17. Iperacusia e fonofobia [idrope.info – Dott. La Torre]

17. Iperacusia e fonofobia

Per iperacusia non intendiamo, come il termine potrebbe far credere, la capacità di avere un udito migliore del normale, quanto il fastidio per rumori o suoni esterni, anche a volumi tali da non essere normalmente fastidiosi. 

Deve essere distinta dalla fonofobia, un disturbo non dell’orecchio ma psichico, corrispondente a una reazione di allarme nei confronti del rumore e di esagerata preoccupazione  verso gli stimoli acustici, giustificata dall’iperacusia o solo da paura o alla consapevolezza di avere un problema a carico dell’orecchio, quando non sia pura espressione di patologia psichica.


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Iperacusia

Per iperacusia intendiamo proprio il reale fastidio nei confronti del rumore, come se il volume in arrivo fosse più alto, in termini di fastidio che è capace di generare, ma non di percezione acustica, rispetto a quel che effettivamente è.

Nell’iperacusia quel che è modificato è la soglia del fastidio di quell’orecchio o di quel paziente. Ovvero sono sufficienti volumi inferiori per procurare un fastidio che normalmente si presenta solo a volumi maggiori nel soggetto normale.

Spesso i pazienti confondono l’aumento dell’acufene in risposta a uno stimolo acustico o a esposizione al rumore e altri fenomeni come rimbombo o eco, con l’iperacusia. In nessuno dei due casi possiamo definire questo disturbo come iperacusia. Nel primo caso in realtà si tratta di acufene da idrope che, come per molte altre situazioni, può essere amplificato anziché mascherato dal rumore esterno o più frequentemente aumentare temporaneamente dopo stimolo acustico, e nel secondo (rimbombo) di una disacusia (ovvero alterata percezione qualitativa).

Nell’apparato uditivo solo l’orecchio interno, o in teoria, anche se mai dimostrato con certezza, anche il nervo acustico e le vie uditive centrali, possono essere responsabili di iperacusia.

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Nonostante non possa provarlo né affermarlo con certezza è probabile, considerando l’esito positivo in generale della terapia specifica per idrope, che nella maggior parte dei casi, il meccanismo che causa l’iperacusia sia l’idrope. Pur senza dimenticare un possibile ruolo specifico dei neurofarmaci, inclusi nella terapia per idrope, sulle vie uditive centrali.

Per provare a spiegare l’iperacusia da orecchio interno e da idrope, devo introdurre un altro termine, il recruitment, con il quale intendiamo la capacità di una cocleaalterata” di percepire minime variazioni d’intensità altrimenti non percepibili dal soggetto normale.

Sebbene molti colleghino il recruitment a un ipotetico (e indimostrabile) danno permanente delle cellule ciliate, ho personalmente verificato in passato con esami specifici (SISI test e audiometria automatica modificata) che anche quasi tutti i pazienti con ipoacusia da idrope certo, per fluttuazioni spontanee o giudicato tale a posteriori per reversibilità e recupero dopo terapia, e perfino molti senza alcuna ipoacusia dimostrabile, abbiano questa caratteristica di aumentata discriminazione d’intensità, anche quando non viene riferita anche iperacusia.

Questo potrebbe essere il meccanismo della vera iperacusia da orecchio interno, che in moltissimi casi sarebbe quindi da idrope e trattabile. Potrebbe essere dovuto a disfunzione delle cellule ciliate esterne, a causa della distorsione meccanica creata dall’idrope.

Il fatto di avere altri sintomi da orecchio interno o da idrope, da solo non giustifica, però, di individuare automaticamente la sede di origine nella coclea (orecchio interno), e meno che mai l’automatica attribuzione di un’iperacusia all’idrope.

Di tutti i disturbi che ho trattato abitualmente per molti anni, e nonostante il successo con la terapia dal punto di vista statistico, l’iperacusia resta comunque, anche per me, il disturbo meno compreso per il quale ho davvero poche cose da dire e sul quale ho più dubbi che certezze. Nel complesso posso affermare che non esista al momento alcun modo per fare una diagnosi certa, ma che nonostante questo ci sono ottime possibilità statistiche con la terapia (e alla fine questo è quel che conta di più), soprattutto quando si impiegano in terapia anche neurofarmaci.


Fonofobia

Diverso è il caso della fonofobia (ovvero paura del rumore), problema psicologico (o psichiatrico) spesso correlato al credere (spesso per aver ricevuto dai medici questa informazione) che il rumore sia stato causa del proprio acufene o dell’ipoacusia, per cui il paziente, se ha sufficienti basi di ansia da arrivare a questo, sviluppa una sorta di avversione al rumore.

Spesso, peraltro nel caso della fonofobia, l’intolleranza riguarda rumori specifici sgraditi, mentre altre situazioni di rumore gradito non creano alcun problema anche se a volume ben maggiore.

In tempi più recenti, o forse non conoscevo questo termine io, si è iniziato a usare anche il termine misofonia, riferendosi soprattutto a reazioni di sofferenza emotiva esagerata verso rumori specifici. Sinceramente io per ora non vedo vere differenze tra fonofobia e misofonia e continuo a usare il termine fonofobia, ben distinta però, nel suo significato, dall’iperacusia.

Sebbene la fonofobia possa essere spesso gestita con opportune spiegazioni in quanto spesso conseguenza di disinformazione, e ovviamente anche con neurofarmaci, ritengo che quando questo sia l’unico disturbo il paziente debba essere gestito da uno psicoterapeuta, psichiatra o psicologo.

I due disturbi, iperacusia e fonofobia, peraltro, vengono spesso confusi e spesso i due problemi si associano, complicando le cose e rendendo difficile capire quanto ci sia dovuto all’orecchio e all’apparato uditivo e quanto di psicologico.


Autofonia

Si definisce autofonia il disturbo nei confronti della propria stessa voce, percepita come amplificata e fastidiosa.

Questo sintomo è di difficile interpretazione poiché può essere presente anche per problemi legati all’orecchio medio o alla tuba di Eustachio. Ad esempio in caso di tuba beante, quando il condotto di comunicazione tra la zona retrostante il naso e l’ orecchio medio, la tuba di Eustachio, resta sempre aperto, mentre normalmente dovrebbe essere chiuso e aprirsi solo periodicamente.

Nella mia personale esperienza è molto frequente che si tratti di idrope senza alcuna anomalia della tuba o dell’ orecchio medio, sebbene non sappia spiegare in che modo l’idrope creerebbe questo disturbo.


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Dott. Andrea La Torre

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