26. Cosa aspettarsi dalla terapia [idrope.info – Dott. La Torre]

26. Cosa aspettarsi dalla terapia

La terapia non può guarire l’idrope in modo definitivo, come non può farlo nessuna terapia in medicina e per nessuna patologia, con l’eccezione delle asportazioni chirurgiche dell’organo malato o delle malattie infettive che lasciano immunità permanente. Sono possibili, ma non obbligatorie, recidive, comunque trattabili.

Ma la terapia può farvi star bene spegnendo o migliorando, anche in base alla presenza o meno di possibili situazioni irreversibili, l’attuale condizione e permettervi una rapida risoluzione, in caso di recidiva, che potrebbe anche non esserci mai o presentarsi magari in forma leggera a distanza di anni. La verità è che non lo possiamo prevedere.


Se siete entrati nel sito direttamente in questa pagina vi consiglio di leggere e apprendere in modo progressivo con l’esplorazione guidata partendo dalla home page e dalle basi per poi passare alla diagnosi, ai sintomi e infine alla terapia.

Obiettivo della terapia

Nell’affrontare una terapia, come per ogni progetto, ovviamente dovete sapere quale è il vostro obiettivo, quali le risorse e quali i limiti, ma soprattutto dovete avere chiaro quel che per voi significa star bene.

Siete infatti voi e solo voi a poter giudicare quanto l’eventuale quota presente o persistente del disturbo sia in effetti fastidiosa e meritevole di cura. Non potete chiedere a me, ad altri medici o ad altri in famiglia ad esempio, se state bene o no! Lo potete sapere solo voi! Ma qui vi darò dei consigli per capire cosa è logico porsi come obiettivo.

Ovviamente l’ideale è non avere proprio alcun sintomo o disturbo, cosa che si raggiunge in molti casi, ma anche un livello di benessere per il quale non mi avreste nemmeno contattato per fare terapia, scorporando dai vostri sintomi ansia e preoccupazione, spesso derivanti solo dalla non conoscenza del disturbo stesso, dovrebbe essere considerato sufficiente. Perché salute non vuol dire perfezione.

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Il concetto di beneficio sufficiente

L’obiettivo della cura per idrope da me proposta non è né la totale scomparsa assoluta di eventuali sintomi comunque non fastidiosi, né la guarigione definitiva senza alcuna possibilità di future recidive, che non è possibile promettere o garantire a nessuno, né per l’idrope (o almeno non con la mia terapia) né per la maggior parte delle altre malattie o disturbi, bensì il cosiddetto beneficio (o benessere) sufficiente (concetto da me creato già da anni). E a questo bisognerebbe puntare come risultato cercato.

In Medicina, infatti, non si deve curare tutto, ma solo quel che è una possibile patologia pericolosa, per la salute o per la vita, ovvero una malattia – e l’idrope non lo è come non lo sono i disturbi per i quali propongo terapia – o quel che costituisce un reale fastidio tale da richiedere una cura.


Consigli per valutare il beneficio sufficiente e la reale necessità di proseguire (o avviare) una cura per idrope.

  • Non lasciatevi influenzare da esperienza precedente o da paura di recidive future. Se state bene dovete interpretare questo come beneficio sufficiente!
  • Attenzione però a non accontentarvi eccessivamente o considerare il beneficio ottenuto solo su uno o alcuni disturbi principali, ma anche quello su altri disturbi per i quali ritenete sia necessaria terapia.
  •  La terapia non potrà mai in nessun modo garantirvi con certezza l’assenza di recidive (può succedere ma non lo possiamo sapere prima), per cui beneficio sufficiente non può essere la guarigione assoluta con certezza di assenza di recidive future.
  • Se però pur non avendo disturbi, vivete comunque con la costante paura di recidive e vi fate per questo condizionare la vita, siete a beneficio sufficiente per i sintomi da idrope, ma di sicuro non state bene e dovreste considerare la necessità di chiedere aiuto a uno psichiatra o a uno psicologo, se le mie costanti rassicurazioni sulla non gravità di eventuali recidive, comunque trattabili, non fossero sufficienti.
  • La cura per idrope può anche a volte portare alla risoluzione completa, ovvero alla scomparsa dell’acufene anche nel silenzio, al recupero totale dell’udito normale ecc., ma questo non deve necessariamente essere l’obiettivo prefissato, perché avere un lieve acufene o un lievissimo disequilibrio occasionale, o piccoli transitori aumenti del disturbo, o un udito tale da non creare alcun reale problema, non è detto che debba essere oggetto di ulteriore cura.
  • Il concetto di beneficio sufficiente non deve essere rapportato agli altri. Un ragionamento che da sempre considero assurdo è “l’acufene non mi dà fastidio ma siccome gli altri non ce l’hanno è una patologia e allora non lo devo avere nemmeno io”. Errore doppio  sia per la competizione salutistica con altri, davvero assurda, sia perché in realtà moltissimi ce l’hanno o hanno altri disturbi che avete anche voi (sono disturbi frequenti e comuni), ma non ve lo vengono a raccontare perché non lo considerano importante, come magari di loro non sapete molte altre cose.
  • Il concetto di beneficio sufficiente non deve essere inteso come prevenzione del futuro che non conoscete, e che non offre nessuna probabilità statistica tale da assicurare una prevenzione possibile, a meno di non mantenere terapia a vita per qualcosa che potrebbe però non capitare mai anche senza terapia.
  • Non dovete pensare “se porto l’acufene a zero è più improbabile che torni a livelli fastidiosi”. Potrebbe restare a valore 1-2 e mai salire oltre 3 per tutta la vita, o essere portato a zero per poi schizzare a 7 in un giorno tutto assieme, e costringerci a rifare terapia. Lo zero deve essere obiettivo solo se anche solo 1 vi dà vero reale fastidio.
  • Non dovete rapportare il beneficio rispetto a come stavate prima. Certo sarete felici se prima stavate malissimo e adesso grazie alla terapia solo male, ma l’obiettivo è farvi stare bene e quindi non dovete accontentarvi. In quel caso vi serve terapia o fare di più.
  • Non dovete limitarvi alla cura nei confronti di un solo sintomo o disturbo, se ritenete che anche altri siano meritevoli di cura, ma non dovete assolutamente pensare che uno crei l’altro. L’acufene non causa ipoacusia, l’ipoacusia non causa l’acufene ecc.
  • Non dovete confondere l’attenzione psicologica cognitiva che portate al disturbo con il disturbo che il sintomo stesso vi dà. Ovvero “di per sé sentire questo acufene non mi crea problemi ma mi costringe a pensare che allora sono malato” non è un disturbo da acufene, ma di tipo psichiatrico, se persistente.  Se l’acufene (o altro) vi dà solo ansia dovete curare soprattutto l’ansia, non l’acufene, così come la terapia di chi soffre di aracnofobia (paura dei ragni) non è, e non dovrebbe essere, sterminare tutti i ragni del pianeta.
  • Mantenete aspettative reali e davvero utili. Un esempio per capire: paziente che da 40 anni non sente più a sinistra e ci ha vissuto benissimo senza problemi fino a quando non sono arrivati l’anno scorso vertigini e acufeni. Con la cura passano completamente le vertigini e gli acufeni, ma l’udito resta invariato. Perché mai dovremmo obbligatoriamente andare avanti fino al recupero dell’udito, se non gli dava alcun problema in precedenza?
  • Ogni sintomo è una partita a sé stante. Pensare “poiché la cura ha funzionato sulle vertigini, sicuramente funzionerà sull’acufene”, ad esempio, è sbagliato, ma se avete bisogno di curare l’acufene, dovete andare avanti e non fermarvi alla cura delle vertigini, se i risultati per l’altro disturbo tardassero o fossero incompleti.
  • Rapportate sempre pro e contro. Il fastidio residuo è tale da giustificare la proposta di proseguimento terapia?
  • Evitate sfide e capricci tipo “devo sconfiggere l’acufene” o “voglio il silenzio assoluto”, quando magari prima non ve ne è mai importato nulla.
  • Evitate i ragionamenti logici errati esempio “poiché sono musicista, per me è importante proseguire la cura fino a guarigione e non mi basta non avere alcun fastidio ecc.”.
  • Evitate di colpevolizzare i vostri disturbi per tutto e di usarli come alibi. “Non riesco a studiare perché ho l’acufene”, ad esempio, quando magari, in realtà, non avete più voglia di studiare, indipendentemente dal sintomo, o “ho problemi con mio marito che non capisce il mio disequilibrio” quando magari avete sempre avuto problemi di comprensione reciproca anche prima.
  • Evitate il vantaggio secondario tipo “se mi passa tutto poi come faccio a lamentarmi e avere le attenzioni che ho da quando sto male ?”, che potrebbe farvi riferire di star peggio di come in effetti davvero state.
  • Obbiettivo della cura  è star bene e non la perfezione. Quasi tutti hanno o hanno avuto occasionali acufeni, che hanno generato anche detti popolari tipo “mi fischiano le orecchie perché qualcuno mi sta pensando”, o piccoli ovattamenti, o lievi capogiri, senza che questo significhi nulla.
  • Con le vertigini in particolare ricordate che un grave episodio intenso con vomito ma isolato non costituisce vera recidiva se restasse episodio isolato mentre un costante stato di lieve disequilibrio soggettivo che mai sfocia in vero attacco acuto se fastidioso, è motivo di cura. Conta l’intervallo libero da disturbi piuttosto che l’intensità del singolo episodio sporadico.
  • Non rapportatevi a quel che si potrebbe ottenere ma a quel che davvero vi serve. Non si porta avanti una cura quando state secondo voi bene, solo perché altri pazienti riferiscono risultati migliori del vostro, mostrando che è possibile arrivarci. E questo indipendentemente dal fatto che per voi sia possibile o no.
  •  Obiettivo della cura è farvi stare come prima che iniziaste ad avere problemi e non meglio! E non dovete considerare sintomi di malattia quelli che sono disturbi (e solo se… disturbano). Intendo dire che se per caso avevate un acufene che non vi dava alcun fastidio, ad esempio, e per il quale una volta tranquillizzati sull’assenza di gravi patologie ve lo siete tenuto senza problemi perché non vi dava alcun fastidio, se poi avete avuto in seguito aumento dell’acufene o comparsa di altri sintomi, non dovete avere come obbiettivo anche la scomparsa dell’acufene, ma solo il riportare le cose come stavano prima. Non avete sbagliato “trascurandolo”, perché non è per quello che poi avete avuto altri problemi, che sarebbero potuti venire lo stesso a distanza di tempo.
  • Diverso però è se quell’accettazione era forzata e motivata solo dall’assenza di cura. Nel 1970, quando in Italia fu approvato il divorzio moltissime coppie divorziarono non perché solo ora ne avessero motivo ma solo perché prima non era possibile. Se avreste sempre voluto una cura ma non c’era, è giusto farla ora che c’è. O meglio ora che sapete che una cura c’è, visto che io propongo una terapia da oltre 25 anni.
  • Ma allo stesso tempo ricordate che deve essere la domanda di cura a generare l’offerta di cura e non il contrario (il che ormai purtroppo avviene sempre in ogni settore). Non si fa una cura perché una cura è disponibile, ma perché ne avete reale bisogno.
  • Ricordate che esistono disturbi potenzialmente intrattabili come soprattutto alcuni acufeni fissi invariabili o alcune forme di ipoacusia che potrebbero in teoria essere dovuti a danni permanenti comunque mai diagnosticabili o dimostrabili. Ma l’eventuale persistenza di evidenti fluttuazioni, variazioni o ricorrenze indica che il problema è ancora l’idrope e che quindi, se questo per voi è fastidioso, dovreste andare avanti perché, statisticamente e probabilisticamente parlando, avete ancora margine di cura. Ma il criterio della presenza o meno di reale fastidio residuo deve essere quello dominante nella decisione.

Non dimenticate, infine, che parliamo di disturbi di per sé estremamente frequenti nella popolazione generale che la maggior parte delle persone hanno, hanno avuto o avranno nel corso della vita (me compreso), senza dargli per la loro occasionalità e sporadicità, o grado, alcuna importanza. Quindi il problema non è avere un sintomo di una malattia, ma semmai un disturbo. E un disturbo è per definizione tale solo se… disturba.

Purtroppo però è anche vero che ormai la società sta cambiando, e la Medicina ormai diventa sempre meno affidabile, e purtroppo anche più sporca e avida, e i medici sempre meno tranquillizzanti e sempre meno… medici. L’ipocondria è diventata un male sociale. E l’ansia galoppa indisturbata, giustificando il tutto magari con gli eventi esterni e mondiali (come se invece prima non foste già ansiosi e stressati…). E ci si dimentica che, nonostante pandemie, guerre locali europee o comunque vicine, crisi economica e stress quotidiano, in Italia l’aspettativa di vita media è 82 anni, contro i 48-50 di alcuni paesi africani dove ancora si muore per un puntura di zanzara, e dove ancora, nel 2022 (dati Unicef), se mettete al mondo un figlio, avete il 10-12% di possibilità che non arrivi a cinque anni e l’8-9% che non arrivi nemmeno a un anno.

E non so voi ma io, seppur cresciuto con la guerra fredda, il terrorismo e gli anni di piombo, non baratterei mai la mia vita con quella di chi si è fatto la seconda guerra mondiale, o con chi è morto per banali infezioni, solo perché Fleming (Alexander, non Ian lo scrittore di 007…) non aveva ancora scoperto la penicillina. E se noi siamo ansiosi e soffriamo per ogni più piccolo disturbo, gli altri, gli africani di oggi o anche gli italiani di allora, che dovrebbero dire?

Se volete approfondire il concetto vi consiglio questo articolo del blog Idrope News, se non lo avete ancora letto.

Non dimenticatelo mai, nel giudicare quanto siete malati (augurandovi che la vostra malattia sia solo questa, il che purtroppo non è scontato), che viviamo in un’epoca e in una parte del mondo dove acufeni o vertigini sono considerati… malattie.

E io mi sono sempre considerato solo uno che fa bene il suo lavoro, anche ora che ufficialmente lo faccio per passione e voglia di aiutare più che per lavoro, dando il suo piccolo contributo per far star meglio un po’ di persone, e non certo un medico che… salva vite umane!

Che poi, diciamoci la verità! Quante davvero ne ho aiutate o ne potrò aiutare di persone (ora indirettamente con informazione e divulgazione, ma è comunque tanto e un aiuto importante), se alla fine, gli altri medici non mi filano proprio (tranne quando serve per loro stessi), rispetto alla marea di pazienti che avrebbero bisogno di una cura per questi disturbi, in Italia o in altri Paesi?

E sebbene io abbia di sicuro fatto tanto per diversi pazienti, a volte questo pensiero mi fa sentire, comunque… del tutto inutile.

E spesso mi domando, con molta tristezza, ora che di sicuro sono, per età, più vicino alla fine che non all’inizio della mia storia, e ancora più ora che ho dovuto prendere la decisione di fatto di interromperla prematuramente, almeno per quel che riguarda prescrivere direttamente terapia, se avrei potuto fare di più. E cosa avrei dovuto fare di più o in modo diverso. Proprio come lui (scena finale di Schindler’s List), anche se io non ho mai salvato, come detto, vite umane.


Video e videoconferenze su questo argomento

Il video non è aggiornato all’ultima versione della terapia ma i concetti di base restano gli stessi
Videoconferenza del 15 settembre 2023 nella quale si parla di risultati della terapia

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Quando questa nuova versione del sito è stata pubblicata nel 2022 (ricordando però che il mio primo sito è del 1999 e c’è sempre stato seppur con versioni o indirizzi web differenti) questa era l’ultima pagina del percorso di apprendimento progressivo.

Ma in seguito ho aggiunto qualcosa che mancava e che credo sia utile. Una pagina dedicata alla prevenzione e alla gestione delle recidive, e una dove ho riunito e aggiornato due precedenti articoli del blog, dedicata a spiegare come si valuta una proposta di terapia e dove passo in rassegna criticamente molte altre cure inutili o spacciate come le uniche possibili, o vere e proprie truffe, con la quale ora si conclude la sezione sulla terapia e l’intero percorso di apprendimento guidato.


Per accedere direttamente a specifici argomenti, alle testimonianze dei pazienti, alle videoconferenze, al glossario di termini e definizioni, al Blog Idrope News con articoli di approfondimento, riflessioni e altro ancora, a informazioni su di me o su come prenotare una consulenza, per contattarmi via WhatsApp o Telegram, per collegarvi alla mia pagina Facebook o al canale YouTube, per restare sempre aggiornati iscrivendovi alla Newsletter, o per altro, potete utilizzare il menu, o i contatti, link e pulsanti a fondo pagina. Il sito è interattivo con possibilità di commentare o fare domande in ogni pagina.


Dott. Andrea La Torre

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