dubito che abbiano una casistica positiva che mostri risultati, se non per remissione spontanea o placebo.


Corn flakes SPC per stimolare il fattore antisecretorio

Non me ne sono mai occupato più di tanto poiché sembra che in Italia per fortuna non abbiano ancora preso molto piede se non presso qualche specialista, ma sento la puzza di truffa.

Fiocchi d’avena idrotermicamente trattati, che stimolano la produzione di fattore antisecretorio AF endogeno, per la profilassi e trattamento di mantenimento nelle sindromi ipersecretorie. L’effetto clinico appare dopo 14-28 giorni di terapia. L’effetto della “memoria” prolunga l’azione antisecretoria del trattamento per un periodo pari a quello del trattamento. Si consiglia orientativamente l’assunzione 1g/kg/die, in tre somministrazioni.

Molto probabilmente non fanno assolutamente nulla visto che questa cosa del fattore secretorio in correlazione alla Meniere e all’idrope mi sembra campata in aria. Il principio sarebbe quello che i corn-flakes trattati porterebbero l’intestino a credere che ci sia una vera infiammazione e di conseguenza a produrre un fattore secretorio che agirebbe a vari livelli, anche nell’orecchio interno, riducendo la produzione di endolinfa e quindi l’idrope. Tutto questo è dimostrato come vero per l’intestino ma non certo per l’orecchio. Fermo restando che non è nemmeno dimostrato che non lo sia.

Per ora lo tengo, per prudenza, tra le truffe, visto che credo esista una certa spinta commerciale con incentivi verso i medici che li consigliano. Ma ammettendo che qualora si scoprisse che davvero esiste un meccanismo certo nell’orecchio di controllo dell’endolinfa grazie al fattore secretorio, lo dovrei quanto meno promuovere a “inganno” o perfino a terapia, se funzionasse davvero. I pochi pazienti con i quali ho parlato non sembrano però aver notato alcun beneficio effettivo.


Mezze truffe

In questo gruppo trovate proposte di trattamento alle quali magari, occasionalmente, i medici che le propongono anche per acufeni o vertigini o altri sintomi da orecchio interno credono pure, ma solo perché ignoranti totali sull’argomento.

Ma altre volte e forse anche più spesso sono vere truffe solo per spillarvi i soldi e di solito sono pure tanti.

In alcuni casi possono essere di beneficio su altre cose ma non certo sull’orecchio e quando ci sono dei risultati sono solo placebo o al massimo riduzioni dello stress (che in questo senso può agire sull’idrope) dovute al miglioramento di un altro disturbo fastidioso concomitante.

Esempio: se dormo male e ho dolore per il collo e mi fanno dei buoni massaggi o fisioterapia, ovvio che riduco lo stress che da questo problema derivava, ma non ho fatto nulla sull’orecchio. E potevo ridurlo facendo spendere molto meno, lo stress.


Bite per malocclusione o articolazione temporomandibolare e qualunque procedura sui denti, incluse inutili estrazioni dei denti del giudizio

ATM e denti con acufeni, vertigini e udito non hanno nulla a che vedere come rapporto causa-effetto. E il condilo della mandibola non può in alcun modo interferire con l’orecchio interno e il nervo acustico. Se davvero esistesse un contatto diretto il paziente sarebbe già morto, oltre ad avere la distruzione totale dell’orecchio, perché in mezzo ci sono tra l’altro la carotide e la giugulare, i grossi vasi che portano il sangue alla testa e lo fanno defluire. Oltre al fatto che il suo cadavere avrebbe la faccia… un tantino storta!

Vero è che alcuni movimenti della mandibola incapaci di creare l’acufene possono temporaneamente modulare un acufene generato nell’apparato uditivo, con transitori aumenti (ne parlo nella pagina sugli acufeni), ma quello non ha nulla a che vedere con l’indicazione per bite o cure sui denti.

Chi propone (direttamente o inviando verso qualche nome specifico) bite per curare veri acufeni bioelettrici, vertigini ricorrenti, disequilibrio soggettivo, fullness da orecchio interno, o sta palesemente truffando per soldi (e di solito sono tanti!) o è un colossale ignorante, a meno che non dica chiaramente al paziente che la ragione è curare altro e non quei disturbi.


Fisioterapia, osteopatia  e qualunque altra terapia sulla cervicale

La cervicale non ha nulla a che vedere con l’orecchio, con gli acufeni o le vertigini.

Quando ancora non si conosceva il meccanismo di funzionamento dell’orecchio notando che girando la testa al paziente poteva… appunto “girare la testa” (vertigine) si pensava ci fosse qualcosa a che vedere col collo. Ma basta verificare che anche se la testa gira con tutto il corpo senza alcuna azione sul collo succede esattamente lo stesso visto che è il movimento della testa che conta e non la rotazione del collo, per capire che non c’entra nulla.

Sapete però da quanto tempo è conosciuta la funzione vestibolare, ovvero che il movimento della testa stimola il labirinto e che pertanto le vertigini vengono dall’orecchio? Dal XIX secolo. Solo per citarne qualcuno, Flourens 1824, Meniere 1861, Ewald 1882. Diciamo che chi sostiene il ruolo della cervicale è… poco aggiornato? O molto disonesto?

Peraltro adesso questa presunta associazione viene estrapolata a tutti i sintomi dell’orecchio compresa la sordità!!

E cosa ci sarebbe nella cervicale tale da dare sintomi da orecchio interno?

In passato (ma nemmeno troppo, stava sui libri su cui ho studiato io, non so ora) i sintomi dell’orecchio venivano anche attribuiti a transitorie chiusure dell’arteria vertebrale (la cosiddetta insufficienza vertebro-basilare) il cui mancato apporto di sangue e ossigeno semmai darebbe problemi a un distretto ben più grande che non all’orecchio, dando origine a un ictus della parte posteriore del cervello, cervelletto, tronco encefalo ecc.  quando non compensato dal cosiddetto poligono di Willis, ovvero la circolazione collaterale. Motivo per cui io non ho mai chiesto un eco-doppler dei vasi del collo per questi problemi in tutta la mia vita professionale.

Quindi si è provato a trovare la correlazione in una compressione del sistema simpatico creata da osteofiti artrosici (che certamente peraltro non possono allora essere trattati con la fisioterapia).

Ultimamente vanno di moda le ernie del disco cervicali che di sicuro, se ci fossero vere ernie, non si potrebbero trattare con la fisioterapia o l’osteopatia. Un paziente me ne ha addirittura elencate sette pur avendo cinque soli dischi inter-vertebrali (e un massimo quindi di cinque possibili ernie) tra le vertebre cervicali! Non solo non hanno nulla a che vedere con l’orecchio, ma nella assoluta maggioranza dei casi non le avete proprio, se non avete altri sintomi da ernia cervicale che sono ben diversi. E se anche ce ne fosse una sola, in che modo potrebbe mai dare problemi all’orecchio?

La possibile associazione di problemi alla cervicale, che per lo più sono in realtà contratture muscolari, con sintomi da idrope, semmai è spiegabile con il fatto che lo stress agisce sia stimolando ADH e quindi idrope, sia favorendo le contratture muscolari.


Agopuntura

Curiosamente i suoi sostenitori rispondono alle critiche che se i cinesi la usano da millenni certamente non può essere inutile, ma non mi risulta che i cinesi abbiano meno problemi con gli acufeni o le vertigini. Inoltre siamo ormai pieni di teorici agopuntori improvvisati dei quali diffiderei in generale. Il fatto che nella medicina cinese il rene sia correlato all’orecchio non ha nulla a che vedere con l’idrope e l’ormone antidiuretico.

Di fatto salvo effetto placebo, sui disturbi dell’orecchio non ha alcuna efficacia né alcuna logica. La tengo tra le mezze truffe e non tra le truffe vere e proprie per onestà intellettuale non avendo sufficiente competenza sull’applicazione in situazioni diverse.


Omeopatia

Non entro nel merito generale, anche se sono profondamente convinto che i vari rimedi omeopatici non servano mai a nulla se non come placebo e per disturbi di natura psicosomatica o nevrotica che sarebbero probabilmente passati da soli, ma siano “preferiti” dai pazienti che “non amano prendere farmaci in generale“, una moda davvero sconcertante priva di qualunque logica.

Di sicuro non fa assolutamente nulla di reale sull’idrope, sull’orecchio, su acufeni, vertigini o altri disturbi da idrope. Anche in questo caso, non la retrocedo a vera truffa solo per mia mancanza di conoscenza sufficiente sull’omeopatia per altre situazioni. E poi alla fine l’idrope è condizione psicosomatica.


Chirurgia nasale

Utile solo se avete problemi nasali… ma per respirare col naso non per l’orecchio interno! L’orecchio in collegamento con naso e gola è quello medio, non l’orecchio interno!

Curiosamente, quasi tutte le volte che al paziente viene proposta questa soluzione per l’udito o gli acufeni  (peraltro spesso sbagliando perché  semmai bisognerebbe trattare i turbinati e non solo il setto nasale per far respirare meglio il paziente) si tratta di procedure proposte in strutture private o convenzionate, dove lo specialista ORL comunque prende soldi per quell’intervento, il che rende molto discutibile la buona fede del medico, che sarebbe possibile solo in caso di sua totale ignoranza perfino sulle basi di anatomia e fisiologia relative alla sua stessa specialità. Qui quel che è deviato non è il setto nasale, ma il paziente da una vera cura.


Angioplastica per CCSVI

Quella della CCSVI (acronimo in inglese per insufficienza venosa cerebro-spinale cronica) è una teoria forzata priva di reale fondamento e con molte incongruenze e con dietro anche un bell’inganno commerciale circa la diagnosi, che si farebbe solo con uno speciale apparato prodotto da una azienda sola con ritorno diretto a chi avrebbe “creato ex novo” questa patologia, prima come ipotetica causa della sclerosi multipla e quindi anche della Meniere e, per estrapolazione, pure per acufeni o altro.

Il ricorso a questa procedura, in Italia, viene da tempo spinto molto da una presunta associazione di pazienti, che tradizionalmente pilota da sempre i pazienti solo verso specifiche terapie e specifici medici e con assoluta costanza banna tutti i miei pazienti dal loro gruppo Facebook e affini, appena provano a dire che hanno avuto buoni risultati con me, con il fondato dubbio (in realtà, io dubbi non ne ho affatto, conoscendo bene i retroscena, ma sarebbe lungo e inutile spiegarvi tutto) che ci siano giri poco puliti dietro.


Dilatazione della tuba con palloncino

Non serve a nulla e potrebbe essere pure pericoloso se danneggiasse la tuba creando una tuba beante permanente.

Avrei dovuto forse inserirla tra le vere truffe ma la metto tra le mezze truffe perché hai visto mai che possa essere terapia utile per le otiti catarrali? Di sicuro non per acufeni, vertigini, Meniere e altri sintomi da idrope.


Decompressione per conflitto neurovascolare per acufeni e vertigini

Non escludo che in qualche caso ci possa essere una relazione, ma la procedura nasce per nevralgia del trigemino e spasmo emifacciale (dove è in effetti efficace) e la sua estrapolazione come terapia per acufeni è solo perché ci sono molti più disperati pronti a tutto e a pagare qualunque cifra in cerca di cure per acufeni e vertigini che non per nevralgia o spasmi facciali.

Il riscontro di un presunto conflitto neurovascolare in risonanza magnetica (di per sé evento frequente e che potrebbe essere del tutto innocuo) non può assolutamente essere un motivo sufficiente per sottoporsi a una simile procedura  neurochirurgica, con bassissime e comunque imprevedibili possibilità di risultato, e nemmeno del tutto priva di rischi.

Per fortuna, in Italia, dove l’assicurazione sanitaria privata ce l’hanno in pochi, il costo elevato di questa proposta la autolimita, e credo che, per fortuna, chi la propone per acufeni e/o vertigini ne abbia fatti davvero pochi di questi interventi con questa indicazione.


Inganni

Le terapie di questo gruppo potrebbero avere un senso in alcuni casi particolari, ma vengono proposte anche quando non servono o non possono essere utili, e spacciate come unica terapia possibile, per ignoranza o superficialità, o più spesso ai fini di lucro personale e in alcuni casi falsificando i risultati reali riferiti o facendo promesse non reali al paziente.

In realtà sono assolutamente sproporzionate rispetto alla necessità reale, avendo cure migliori e più semplici o con minori conseguenze negative o sono indicate solo per situazioni specifiche e spacciate come efficaci per problemi per i quali non potrebbero mai dare alcun risultato.

Non sono terapie che per principio assoluto vi sconsiglio a priori purché ovviamente ve ne siano le indicazioni, ma non le vedo di sicuro come possibili alternative alla pari con la terapia per idrope da me proposta.


TRT (Tinnitus Retraining Therapy) per acufeni

Terapia ideata nel 1990 circa in America dal Dr. Pawel Jastreboff, da me personalmente “importata” in Italia, dove era ancora completamente sconosciuta, nel 2000 e poi da me stesso sconfessata dopo qualche anno, dopo averne riconosciuto i limiti e le promesse ingannevoli. Ma sostenuta ancora e con falsi risultati (ma quale 80% che se fa qualcosa in un paziente su cinque è già tanto! ) da chi ci guadagna e tanto. Ci sono centri dove ormai si arriva a chiedere oltre 4000 euro.

Potrebbe essere efficace ma solo in casi molto limitati e ben selezionati (acufene fisso, udito normale o uguale nei due lati e per tutte le frequenze, acufene presente da molto tempo, fastidio prevalente di giorno e non a letto la sera, quando si tolgono i generatori) e comunque non prima di periodi molto lunghi (18-24 mesi), di solito sufficienti per il paziente a “sbollire” per i soldi spesi inutilmente (tanti).

A ogni modo potrebbe per sua stessa definizione ridurre il fastidio a livello cerebrale, ma non fa nulla sull’orecchio. Anzi, per suo principio intrinseco la TRT non tiene proprio alcun conto della “causa” dell’acufene, e a chi vuole “vendere” TRT non interessa di fatto nemmeno cercarla o cercare di curarla.

I principi base della TRT sono però di per sé giusti. Il meccanismo di azione in questo caso esiste.

Abbinamento di counselling cognitivo, che non considero però terapia specifica per la quale richiedere un compenso a parte, ma il dovere di ogni medico verso ogni paziente, e io l’ho sempre fatto sistematicamente e continuo a farlo tramite la consulenza informativa del tutto gratuitamente anche ora che non esercito più, e di rumore bianco fornito dall’esterno, allo scopo di sviluppare un adattamento cerebrale e l’abitudine.

Ma proporla come prima o unica scelta non ha alcun senso visto che in moltissimi casi si può ottenere molto di più e in breve tempo con la terapia per l’idrope, chiaramente tenuta il più possibile nascosta da chi vuole proporre alternative vantaggiose dal punto di vista commerciale, ma non per il paziente.

Attenzione: La cosiddetta “palletta per acufeni” spacciata come terapia non ha nulla a che vedere con la TRT ed è in realtà la soluzione per i poveri proposta quando è evidente che il paziente 3000-4000 euro od oltre per la TRT non li ha o non li vuole comunque tirare fuori, tanto per prendere qualcosa vendendo quel che potete comprare da soli su internet a un quarto o meno.

Così come non sono TRT le molte altre terapie capaci al massimo di mascherare temporaneamente l’acufene, genericamente etichettate come “terapia del suono“.


Neuromodulazione bimodale (Lenire) per acufeni

Visto che ormai questa proposta di cura è disponibile da qualche tempo anche in Italia, credo sia necessario dire qualcosa anche su questo, premettendo che non sono mai venuto in contatto con un solo paziente che si sia sottoposto a questo trattamento e che non ho alcuna esperienza diretta. Quindi pur se con forti dubbi sull’efficacia non posso dire nulla circa gli effettivi risultati, né escludere che in qualche caso ce ne possano essere.

La inserisco tra gli inganni proprio perché non ho alcun elemento per giudicarla inefficace a priori. Ma è un inganno comunque perché si fa credere al paziente che esistano certezze diagnostiche che la indicano, basate sul ruolo certo di una iperattività delle vie uditive centrali ed in particolare del nucleo cocleare dorsale.

Non esiste invece alcuna prova che questo possa essere causa di acufene e soprattutto nessun modo di diagnosticare questa presunta iperattività nello specifico paziente.

E di sicuro non posso condividere l’affermazione che tutti gli acufeni sono centrali e che dopo 3 mesi ogni acufene diventa cronico e centrale perfino se inizialmente periferico. Criterio privo di qualunque logica o base scientifica.

Il trattamento, molto costoso (2500-3000 euro), consiste in sedute ripetute per molto tempo nelle quali il paziente viene sottoposto a una duplice stimolazione della via uditiva e della via trigeminale, mediante suoni inviati con la cuffia e stimoli elettrici alla lingua.

idrope.info | 28. Valutazione critica di altre terapie e proposte di cura [idrope.info – Dott. La Torre]

Dopo l’iniziale calibrazione il trattamento è auto-somministrato dal paziente a casa, comprando l’apparecchio. Normalmente il ciclo di terapia prevede un’ora al giorno per 12 settimane, quindi siamo nell’ambito di terapia a breve-medio termine.

Rispetto ad altre terapie “inganno” o vera truffa va detto che si fa capire di solito (almeno l’azienda che lo produce) che non cura in modo definitivo l’acufene, ma servirebbe a facilitare l’abitudine e ridurre il fastidio. All’atto pratico l’acufene non cambierebbe realmente di volume. Il problema è che non sappiamo realmente se almeno dia beneficio, poiché i risultati, come per ogni terapia per acufeni, sono giudicati in modo assolutamente inaffidabile con il questionario THI (Tinnitus Handicap Inventory), che in realtà valuta le condizioni psichiche del paziente e non l’acufene.

Altro punto a favore per non declassarlo a truffa è che viene espressamente indicato (dall’azienda produttrice) che non è indicato per Meniere (e quindi idrope, relativamente all’acufene) e acufene fluttuante. E questo dovrebbe essere sufficiente motivo per sconsigliarlo come terapia di prima scelta anche per quelli che hanno soldi da spendere, ricordando che l’idrope non può mai essere escluso a priori nemmeno per acufeni fissi.


Protesi acustiche (o più correttamente apparecchi acustici)

Ovvio che non sono assolutamente l’unica soluzione possibile per l’ipoacusia, o almeno di sicuro non la prima scelta, e  raramente (o quasi mai) aiutano davvero per gli acufeni, ma il mercato pretende che questo sia fatto credere alla gente.

Una protesi acustica digitale (che peraltro non sempre è davvero necessaria) oggi può arrivare, in Italia, a costare oltre 4000 euro (per lato), molto più che in altri Paesi, peraltro, con enorme guadagno rispetto al costo reale e con una fetta che finisce spesso (non sempre) nelle tasche dello specialista compiacente che spinge il paziente verso quello specifico audioprotesista o centro protesi (da quel so più o meno il 25-30% di quel che paga il paziente). Il che obbliga peraltro a mantenere il costo elevato.

Un tentativo di terapia sull’orecchio per recuperare l’udito con terapia per idrope non costa quasi nulla, e con discrete possibilità di successo, ma non per tutti, sull’ipoacusia e certamente con molte più possibilità di successo delle protesi (che in pratica non ne hanno) quale terapia dell’acufene. Vedete un po’ voi cosa conviene provare prima.

Ovviamente non manca un buona dose di mala fede in molti audioprotesisti o centri protesi, aziende e medici compiacenti (non tutti ovviamente, non si può generalizzare) sia nel nascondere soluzioni alternative, sia nel far credere al paziente che la protesi acustica possa “curare l’orecchio” arrestando l’eventuale progressione della sordità, il che non è assolutamente vero.

In tempi più recenti si cerca di spingere verso l’acquisto di protesi acustiche anche chi, di fatto, ha solo una lieve ipoacusia che non lo invalida in alcun modo, paventando il rischio non reale di demenza precoce e Alzheimer causata dall’ipoacusia.


Chirurgia sul dotto e sacco endolinfatico

Il principio di per sé è giustissimo, al fine di far defluire il liquido in eccesso dall’orecchio interno attraverso il sacco endolinfatico, ma questa procedura, rispolverata e modificata in Italia da qualcuno, dopo anni che (forse ingiustamente) era stata abbandonata a livello internazionale, sembra, perfino secondo chi la propone, che faccia qualcosa solo sulle vertigini ricorrenti e nemmeno garantito come definitivo, e comunque non su udito e acufeni (il che peraltro non è spiegabile visto che agirebbe sull’idrope in generale).

Ho visto solo pochi casi di pazienti operati, ovviamente senza successo manco sulle vertigini, ma pochi casi non significano nulla. Gli altri potrebbero stare tutti bene, non venire comunque da me o esserne di fatto stati operati pochi.

E non è per me mai stato possibile sapere di più ed ho sempre sospettato che le statistiche di successo fossero gonfiate, visto che l’unica risposta che in passato ho ricevuto ai miei tentativi di creare un contatto e una possibile collaborazione (assistendo magari a un intervento e potendo conoscere pazienti trattati con successo) con l’unico medico che mi risultava offrisse questa proposta in Italia, per suggerirla semmai ai miei pazienti in casi selezionati che avessero preferito questa soluzione alla mia cura, sono stati frustrati anni fa da un “non mi rompere le palle, non intendo avere nessuna collaborazione“.

Peraltro, purtroppo oggi, in Italia, anche quest’opzione sembra essere venuta a mancare, visto che l’unico medico che la proponeva è purtroppo deceduto prematuramente nel 2025, e non so se altri o suoi collaboratori porteranno avanti la sua tecnica.

A ogni modo visto che io con la terapia per idrope non ho mai avuto alcun problema a gestire le vertigini ricorrenti, non ho mai considerato questa soluzione chirurgica come la prima scelta. Ma è giusto che anche questa alternativa sia conosciuta.


Riabilitazione vestibolare

In Italia ha meno diffusione che all’estero e viene proposta solo da alcuni centri specifici, ma per vertigini ricorrenti e disequilibrio soggettivo non c’è proprio nulla da riabilitare, perché ovviamente i recettori labirintici funzionano anche se disturbati nella loro funzione dall’eccesso di liquido (idrope).

La riabilitazione vestibolare ha come unica indicazione reale la facilitazione del compenso cerebrale, se questo non avviene in modo completo o avviene in modo troppo lento, dopo reali casi di labirintite (di per sé rarissimi) o nevrite vestibolare, con danno permanente del labirinto o del nervo e vera instabilità oggettiva (e non vertigini ricorrenti o disequilibrio soggettivo, impossibili in seguito a un danno permanente) o in seguito a labirintectomia, neurectomia vestibolare o distruzione chimica del labirinto con gentamicina.

Recentemente però ho considerato un’ulteriore indicazione sebbene in tal caso più che di riabilitazione vestibolare, si dovrebbe parlare di “rieducazione posturale“. Il caso di un paziente con disequilibrio soggettivo di lunga data che anche dopo essere stato adeguatamente curato mantenga un “vizio posturale” creato dall’abitudine ormai consolidata, e tenda a mantenere una postura sbilanciata. Ma per curare la postura, non il disequilibrio soggettivo che è tutt’altra cosa.

Attenzione a non confondere la riabilitazione vestibolare con la ginnastica vestibolare, che invece è terapia spesso molto efficace per le vertigini posizionali, che il paziente fa a casa da solo, a costo zero, e che ho sempre proposto anche io con questa specifica indicazione.


Gentamicina

La gentamicina è un antibiotico aminoglicoside ototossico in grado, se iniettato localmente nell’orecchio a dosi sufficienti, di distruggere i recettori vestibolari (e non solo, visto che danneggia anche le cellule ciliate cocleari e l’udito) e viene proposto sin troppo spesso come cura per le vertigini dopo avere fatto qualche vago tentativo di cure inutili senza esito (e che non lo potevano di solito avere).

Ne ho già parlato nella pagina dedicata alle vertigini ricorrenti e ripeterò qui solo il concetto fondamentale. Chi vi propone la gentamicina per le vertigini ricorrenti vi vuole distruggere un organo che ha una disfunzione curabile e reversibile, solo perché non lo sa o non lo vuole… curare!


Iniezione di cortisone nell’orecchio

L’unica indicazione logica che vedo per questa modalità di terapia che sta iniziando a essere proposta sempre più frequentemente che in passato, è quando il paziente abbia controindicazione assoluta, per qualche patologia concomitante, all’impiego di cortisonici per via generale, anche se quasi sicuramente l’effetto è molto minore con l’infiltrazione locale, visto che ci serve anche un’azione sistemica per l’inibizione del rilascio dell’ADH.

Non ho nessuna esperienza diretta con le infiltrazioni ma ne ho, e tanta, con la somministrazione diretta effettuata dal paziente stesso a domicilio dopo aver applicato chirurgicamente un tubicino di ventilazione (2003-2004), comunque sempre associata anche alla somministrazione tradizionale per iniezioni e per via orale, senza però aver riscontrato benefici aggiuntivi che giustificassero questa procedura.

Semmai bisognerebbe chiedere a chi la propone perché lo vuole somministrare in questo modo, con estrema variabilità peraltro della dose effettiva, invece che per via generale, obbligando il paziente a ricorrere allo specialista, invece che far fare al paziente terapia a casa da solo, senza che lo specialista ci guadagni nulla. Ma la risposta è forse già nella domanda. Sono un po’ sarcastico a volte, vero?


Manovre liberatorie per presunta cupololitiasi o vertigine da otoliti

Queste manovre in molti casi in effetti “liberano” temporaneamente il paziente dalle vertigini e di per sé non sono una soluzione sbagliata, anche se otoliti e cupololitiasi forse non c’entrano nulla, o almeno non è mai stato davvero provato che siano l’effettiva causa, indipendente dall’idrope.

Probabilmente smuovono liquido ma certamente non rimandano gli otoliti in sede riportandoli sulla macula attraverso una matrice gelatinosa dalla quale sarebbero usciti. Nella migliore delle ipotesi li toglierebbero dal canale semicircolare riportandoli nell’utricolo, da dove potrebbero allora tornare nel canale semicircolare in ogni momento

Ma il vero problema delle manovre brusche di “liberazione” non è l’inefficacia (anzi nella maggior parte di casi funzionano) ma il distogliere il paziente da una vera cura per la causa (meccanismo) sottostante, l’idrope, magari trascurando altri sintomi quali acufeni o ipoacusia o fullness comunque spesso presenti, che potrebbero essere trattati contemporaneamente alle vertigini e dichiarati invece come incurabili e da accettare, concentrandosi solo su un sintomo, invece che pensando al benessere del paziente. A me personalmente sembra che soprattutto “liberino” il medico dallo sforzarsi a capire davvero cosa ha il paziente e proporre la cura più giusta. E come sempre far credere al paziente che questa è l’unica soluzione possibile è un inganno.

Ma soprattutto ancora più grave è che, se va tutto bene, nulla da dire, ma a volte il paziente ha come conseguenza della manovra una vertigine molto più intensa e invalidante di tutte quelle per le quali si era rivolto al medico. E allora psicologicamente ce lo giochiamo e diventa molto difficile fargli riprendere normali movimenti senza proteggersi dalla possibile vertigine posizionale. Il che è la cosa più sbagliata da fare se si vuole star bene davvero. E altre volte compare un disequilibrio soggettivo prima non presente.


Impianto cocleare

Ammetto di non essere aggiornato su quali siano oggi le reali potenzialità degli impianti cocleari che, di fatto però, sostituiscono in modo definitivo la funzione di un orecchio interno che potrebbe invece essere trattabile.

Non mi risulta inoltre che le possibilità offerte da questa soluzione lo rendano proponibile per sordità monolaterali con altro orecchio perfettamente normale e normoudente o comunque con udito sufficiente. Eppure succede e sempre più spesso, perfino spacciandolo come possibile terapia per acufene.

Certamente visti i soldi che girano, parliamo di molte decine di migliaia di euro per ogni impianto, che il paziente non paga magari (è coperto da SSN), ma che qualcuno incassa comunque, guardo con sospetto le indicazioni troppo “facili” a questa proposta, ma non ho conoscenza diretta di molti pazienti trattati per poter dire quanto questa soluzione, certamente utile nella sordità bilaterale grave intrattabile (ma prima bisogna provare a trattarla davvero) e non protesizzabile, sia indicata anche nelle forme monolaterali con sordità da un lato solo. Per ora propendo, salvo prova contraria, per sconsigliarlo.

Se peraltro l’idea dell’impianto vi attrae per ragioni estetiche, forse non sapete che anche l’impianto comporta una protesi esterna e ben più visibile delle normali protesi acustiche.


Chirurgia per otosclerosi (stapedioplastica)

È senza dubbio l’unica terapia possibile per correggere l’ipoacusia trasmissiva da blocco della staffa (l’ultimo dei tre ossicini dell’orecchio interno), avendo quale unica soluzione alternativa la protesi acustica.

Ma altrettanto senza dubbio fa solo quello e l’otosclerosi (sempre che sia davvero otosclerosi – ve ne ho parlato nella pagina dedicata ai problemi di udito) non è certamente la causa di acufeni, vertigini, ipoacusia fluttuante o componenti fluttuanti dell’ipoacusia, ipoacusia improvvisa, disacusia (sentire male come qualità più che come volume) o fullness.

Nella maggior parte dei casi i medici, a dire il vero, non fanno promesse circa la possibile risoluzione di questi altri sintomi, anche se dovrebbero proprio dire che non ce ne saranno di benefici (anche se… ma lo spiego dopo) e se il motivo principale per cui il paziente vuole operarsi è l’acufene più che l’udito, il medico onesto dovrebbe proprio sconsigliare al paziente di operarsi, cosa che invece avviene di rado. Non farlo, o fare promesse su cose che non si possono ottenere è.. un inganno.

L’ anche se… riguarda il fatto che a volte un miglioramento dell’ipoacusia trasmissiva comporta benefici indiretti sull’eventuale acufene associato (e non creato dall’otosclerosi) per miglioramento della capacità naturale mascherante di quell’orecchio in presenza di rumore esterno ambientale che altrimenti non sarebbe avvertito allo stesso volume. Ma non quando l’acufene è soprattutto avvertito nel silenzio, ovviamente, visto che amplificare il silenzio non porterebbe a nessun effetto mascherante. Altro teorico vantaggio è il recupero della possibilità di mascherare volontariamente l’orecchio con l’uso di dispositivi esterni.

Inoltre non posso escludere che in alcuni casi un certo beneficio si possa comunque avere sui sintomi da idrope, poiché l’intervento potrebbe (teniamolo al condizionale) ripristinare un ruolo ancora non noto nella normale funzione di drenaggio dei liquidi labirintici mediante l’azione a pistone che la staffa (o la protesi sostitutiva) esercita, il che potrebbe peraltro spiegare la frequente associazione di idrope in pazienti con otosclerosi dove questa ipotetica funzione verrebbe a mancare.

Ma, sebbene interessante, è per lo più una ipotesi mia, e di solito i chirurghi che operano l’otosclerosi manco sanno cosa sia l’idrope e non se ne occupano (o se lo fanno, spesso sarebbe meglio, visto quel che propongono, se non lo facessero).

Al momento ritengo che l’intervento abbia senso solo se l’obiettivo è il recupero dell’ipoacusia trasmissiva da blocco della staffa e non per altro.


Terapie  tradizionali ma assolutamente inutili

Sono purtroppo ancora le più prescritte “tanto per dare qualcosa che sennò il paziente ci rimane male che non gli prescrivo nulla“, ma non servono assolutamente a nulla, sebbene siano spacciate come terapie possibili, spesso contemporaneamente alla frase incongruente “Non c’è alcuna terapia, ci deve convivere”. Incongruenza che da sola dovrebbe far capire al paziente quanto il medico stesso crede all’efficacia della cura che prescrive. Ma allora che me la dai a fare se sai che non serve a nulla e non ci credi nemmeno tu? 


Farmaci attivi sulla microcircolazione

Dopo 4-5 minuti circa senza sangue e ossigeno le cellule ciliate subirebbero un danno permanente, e qualunque terapia sarebbe inutile comunque anche se fosse vero che quella fosse la causa, cosa che nessuno ha mai dimostrato nemmeno come possibile.

E le cellule ciliate morte non rigenerano certo perché successivamente riapro la circolazione, cosa peraltro ben difficile in caso di una trombosi periferica, semmai ci fosse stata. E certamente non potrà mai essere quella la causa per ovvie ragioni per acufeni o ipoacusia fluttuanti, variabili o ricorrenti, o per vertigini e disequilibrio o fullness,  che mai potrebbero essere dovuti a danni permanenti irreversibili.

Ma i medici questo lo sanno? Ma certo, se hanno studiato Medicina e non serve manco essere medici per sapere che le cellule e i tessuti, senza sangue od ossigeno subiscono danni irreversibili dopo pochi minuti, che però nel caso dell’orecchio interno non sono riparabili né è possibile sostituire le cellule morte con nuove cellule.

Non so se sperare che sappiano e ingannino il paziente o se davvero non sappiano.


Betaistina

La betaistina non fa assolutamente nulla. E quando apparentemente aiuta è solo per effetto placebo. Effetto placebo pericoloso, peraltro, quando il paziente si convince che è grazie a quello che non ha vertigini o ne ha meno di quante ne potrebbe avere, quando in tutto non gli sarebbero venute lo stesso e ha avuto risoluzione o una remissione temporanea spontanea della fase acuta.

Eppure è la terapia farmacologica ancora oggi più diffusa per le vertigini. E adesso iniziano a prescrivere betaistina pure per gli acufeni!

Non so riguardo ad altri paesi dove è comunque diffusissimo, ma, in Italia, che questa tendenza a prescrivere betaistina a tutti i pazienti con vertigini sia dovuta anche a spinte commerciali è abbastanza evidente. O meglio lo era molto in passato. E il tutto per qualcosa che io ho smesso di dare e ho fatto buttare nel cestino a tutti i pazienti che lo prendevano regolarmente sin dal 1998, senza mai notare alcuna differenza nemmeno minima.

Peraltro ormai da anni anche la letteratura scientifica sostiene che la betaistina non sia di fatto superiore al placebo.

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Vitamine e neurotrofici o stimolanti cerebrali

E che c’entrano con l’orecchio le vitamine? Dove mai dovrebbero agire? Tanto per dare qualcosa che male non fa.

Riguardo agli stimolanti cerebrali, se funzionassero davvero, avrebbero una indubbia utilità nell’aiutare i pazienti con acufeni, vertigini e altri disturbi da idrope… qualora se li prendessero molti medici, invece di far perdere soldi e tempo inutilmente a chi cerca una cura. Ma, purtroppo, non funzionano…


Anti-ossidanti

Va molto di moda sostenere che i radicali liberi siano una delle cause di morte delle cellule e che una corretta terapia con anti-ossidanti possa agire come prevenzione di futuri danni. Ne so troppo poco per poter commentare su questo.

Ma anche volendo credere che davvero gli anti-ossidanti facciano qualcosa in termini di prevenzione… come si può pensare che questo possa essere efficace su un disturbo già presente e conseguenza di un eventuale danno (del tutto indimostrabile comunque) delle cellule ciliate? Sempre che i radicali liberi con le cellule ciliate dell’orecchio c’entrino qualcosa, cosa che dubito fortemente.

Al massimo si potrebbe dire con coerenza: “Caro paziente, sei fottuto perché i radicali liberi ti hanno già fregato le cellule dell’orecchio e l’acufene o l’ipoacusia te li devi tenere, ma per proteggerti contro futuri danni di ulteriori cellule ciliate e aggravamenti prenditi questi anti-ossidanti a vita“. Sarebbe comunque assurdo ma almeno più coerente del ragionamento attuale, che sembra essere questo: “Poiché i radicali liberi creano danni permanenti irreversibili e incurabili, ti do questi anti-ossidanti per curare i tuoi sintomi irreversibili e incurabili, derivanti da quei danni permanenti irreversibili e incurabili“. Si dice che la politica sia l’arte del possibile, ma l’Otorinolaringoiatria, a volte, va ben oltre, direi.


Diuretici non osmotici

Non solo non servono, ma sulla lunga possono anche far male e possono aggravare, poiché facilitano l’eliminazione dell’acqua dal corpo durante il passaggio nel rene, ma non dall’orecchio, e quindi possono stimolare una reazione secondaria dell’ormone antidiuretico (ADH) che mantiene e aggrava l’idrope. Eppure sono tra i farmaci più prescritti per idrope e malattia di Meniere.

In un sondaggio effettuato molto tempo fa da me su internet, circa un terzo dei pazienti riferiva peggioramento dei sintomi uditivi da quando assumeva il diuretico.

Molti anni fa, inoltre, facendo uno studio comparativo tra un gruppo di pazienti con Sindrome di Meniere sottoposti a lunghe terapie con diuretico per via orale e un gruppo al quale non era mai stato dato il diuretico, verificai che il grado di ipoacusia era mediamente molto maggiore nel gruppo di quelli trattati con diuretici.

Poiché spesso le vertigini, nella Meniere, vanno per lunghi periodi in remissione spontanea e per la maggior parte dei medici l’udito è comunque destinato a peggiorare irreversibilmente senza che si possa far nulla (balla clamorosa!) ovvio che la colpa non venga data al diuretico che ne potrebbe avere, ma alla malattia.

Che senso ha peraltro dire al paziente di bere più acqua se poi gli dai il diuretico per ottenere l’opposto? In realtà, prima non facevano manco quello i medici, anzi dicevano di non bere. E l’associazione restrizione idrica e diuretico fa davvero male! E probabilmente facendo così hanno perfino danneggiato molti pazienti più di quanto non potesse fare da sola la loro patologia.

Come per la betaistina, anche per i diuretici la stessa letteratura scientifica peraltro ne riconosce l’inefficacia.

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Aerosol, spray nasali, antibiotici e anti-infiammatori

Aerosol, spray nasali e qualunque terapia locale per via nasale non ci arrivano nemmeno all’orecchio interno comunque e mai potrebbero comunque far qualcosa.

Gli antibiotici servono per le infezioni batteriche e certamente non c’è alcuna infezione batterica nell’orecchio interno, altrimenti ce lo saremmo giocato definitivamente, prima ancora di potere prescrivere una cura, con una bella labirintite che lo distruggerebbe.

Sebbene per motivi non noti qualche anti-infiammatorio possa molto occasionalmente dare benefici sull’acufene (ma potrebbe essere una banale coincidenza o solo riduzione dello stress curando altre cose), non c’è nessuna infiammazione nell’orecchio interno alla base di idrope, vertigini, acufeni o ipoacusia.


Conclusione

Proviamo a riassumere il panorama sconcertante delle diverse proposte di terapia discusse in questa pagina.

Quando non sono vere e proprie truffe o terapie a priori completamente inutili e illogiche o prive di qualunque razionale, non esiste praticamente nessuna proposta (salvo la chirurgia del sacco endolinfatico, le infiltrazioni transtimpaniche di cortisone e la gentamicina, che non cura ma distrugge) che tenga davvero in conto l’orecchio interno, l’idrope, e di sicuro nessuna che tenga in conto l’ADH e lo stress e il loro ruolo nell’idrope. Come se non esistesse proprio.

Il focus della terapia anzi tende proprio ad escludere, tranne qualche caso isolato, l’orecchio, spostandolo verso il cervello (senza alcuna prova o dimostrazione di un meccanismo d’azione certo) o addirittura verso altro (ATM e denti, cervicale, naso, agopuntura) in pieno contrasto con anatomia e fisiologia umana.

L’attenzione viene sempre più spostata sulla gestione (lunga e sempre costosa…) del sintomo, sia esso acufene o vertigine o disequilibrio o un problema di udito, decidendo a priori che o il problema non è nell’orecchio o che di sicuro ci deve essere un danno permanente intrattabile. Senza verificare (cosa non possibile comunque) e senza nemmeno cercare di farlo.

E soprattutto soldi, soldi, soldi. Quasi tutto quel che viene proposto alla fine costa ed è a carico del paziente. Anche quando si fanno comprare farmaci o integratori o altro da assumere si tratta di trattamenti forse a basso costo o medio per singola confezione ma in pratica proposti come trattamento a vita, dove alla fine il problema non è quanto spende il paziente mensilmente, ma quando guadagna chi li vende per trattamenti del tutto inefficaci.

E tutto questo “mercato” è spesso alimentato proprio dall’alleanza e dalla complicità dei medici che speculano sulla salute del paziente, anche se ormai i canali internet permettono di attrarre pazienti anche bypassando l’invio da parte del medico.

Nulla da dire invece, con qualche eccezione, sulla sicurezza generale. A parte la gentamicina, i diuretici per via orale, e gli eventuali rischi connessi a procedure chirurgiche e forse a qualche procedura per vertigini o disequilibrio soggettivo (manovre liberatorie, riabilitazione vestibolare con recettori labirintici funzionanti), il vero problema non è il rischio.

La maggior parte di queste “terapie” non sono di per sé pericolose o dannose, se non per la psiche del paziente deluso e ingannato e deviato da una vera possibilità di cura, o per il suo portafoglio, in pieno accordo con i più sani principi di medicina difensiva, dove oltre ai soldi, ci si vuole garantire di non avere conseguenze legali.

Leggendo questa pagina e le molte altre pagine del sito, potreste essere giunti all’errata conclusione che, se volete star bene con i disturbi dei quali vi parlo in questo sito, dovete per forza fare la terapia anti-ADH per idrope da me ideata e proposta.

Non è assolutamente vero! Potreste comunque anche avere una remissione spontanea! 🙂


Volete utilizzare l’intelligenza artificiale per comprendere meglio e fare domande specifiche sul contenuto di questa pagina? Potete farlo accedendo a Esplora idrope.info e terapia con IA


E adesso come proseguire…?

Con questa pagina si conclude il mio lungo lavoro per crearvi un percorso di apprendimento progressivo, completo e costantemente aggiornato, dalle basi, alla diagnosi, ai sintomi e alla terapia e perfino consigli per la prevenzione e il trattamento delle eventuali recidive e analisi critica di diagnosi e terapie proposte da altri specialisti. Vi ho davvero spiegato tutto.

Vi ringrazio per avermi seguito sin qui, per quelli che lo hanno fatto davvero e dall’inizio in modo progressivo, come da me consigliato.

Potete ora andare, se volete, alla pagina dove racconto me stesso e la mia storia professionale in modo, peraltro, leggero, simpatico e spiritoso (anche se ci sono anche purtroppo cose tristi sulle quali c’è poco da ridere) e anche con dei video.

È certamente meno interessante rispetto a tutti gli altri argomenti trattati in questo sito, ma potrebbe essere utile conoscere meglio questo strano Dott. La Torre, qualora vogliate poi chiedermi una consulenza informativa e supporto per avviare terapia.

E, in fin dei conti, se quel me stesso non ci fosse, di idrope e di quel che sappiamo e di come possiamo curarlo, forse, ancora ne sapreste ancora ben poco.

Se dopo aver letto tutto avete ancora bisogno di informazione sui vostri disturbi o sulla terapia da me per anni proposta, o per qualunque necessità, potete prenotare la consulenza informativa e, con l’aiuto di un medico, fare terapia, incrociando le dita, ma forse con meno disperazione e pessimismo rispetto a prima di sapere come stanno davvero le cose, rispetto a quanto forse vi era stato raccontato prima o credevate.

Ci sono molte altre cose da leggere, se volete, in questo sito, a cominciare dai molti articoli di approfondimento del blog Idrope News, che vi consiglio di leggere, ai quali spesso ne aggiungo di nuovi.

Ma anche testimonianze di pazienti, molte anche con video, la possibilità di iscrivervi alla newsletter, o accedere al mio canale YouTube dove trovate tantissimi video, raggruppati in podcasts specifici.

Se medici, invece, anche se alla fine quando mi contattano dei medici è quasi sempre solo come pazienti per curare loro stessi 🙁 , avete anche le videoconferenze specifiche a voi dedicate oltre a un gruppo Telegram per discutere tra noi.

Inoltre, anche se del 2021, avete anche qui o sul mio canale YouTube, dove trovate moltissimi video e shorts, la mia primissima videoconferenza o video-lezione, con la quale, sebbene alcune cose siano oggi state aggiornate o vengano da me adesso spiegate in modo leggermente differente, potete fare un bel… ripasso di tutto.


Per accedere direttamente a specifici argomenti, alle testimonianze dei pazienti, alle videoconferenze, al glossario di termini e definizioni, al Blog Idrope News con articoli di approfondimento, riflessioni e altro ancora, a informazioni su di me o su come prenotare una consulenza, per contattarmi via WhatsApp o Telegram, per collegarvi alla mia pagina Facebook o al canale YouTube, per restare sempre aggiornati iscrivendovi alla Newsletter, o per altro, potete utilizzare il menu, o i contatti, link e pulsanti a fondo pagina. Il sito è interattivo con possibilità di commentare o fare domande in ogni pagina.


Dott. Andrea La Torre

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