16. Fullness e orecchio chiuso
Nonostante venga spesso confuso dagli stessi pazienti con l’ipoacusia, con la quale peraltro si può associare, per fullness intendiamo una percezione non acustica ma fisica.
Mentre l’ipoacusia è un fenomeno di tipo acustico, corrispondente a una riduzione dell’udito, la fullness è un sintomo fisico che viene avvertito indipendentemente dalla presenza di rumori esterni, anche nel silenzio, corrispondente a un senso di orecchio chiuso o bloccato o di pressione.
In realtà orecchio chiuso o pressione sono due cose diverse, ma anche i pazienti spesso le confondono.
Se siete entrati nel sito direttamente in questa pagina vi consiglio di leggere e apprendere in modo progressivo con l’esplorazione guidata partendo dalla home page e dalle basi per poi passare alla diagnosi, ai sintomi e infine alla terapia.
La diagnosi della fullness
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Come sempre, la prima cosa da fare è ragionare con il paziente e identificare il suo sintomo in modo corretto. È compito del medico capire di cosa davvero il paziente stia parlando, con opportune domande di precisazione.
Poiché in italiano non abbiamo termini adeguati, per consuetudine la sensazione di avere qualcosa che spinge nell’orecchio o di avere qualcosa nell’orecchio di fastidioso, che lo chiude o lo blocca, e che si vorrebbe togliere, viene definita con la parola inglese fullness.
Lo stesso sintomo può essere però descritto dal paziente in modi molto diversi (a parte varie espressioni dialettali), a volte con aggettivi e altre con esempi: Orecchio chiuso, ovattato, bloccato, tappato, pieno, intasato, ostruito, sotto pressione, otturato, come quando si scende dalla montagna, come quando si va sott’acqua, come quando si va in aereo, come quando si ha il raffreddore…
Se il paziente si presenta al medico definendo la sensazione che prova come orecchio “ovattato” (ovattamento), questo termine non deve essere accettato così com’è dal medico, in quanto può avere un doppio significato:
- sento i suoni ovattati (problema acustico, ipoacusia)
- ho una sensazione di orecchio chiuso e/o di pressione nell’orecchio (problema fisico, non acustico, fullness)
Ovviamente i due disturbi possono essere associati e il paziente può avere sia fullness che ipoacusia.
Per capire di cosa stiamo parlando, ed è fondamentale, basta una semplice domanda: “Il disturbo è presente anche nel silenzio, senza alcuno stimolo acustico, quando non c’è nulla da sentire?”
Ovviamente la fullness, in quanto disturbo “fisico“, ben diverso dalla ipoacusia (udito) può essere presente anche nel silenzio, mentre nel silenzio, non esiste alcun handicap uditivo.
La distinzione tra i due sintomi è fondamentale per poter poi proseguire con il ragionamento clinico sulla sede e sulle possibili alterazioni sottostanti che possono causare il sintomo.
L’ipoacusia (udito) può, infatti, derivare da:
- Orecchio esterno: qualunque meccanismo che chiuda il condotto uditivo – il più comune è il tappo di cerume.
- Orecchio medio: qualunque alterazione della funzione di trasmissione dell’orecchio medio, perforazione del timpano, catarro o altro versamento all’interno dell’orecchio medio, blocco degli ossicini.
- Orecchio interno: idrope o altra condizione reversibile o danno permanente.
- Nervo acustico: neurinoma o altra alterazione a carico del nervo.
La fullness (senso di orecchio chiuso) può invece derivare da un numero minore di cause, e tutte reversibili e trattabili, pur potendo essere presente per alterazioni di tutte le aree dell’orecchio (ma non del nervo acustico).
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- Orecchio esterno: qualunque meccanismo che chiuda il condotto uditivo – il più comune è il tappo di cerume
- Orecchio medio: solo catarro o altro versamento nell’orecchio medio o, in teoria (ne parleremo dopo ma resta solo ipotesi), contrazione del muscolo tensore del timpano, ma non perforazione del timpano o problemi a carico degli ossicini che non possono dare questo sintomo
- Orecchio interno: solo idrope endolinfatico o ipertensione perilinfatica ma non danni permanenti delle cellule ciliate o delle fibre del nervo.
A differenza dell’ipoacusia e degli acufeni, qui non esiste nemmeno la possibilità che si tratti di danni permanenti di cellule e nervi, che non potrebbero mai dare come sintomo la percezione fisica di orecchio bloccato o pressione.
La causa più frequente di questo sintomo, ma la più sottovalutata, è l’idrope nell’orecchio interno, nonostante la prima cosa alla quale i pazienti pensano (e ovviamente, purtroppo, anche i medici) sia il catarro nell’orecchio medio.
La percezione di spinta dall’interno verso l’esterno è praticamente sempre da idrope.
Lo stesso sintomo può essere creato però, come visto, da versamento catarrale o anche da un banale tappo di cerume, anche se in questi casi il sintomo riferito è solo senso di orecchio bloccato senza pressione nell’orecchio. Inoltre inevitabilmente in presenza di un problema a carico dell’orecchio esterno e medio si associa un certo grado di ipoacusia, che però può essere ovviamente presente anche in caso di idrope.
La percezione di fullness con udito normale è comunque quasi sempre da idrope e non da catarro e certamente non da tappo di cerume.
La sola valutazione ottenuta parlando con il paziente è comunque di solito insufficiente e non completamente affidabile per capire la sede di origine del sintomo.
Servono esami in questo caso, ed in particolare serve un timpanogramma (esame impedenzometrico).
- Un timpanogramma di tipo A con picco di compliance centrato, è indice di normale mobilità della membrana timpanica e quindi si legge come “nulla impedisce il movimento della membrana“. Quel “nulla” non può quindi essere un versamento liquido o catarro nell’orecchio medio.
La normalità del timpanogramma comporta che l’unica causa residua possibile è l’idrope (o l’ipertensione perilinfatica) nell’orecchio interno. - Un eventuale versamento liquido o catarro riduce la mobilità della membrana del timpano e in tal caso il timpanogramma è di tipo B (piatto).
- Una eventuale insufficienza tubarica con retrazione del timpano, che potrebbe essere avvertita come fullness, comporta uno spostamento del picco del timpanogramma verso valori negativi di pressione (tipo C).
Merita però un accenno il caso del timpanogramma di ‘Tipo As’ (curva centrata ma ridotta), normalmente considerato indice di una compliance ridotta del sistema timpano-ossiculare (es. nell’otosclerosi).
Un versamento catarrale non in grado di limitare in modo completo la mobilità del timpano potrebbe dare un timpanogramma centrato ma di ampiezza ridotta? In questo caso ci potrebbe comunque essere fullness o sarebbe asintomatico?
Sinceramente non lo so. Si tratta di un dubbio che è stato sollevato in una videoconferenza parlando con una collega specialista e trovo corretto parlarne. Ritengo comunque che in tal caso l’eventuale versamento dovrebbe essere visualizzabile in otoscopia, guardando il timpano. Se anche l’otoscopia è normale, penso si possa concludere che si tratta di idrope.
D’altronde l’idrope, e in particolare l’ipertensione perlinfatica può ridurre la compliance del sistema timpano-ossiculare, quindi potrebbe essere diagnosi perfettamente compatibile con un timpanogramma di ampiezza ridotta.
Fullness e idrope
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Come per ognuno dei sintomi da idrope, il paziente può avere idrope e solo fullness o anche altri sintomi a questo dovuti o perfino avere una riduzione dell’udito, ma senza fullness. La presenza di questo sintomo non è requisito per poter diagnosticare l’idrope.
Gli esatti meccanismi che permettono di percepire la fullness da idrope non sono noti.
- Espressione diretta dell’eccesso di pressione che si esercita sulle pareti della coclea? Recentemente sembra che qualcuno abbia identificato terminazioni nervose in grado di percepire la pressione nella coclea.
- Trasmissione della pressione verso l’orecchio medio?
Non va inoltre dimenticato che questo sintomo potrebbe essere espressione di ipertensione perilinfatica (idrope perilinfatico) e non necessariamente di idrope endolinfatico.
In tal caso, vista la connessione diretta con i liquidi cerebrali, potrebbe essere necessario valutare e trattare anche una eventuale ipertensione endocranica (ricordando la connessione tra pressione endocranica e pressione perlinfatica) per poter avere successo con la terapia.
Fullness, tensore del timpano e muscolatura masticatoria
A chiusura di questa pagina dobbiamo considerare però un caso particolare: fullness come sintomo isolato, esami normali e associazione con sintomi da articolazione temporo-mandibolare e muscolatura masticatoria.
Qui si apre un dilemma diagnostico e, per la terapia, etico-pratico, che può costituire un parziale limite al presupposto fullness con esami normali = idrope certo. Sebbene dal punto di vista pratico questo possa essere valido, la mia maniacale necessità di assoluta trasparenza e precisione, mi obbliga a spiegare anche questo.
Esiste la possibilità (che non posso verificare, ma accetto nella sua logica patogenetica) che la fullness possa derivare anche da contrattura del muscolo tensore del timpano o tensor tympani (uno dei due muscoli dell’orecchio medio, l’altro è lo stapedio, che hanno il compito di proteggere l’orecchio interno da rumori forti e improvvisi).
Questo potrebbe associarsi a timpanogramma ridotto (tipo As spiegato sopra) o anche perfettamente normale. Non esiste però un modo per diagnosticarla con esami strumentali specifici.
Questa condizione viene identificata spesso con la sigla TTTS (Tonic Tensor Tympani Syndrome, Sindrome del Muscolo Tensore del Timpano o letteralmente Sindrome Tonica del Tensore del Timpano). Viene definita sindrome perché potrebbero esserci (non obbligatori) altri sintomi quali rumori intermittenti (che non sono veri acufeni) anche se questi dovrebbero essere dovuti per logica a spasmi intermittenti e non a contrazione tonica, dolore, autofonia. Ne abbiamo già parlato anche a proposito delle diagnosi degli altri specialisti in altra pagina. Ma qui stiamo parlando in modo specifico della fullness come unico sintomo da orecchio.
La contrazione anomala potrebbe essere verosimilmente dovuta a stress o essere conseguenza indiretta di contratture muscolari della muscolatura masticatoria (quella che agisce sull’articolazione temporo-mandibolare), che a sua volta però è nella maggior parte dei casi conseguenza di stress. Quindi in un modo o nell’altro lo stress avrebbe un ruolo diretto o indiretto e di questo bisogna tener conto nel decidere la terapia.
Di fatto se includiamo anche la sindrome del tensore del timpano tra le possibili cause di fullness con esami perfetti, ricordando che trovare idrope in risonanza magnetica o avere altri sintomi da idrope o anche avere altri presunti sintomi da TTTS non cambierebbe la diagnosi, perché quel che si trova non è necessariamente causa e perché i sintomi vanno sempre studiati isolatamente senza cercare una causa comune, diventa praticamente impossibile effettuare una diagnosi precisa. E poi stiamo considerando la fullness come sintomo isolato e unico a parte eventuali sintomi da ATM o muscolatura correlata e con esami normali.
E allora che fare? Qui solo il ragionamento ci aiuta, come d’altronde per molte altre situazioni. La causa comune appare essere lo stress e su quella dovremmo probabilmente agire, usando acqua e neurofarmaci (che includono un miorilassante comunque).
- Se fosse idrope allora sappiamo che è implicato e va trattato lo stress, in quanto STRESS > ADH > idrope > fullness
- Se fosse il tensore del timpano allora sappiamo che è implicato e va trattato lo stress, in quanto STRESS > contrattura tensor tympani > fullness o in modo più indiretto STRESS > contrattura muscolatura masticatoria > contrattura tensor tympani > fullness.
In questo caso il successo della terapia fa felice il paziente, e questo dovrebbe essere sempre il primo obiettivo, ma non permette a posteriori di fare diagnosi, e non è detto che i problemi dei sintomi da articolazione temporo-mandibolari, se c’erano anche problemi articolari, siano adeguatamente trattati. Ma se l’obiettivo primario del paziente è la fullness, questa mi sembra la strategia più logica.
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Dott. Andrea La Torre
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