25. La terapia per idrope
Il trattamento da me ideato e per molti anni proposto ai miei pazienti prevede l’abbinamento di componenti sinergiche farmacologiche e non farmacologiche, volte a contrastare l’idrope, principalmente (ma non solo) creando un antagonismo specifico nei confronti dell’azione dell’ormone antidiuretico (ADH), che sappiamo essere il principale regolatore dei liquidi dell’orecchio interno.
Non è affatto una terapia sperimentale visto che, anche se con frequenti aggiornamenti, la ho proposta dal 1998.
Pur non prescrivendo più direttamente continuo ad aggiornarla e migliorarla costantemente. La versione presentata in questa pagina è quella Aprile 2026 che prevede avvio senza farmaci.
Questa pagina offre solo informazioni di base, insufficienti da sole a poter avviare terapia. Dopo eventuale consulenza informativa vengono inviati documenti dettagliati per il paziente e per il suo medico per poterla avviare.
Se siete entrati nel sito direttamente in questa pagina vi consiglio di leggere e apprendere in modo progressivo con l’esplorazione guidata partendo dalla home page e dalle basi per poi passare alla diagnosi, ai sintomi e infine alla terapia.
In cosa consiste la terapia per idrope e dove agisce ?
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La terapia contro l’idrope da me proposta per molti anni consiste nell’abbinamento, con modalità differenti, di componenti farmacologiche e non farmacologiche.
Seguendo l’apprendimento progressivo come consigliato, il ruolo dell’ormone antidiuretico (ADH) e i suoi rapporti con l’idrope e lo stress dovrebbero ormai essere già noti. La terapia agisce prevalentemente proprio sull’ADH per agire indirettamente sull’idrope.
Se non avete seguito il percorso di apprendimento vi consiglio di leggere almeno questa pagina, prima di proseguire, per capire la terapia che viene proposta e l’azione delle sue componenti.
Nella figura viene spiegato in modo chiaro quali sono i punti di attacco della terapia nelle sue diverse componenti e come questi si inseriscano nel circolo vizioso stress > ADH > idrope > sintomi > ansia > stress. Ovviamente ci sono ancora delle zone d’ombra non chiarite, dei punti interrogativi senza risposta, ma quanto già sappiamo basta ormai da anni a ottenere risultati più che soddisfacenti nella maggior parte dei pazienti.
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Il carico idrico (acqua)
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L’assunzione regolare ogni giorno di 3 litri di acqua è base imprescindibile e inevitabile della mia terapia per idrope.
Oltre a essere il principale inibitore naturale dell’ormone antidiuretico ADH, questo sovraccarico di acqua, assolutamente sicuro, per quanto possa a volte essere scomodo, per necessità di urinare spesso, ha anche effetti coaudiuvanti le altre componenti farmacologiche della terapia rendendole più efficaci, e riducendo o quasi azzerando la possibilità di effetti collaterali.
La dieta
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Un breve periodo di dieta con regole precise da seguire è sempre stato previsto nella mia terapia, prevalentemente su base empirica, per la conferma del suo ruolo fondamentale in quasi tutti i pazienti, pur non sapendo esattamente con certezza in che modo agisca. Però fa spesso la differenza, e molto, e lo sanno quasi tutti i pazienti.
L’acquisizione di nuove conoscenze sulle relazioni tra intestino, cervello e stress, permeabilità intestinale, e relazioni tra istamina e ormone antidiuretico, permette di ipotizzare alcuni meccanismi d’ azione.
Nell’attuale versione la terapia viene avviata solo con acqua, dieta e terapie accessorie, che verranno spiegate più avanti. Altre componenti (neurofarmaci, cortisone, fleboclisi) vengono utilizzate solo in fasi successive, se necessario, in caso di risultati insufficienti.
I neurofarmaci
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Servono a creare un ombrello protettivo tra stress e produzione e rilascio di ADH e quindi il loro uso principale nella mia terapia è proprio per agire sull’idrope. Ma agiscono anche su stress, ansia ed eventuali disturbi del sonno, che devono essere trattati adeguatamente.
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Si tratta di una terapia breve per qualche mese al massimo e a dosi basse e senza alcun rischio di conseguenze negative, a parte possibili effetti collaterali transitori e reversibili.
Qualunque paura o preoccupazione nei confronti dei neurofarmaci come impiegati nella terapia per idrope, a bassa dose e per breve durata è solo un pregiudizio irrazionale. Non esiste alcun rischio o conseguenza negativa reale permanente, né rischio di dipendenza.
La terapia cortisonica
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I corticosteroidi (cortisonici) hanno un importante ruolo inibitorio nei confronti dell’azione dell’ADH sull’orecchio mediante regolazione delle aquaporine e anche sul suo stesso rilascio e forse agiscono anche sul riassorbimento dei liquidi labirintici. Ed è per quello che vengono da sempre da me impiegati nella terapia per l’idrope, ovviamente in assenza di controindicazioni specifiche, con una singola iniezione intramuscolare ed eventualmente anche in fleboclisi e proseguimento con compresse per via orale.
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Le fleboclisi
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Le fleboclisi di diuretico osmotico e cortisone sono utilizzate per la loro capacità di ridurre la pressione endocranica facilitando il riassorbimento dei liquidi e di aumentare il carico di acqua libera. È possibile che abbiano anche una azione diretta sull’orecchio.
Le fleboclisi, se necessarie, vengono inserite solo in uno stadio successivo della terapia.
Possono tranquillamente essere fatte a domicilio, contattando un infermiere o un medico, in piena sicurezza, non comportando alcun reale effetto collaterale.
Le terapie accessorie
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Acqua, neurofarmaci, dieta, cortisonici e fleboclisi di diuretico osmotico, sono le componenti principali della terapia contro l’idrope, ma ci sono delle ulteriori componenti accessorie, usate solo per disturbi specifici.
Autoinsufflazioni con Otovent
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L’ Otovent è un palloncino da gonfiare con il naso. Le autoinsufflazioni servono a creare una contropressione nell’orecchio e favorire il deflusso dei liquidi. Possono essere un aiuto ulteriore per problemi di udito, acufene e fullness.
Ginnastica vestibolare
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Esercizi che il paziente effettua da solo, a casa, per vertigini posizionali parossistiche scatenate dal movimento.
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Terapia iperbarica
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Proposta raramente e solo in fasi avanzate successive della terapia, se necessario arrivarci, per favorire, con la pressione esterna, il deflusso dei liquidi dall’orecchio interno.
E anche…
- Farmaci anti-chinetosi (da banco, non serve prescrizione) per il controllo di vertigini, disequilibrio soggettivo, e chinetosi.
- Mascheramento dell’acufene che non richiede l’acquisto di alcun dispositivo, visto che basta scaricare una applicazione con il cellulare.
Il tolvaptan
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Il tolvaptan è un antagonista recettoriale dell’ADH, ovvero un farmaco che agisce sull’organo bersaglio, incluso l’orecchio interno, impedendo l’azione dell’ormone. È già disponibile anche in Italia dal 2009, e sarebbe, probabilmente, una risorsa eccezionale nella cura dell’idrope, come dimostrato da tantissimi lavori sull’idrope sperimentale, ancor prima del suo rilascio.
Sarebbe… ma non è! (fate clic se volete sapere di più)
A parte il costo proibitivo (migliaia di euro) e l’obbligo di avviare la terapia solo durante ricovero in ospedale e solo in alcuni reparti autorizzati, per cui non può essere comprato in farmacia, è legalmente impossibile, in Italia e altrove, di impiegarlo con indicazioni diverse (off label) da quelle per le quali è stato autorizzato, che sono solo patologie rare, e ovviamente non includono Meniere o idrope.
A poco è servito il mio disperato tentativo, nel 2011, di parlare con la casa farmaceutica e inviare un’email ai principali 50 centri universitari e di ricerca del mondo per stimolare ulteriori studi. Avendo ricevuto solo tre risposte, due dichiarando il loro assoluto non interesse e una, proprio il centro giapponese che aveva fatto più ricerca sull’impiego del tolvaptan nell’idrope sperimentale, con un mafiosissimo invito a “non occuparmi di cose più grandi di me”, mi sono dovuto arrendere e andare avanti con quel che potevo fare e impiegare, agendo soprattutto su acqua e controllo dello stress.
Se volete saperne di più e anche leggere la mail originale che inviai all’azienda farmaceutica (Otsuka) nel 2011 andate su questo link: https://tolvaptan.wordpress.com/italiano/
Protocollo di terapia a stadi Aprile 2026 con avvio senza farmaci
- Se si “impone” a tutti l’avvio della terapia con neurofarmaci, molti pazienti rifiutano la terapia e non avviano nulla, per pregiudizi del tutto infondati e irrazionali.
- Se si lascia la scelta al paziente, spesso si resta perennemente indecisi, senza fare nessuna cura o comunque il paziente avvia senza farmaci.
- L’unica soluzione pratica sembra quindi quella di proporre di default avvio senza farmaci.
La mia decisione di cancellarmi dall’Albo ha come unica reale conseguenza che io non prescrivo e nemmeno consiglio una specifica terapia personalizzata allo specifico paziente, ad esempio decidendo io chi avvierà con neurofarmaci e chi senza in base alla mia valutazione del paziente e dei suoi disturbi, ma mi limito a mandare documenti informativi uguali per tutti, per cui non posso decidere caso per caso come far avviare i nuovi pazienti in base ai loro pregiudizi o necessità e allora tutti i nuovi pazienti ricevono la stessa terapia con avvio senza farmaci.
Chi però è già stato mio paziente e non ha nessun problema a fare terapia (né a fare scelte) secondo la piramide logica e quindi avviare anche con neurofarmaci può continuare a farlo e riceverà le istruzioni del vecchio protocollo di terapia che prevede avvio con acqua e neurofarmaci o di lasciare la decisione al paziente e al suo medico.
Visto il ruolo fondamentale dello stress come fattore di stimolo dell’ADH, in molti casi potrebbe essere necessario aggiungere in seguito almeno i neurofarmaci.
È importante precisare che di solito i medici sono ben disposti a prescrivere i farmaci se il paziente si presenta dal medico motivato e convinto, dando al medico il documento informativo a lui destinato. Sono proprio i pazienti che spesso dal medico non ci vanno proprio a farseli prescrivere, non volendoli assumere.
La decisione di proporre terapia senza farmaci in avvio offre però diversi vantaggi pratici:
- Elimina ritardi nell’avvio o difficoltà dovuti alla necessità di prescrizione
- Permette di superare la reticenza di molti e le frequenti preoccupazioni, comunque davvero immotivate, verso i farmaci e in particolare i neurofarmaci
- Rende la terapia di avvio più semplice da seguire e comprendere.
- Riduce le possibili controindicazioni e interazioni con eventuali altri farmaci.
Per chi anche dopo un primo stadio senza farmaci insufficiente non vuole comunque assumere neurofarmaci si può passare direttamente al terzo livello escludendo i neurofarmaci, ma consapevoli che la terapia potrebbe essere meno efficace.
Nulla di nuovo, ma… tutto diverso!
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Il primo pensiero, dopo aver letto in cosa consiste la mia terapia, se avete già avuto qualche esperienza di terapia per idrope, fermo restando che sono ancora ben pochi quelli che propongono una qualunque terapia per idrope, al di fuori della Meniere conclamata con tutti i sintomi associati, sarà di sicuro: “e cosa ci sarebbe di così nuovo, visto che sono tutte cose già note e proposte anche da altri e che non funzionano o fanno ben poco?”
In effetti, considerando le singole componenti, nella terapia da me proposta non c’è quasi nulla di completamente nuovo o del tutto sperimentale. In particolare i farmaci utilizzati e proposti sono tutti conosciuti e usati da moltissimi anni.
Quel che ho fatto è stato soprattutto modificare, e spesso stravolgere, terapie già note, ma inefficaci nella modalità tradizionalmente proposta da altri, soprattutto se usate isolatamente, o proposte con altra indicazione, come ad esempio i neurofarmaci, abbinarle tra loro e valutarne gli effetti.
In realtà le differenze ci sono e sono anche importanti. E sono queste differenze che fanno sì che, come la propongo io, la terapia funzioni e le altre, seppur apparentemente in qualcosa simili, no!
Nessuna terapia per idrope può aver alcun significato o utilità senza aumentare il carico idrico giornaliero ad almeno tre litri di acqua al giorno, cosa che non propone nessuno.
Consigliare di bere un litro o un litro e mezzo al giorno significa solo chiedere di rispettare la normale esigenza fisiologica e il normale fabbisogno giornaliero e non è una terapia. Per avere una azione inibitoria sull’ormone antidiuretico bisogna dare un eccesso di acqua superiore a quella che tutti dovrebbero bere comunque ogni giorno, e il carico idrico va distribuito con regolarità durante tutta la giornata.
La situazione che ho trovato nel 1998, quando ho iniziato a occuparmi di proporre cambiamenti alle terapie tradizionali, e inefficaci, era che ai pazienti con Meniere si diceva, e lo dicevano tutti, di non bere o bere il minimo possibile cosa che semmai li faceva anche peggiorare. Ma per fortuna le cose sono cambiate e ora la maggior parte degli specialisti (in Italia) o non dice nulla (nel senso che non dicono di non bere) o dice il contrario, pur senza specificare che serve bere più del normale fabbisogno giornaliero.
La dieta per idrope o Meniere è tradizionalmente, per altri medici, solo una dieta iposodica (con poco sale) mantenuta a vita, il che non serve assolutamente a nulla. Per essere efficace la dieta deve essere molto più rigida, agendo non solo sul sale ma anche sui carboidrati, sull’istamina, e su molte altre cose e con regole strette che, nel corso degli anni, ho appreso con l’esperienza diretta, ma per periodi brevi e non certo a vita. E la dieta fa ben poco, comunque, se non abbinata al carico idrico.
La dieta prevista nella terapia per idrope da me proposta non ha quindi nulla a che vedere con quella consigliata, quando viene fatto, da altri specialisti, che si limitano a dire di non esagerare col sale, o evitarlo del tutto o a togliere alcuni cibi ricchi di sodio.
Timidamente, negli ultimi anni, qualche altro otorinolaringoiatra ha iniziato a prescrivere neurofarmaci, limitandosi però di solito a un singolo farmaco. Ma sono davvero pochi a farlo. Nessuno, comunque, utilizza più farmaci in abbinamento come serve fare, avendo ruoli diversi, e l’azione dei neurofarmaci è completamente diversa se non abbinati al carico idrico.
E sembra che i farmaci specifici da me da sempre utilizzati diano risultati molto migliori, non solo sui sintomi da idrope, ma anche per ansia, panico, stress e sonno, rispetto ad altri simili dati di solito da psichiatri, peraltro, regolarmente senza carico idrico associato, il che ne riduce nettamente l’efficacia.
I corticosteroidi o cortisonici, per avere una azione di inibizione degli effetti dell’ADH sull’orecchio, devono essere impiegati sempre con il carico idrico o non funzionano, o comunque fanno molto meno, e le dosi generalmente impiegate da altri medici sono basse e insufficienti. Oltretutto, sono previsti due tipi di cortisone diversi, di cui uno con azione protettiva prolungata, da fare come singola iniezione intramuscolare e un altro ad azione rapida, somministrato, quando necessario, direttamente con fleboclisi, il che fa la differenza in termini di efficacia.
Le fleboclisi con diuretico osmotico, come vengono generalmente proposte, con infusione molto lenta, spesso in quantità e concentrazione insufficienti, senza alcun carico idrico aggiunto e per molti giorni consecutivi servono a poco, sebbene a volte diano comunque qualche risultato. Io le propongo sempre in infusione rapida e sempre con aggiunta di almeno due litri di acqua, da bere subito prima e durante la fleboclisi, e non ha alcun senso farne molte fatte male, quando ne possono bastare due o tre fatte nel modo giusto.
La terapia iperbarica proposta da sola come unica terapia raramente fa qualcosa o comunque fa molto meno di quel che potrebbe se abbinata a tutto il resto della terapia.
Peraltro l’assurda convinzione che quel che può agire sull’orecchio sia l’ossigeno ad alta pressione, dimenticando che dopo pochi minuti senza ossigeno ci sarebbe stato un danno permanente irreversibile, porta a indicazioni del tutto sbagliate anche in termini di concessione della terapia in convenzione regionale.
In pratica, anche se spesso si riesce ad aggirare l’ostacolo, il paziente se la deve pagare (e costa) tranne che per una ipoacusia improvvisa da presunto blocco della microcircolazione, insorta recentemente da non oltre qualche settimana, perché altrimenti poi dopo qualche settimana (mentre sono 5 minuti, semmai, perché poi ci sarebbe un danno irreversibile!)… sarebbe troppo tardi.
Inoltre, dovete tener presente, al di là della differente attuazione per le singole componenti individuali che quel che conta è l’associazione di più cose insieme in contemporanea o con determinata successione logica, il che è ben diverso dal fare in tempi diversi tentativi separati con singole componenti della terapia.
L’importanza del rapporto medico – paziente
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Al di là di qualunque farmaco e di qualunque terapia, sembra che un ruolo molto importante lo abbia anche chi cura il paziente, il quale non è un orecchio (o due) con un corpo intorno, ma ha una sua psiche, delle emozioni, delle paure (spesso anche eccessive!), non di rado difficile anche caratterialmente come ogni essere umano, e ancor di più nel mio caso, per il tipo particolare di disturbi di cui mi occupo, così strettamente correlati allo stress, primario o secondario agli stessi disturbi, e tanto altro ancora che deve essere seguito in modo particolare e specifico.
Per occuparsi di queste specifiche problematiche bisogna essere un po’ psichiatra/psicologo e un po’ otorinolaringoiatra (unica mia specialità ufficiale, sia ben chiaro), ed essere sempre disponibile a trattare pazienti difficili.
Ma soprattutto serve un medico innamorato di quel che fa altrimenti, credetemi, diventa uno dei più noiosi lavori del mondo, se lo si fa scrollando le spalle e sbuffando, o solo per soldi. E io lo sono sempre stato tanto da offrire comunque al paziente consulenza e pieno supporto e assistenza e collaborazione con il suo medico, del tutto gratuitamente, anche ora che non esercito più direttamente.
Non c’è terapia che tenga, se il paziente diventa solo un numero. Credo che nessuno dei miei pazienti, nei moltissimi anni di attività, si sia mai sentito trattare solo come… uno dei tanti.
La piena disponibilità a spiegare e rispondere a ogni dubbio, quando è possibile dare una risposta, e fornire assistenza continua, se si vogliono trattare problemi come questi, strettamente correlati a stress e psiche, è parte integrante della terapia e continuo a offrirla io direttamente ai pazienti, non essendo necessario per questo, essere iscritti ad un Albo.
Non è per pura coincidenza che spesso molti pazienti, già solo parlando con me dei loro disturbi dopo molte esperienze deludenti, già siano stati meglio sia in occasione della prima consulenza che in caso di recidiva, prima ancora di qualunque terapia.
E non perché io abbia capacità speciali o doti soprannaturali di curare solo guardando negli occhi, ma solo perché ho sempre fatto il medico come andrebbe fatto, e niente di più di quel che ogni medico dovrebbe essere e fare, e molti altri no! E questo, il supporto al paziente, continuerò sempre ad offrirlo finché potrò.
E purtroppo tutti questi requisiti, a cominciare dalla necessità di passione per una medicina investigativa che obbliga a pensare e non fatta solo di “guardo l’orecchio (esterno, peraltro, che di più non si può vedere) il naso e la gola e ti dico cosa hai“, per finire con l’impegno decisamente sproporzionato tra costo (fatica per il medico) e beneficio (per il medico, come se quello del paziente avesse poco valore) e altro ancora, sono probabilmente, alla fine, i motivi per i quali la terapia per idrope, nella modalità corretta, è poco diffusa, nonostante la sua efficacia.
E questo nonostante quasi tutti gli specialisti italiani, o almeno chi si è mai interessato di questo settore, mi conoscano bene e abbiano sempre saputo cosa facevo e che risultati avevo. E ho tentato di tutto nel corso degli anni, e sempre di più, per far interessare altri medici ma nonostante tutto, su questo sembra che io non abbia avuto molto successo.
Il ruolo curativo dell’informazione corretta nel percorso di terapia
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Poiché l’idrope è una condizione psicosomatica che risente moltissimo di ansia e stress, come i pazienti sanno bene e riconoscono per primi, e poiché gran parte dell’ansia e dello stress, della preoccupazione, della mancanza di fiducia e pessimismo, e della disperazione conseguente derivano proprio dal non sapere, aggravato dalla marea di informazioni errate circa l’origine dei vari disturbi, in questo caso la corretta informazione è parte integrante della terapia. Una delle più importanti.
E pertanto questo stesso sito se davvero sfruttato per conoscere e capire in modo progressivo e la mia consulenza informativa e la mia continua disponibilità a spiegare e rispondere alle domande dei pazienti va considerato una vera e propria componente fondamentale della stessa terapia per idrope.
La sicurezza va sempre al primo posto!
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La terapia è studiata apposta per non avere conseguenze negative importanti, poiché dovendo trattare l’orecchio, non salvare la vita del paziente o curare il cancro, piuttosto ho sempre preferito avere meno risultati che rischiare qualunque conseguenza. Può esserci qualche transitorio effetto collaterale, ma si tratta sempre di effetti temporanei e non tali da non poter proseguire la terapia.
Anche se la terapia non presenta alcun rischio reale o effetto collaterale importante, alcune situazioni o patologie possono però costituire controindicazione a qualche componente della terapia, e ci possono essere delle interazioni con altri farmaci assunti che devono sempre essere valutate, prima di utilizzare componenti farmacologiche.
Vanno comunque richieste di routine alcune analisi di laboratorio, se non effettuate recentemente e normali, quando siano previste fleboclisi, e il nulla osta di eventuali consulenti per ogni possibile controindicazione anche minima.
Nonostante occasionali controindicazioni, nella maggior parte dei casi la terapia è comunque attuabile, con eventuali modifiche personalizzate, in caso di eventuali controindicazioni o per altri motivi pratici.
Possibili controindicazioni alla terapia o alcune componenti
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- La terapia è incompatibile con l’uso di diuretici per via orale, prescritti quale trattamento di una eventuale ipertensione o erroneamente prescritti quale cura per l’idrope, ma in entrambi i casi questi farmaci possono essere sospesi senza problemi, ma chiedendo sempre al medico che li ha prescritti, a meno che non fossero stati dati solo per Meniere o idrope, e quindi questo non costituisce vera controindicazione.
- La dieta standard per idrope è incompatibile con un regime rigidamente vegetariano o vegano. In caso sia una decisione irremovibile saranno necessarie delle modifiche alla dieta, pur consapevoli della possibile riduzione di efficacia, o valutare avvio alternativo con acqua e neurofarmaci.
- Qualora si stiano già assumendo altri neurofarmaci sarà necessario qualora in una fase successiva sia necessario inserire anche i neurofarmaci, consultare anche lo psichiatra o il neurologo che segue il paziente, per chiedere il nulla osta alla modifica della terapia in corso. Per alcune particolari situazioni, incluse alcune attività lavorative, possono essere non impiegabili i neurofarmaci, che potrebbero inoltre essere controindicati per alcune specifiche patologie concomitanti.
- La terapia cortisonica potrebbe essere controindicata in pazienti affetti da: diabete, osteoporosi, patologie del fegato, ulcera gastrica attiva e diverse altre condizioni da valutare caso per caso. In questi casi sarà necessario richiedere un nulla osta allo specialista di competenza, ma comunque la terapia può essere effettuata anche senza cortisonici, sebbene ovviamente l’uso di ogni risorsa offra maggiori possibilità di risultato. Inoltre di solito viene dato nulla osta da parte di diabetologi, medici curanti e consulenti specialisti, per molte presunte controindicazioni, senza problemi. È però necessario lasciare uno spazio libero di tre settimane tra l’ultima dose assunta e quella successiva.
- Le fleboclisi, e molto più raramente anche il carico idrico (e in questo caso non è possibile alcuna terapia per idrope), sono controindicate in pazienti con insufficienza cardiaca o alcune altre cardiopatie, per alcune patologie renali o delle vie urinarie, e per grave ipertrofia prostatica ostruente, salvo nulla osta del consulente interpellato.
- La gravidanza non è controindicazione assoluta a tutta la terapia che deve però essere approvata dal ginecologo per ogni singola componente e richiede ovviamente delle modifiche. L‘allattamento invece può essere una controindicazione a tutte le componenti e, in caso di urgenza di avviare il trattamento, è necessario sospenderlo.
- La terapia, nel suo protocollo completo non è proponibile nei bambini. Per casi in cui è necessario fare comunque parte della terapia bisogna ovviamente discuterne con il pediatra, ma non ho comunque alcuna esperienza di terapia al di sotto dei 14 anni di età. E un bambino non è solo un adulto più basso. Negli adolescenti può essere valutata la possibilità di attuarla, ma comunque senza neurofarmaci.
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Nella prossima pagina
Nella prossima pagina vi spiego cosa aspettarvi dalla terapia stessa e come valutare il beneficio sufficiente, parametro che deve essere il vero obiettivo della cura, per decidere se serve proseguirla o no, o se addirittura non serve nemmeno avviarla.
Per accedere direttamente a specifici argomenti, alle testimonianze dei pazienti, alle videoconferenze, al glossario di termini e definizioni, al Blog Idrope News con articoli di approfondimento, riflessioni e altro ancora, a informazioni su di me o su come prenotare una consulenza, per contattarmi via WhatsApp o Telegram, per collegarvi alla mia pagina Facebook o al canale YouTube, per restare sempre aggiornati iscrivendovi alla Newsletter, o per altro, potete utilizzare il menu, o i contatti, link e pulsanti a fondo pagina. Il sito è interattivo con possibilità di commentare o fare domande in ogni pagina.
Dott. Andrea La Torre
AVVISO IMPORTANTE: Il Dott. Andrea La Torre, medico dal 1989 e specialista in Otorinolaringoiatria dal 1993, attualmente residente in Cambogia, il 13 novembre 2025 ha richiesto la cancellazione volontaria, con effetto immediato, dall’Albo dell’Ordine dei Medici, per motivi che sono spiegati altrove, nella pagina dedicata a raccontare la mia storia professionale.
Pertanto l’attività medico specialistica di diagnosi e prescrizione diretta di terapia, dopo 36 anni di professione medica e 32 anni di attività specialistica libero-professionale, è interrotta definitivamente.
Resta comunque pienamente disponibile l‘attività di videoconsulenza informativa e di divulgazione della terapia, del tutto gratuite, e la disponibilità a collaborare pienamente e gratuitamente con altri medici ai quali andranno richieste eventuali prescrizioni, fornendo comunque al paziente, oltre a informazione diretta circa sintomi e disturbi e terapia anche mediante invio di documenti informativi dettagliati, supporto, chiarimenti, orientamento, guida al ragionamento e risposte alle sue domande.
In un settore medico specialistico dove predomina la disinformazione e la confusione, come quello di cui mi sono occupato per tanti anni, poter contare su corretta informazione e aiuto alla comprensione dei propri disturbi e sul mio supporto alla terapia, e del tutto gratuitamente e senza nemmeno spostarsi da casa, è comunque cosa certamente utile e da non sottovalutare.
Per maggiori dettagli e spiegazioni sulle mie consulenze informative potete consultare la pagina Informazioni per consulenze.
Per qualunque necessità o chiarimento potete comunque contattarmi su WhatsApp al n. +85595212623. Grazie.
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