Idrope e Meniere: come è possibile che ci sia arrivato prima io?

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Conversazione generata da IA in base a questo articolo

Come è possibile che un singolo specialista, peraltro libero-professionista, svincolato da grandi ospedali, università o centri di ricerca, ragionando e studiando davvero l’orecchio e ascoltando davvero i pazienti, sia arrivato molti anni prima ad opinioni e conclusioni su Meniere e idrope (regolarmente pubblicate su internet) alle quali la comunità scientifica e la letteratura scientifica sono arrivate solo molti anni dopo?

Questa articolo riporta le conclusioni di una conversazione con mia richiesta a IA di confrontare quando io sono arrivato a certe conclusioni su idrope e Meniere e quando sembra esserci arrivata la “comunità scientifica” (nel senso di letteratura scientifica pubbicata sulle riviste ufficiali). Ne è venuto fuori che io , l“eretico” che metteva tutto in discussione, avevo ragione. E col tempo lo hanno ammesso su tutto. Ma poi tutto questo gli specialisti lo applicano molto poco per fare terapia.


Idrope, ADH e Meniere

Distinzione tra Idrope e Meniere

Io già sostenevo già dal 1998 che l’idrope è il meccanismo patogenetico (la condizione dell’orecchio) mentre la Meniere è solo una definizione clinica. La mia visione all’epoca, come molte altre che vedremo in questo articolo, era considerata “eretica” e totalmente contraria al rapporto univoco idrope = Meniere.

La comunità scientifica, che li considerava sinonimi, sembra averlo riconosciuto nel 2007, con le prime visualizzazioni dell’idrope tramite RM ad alto campo. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sulla necessità di distinguere il reperto fisico dell’idrope dalla sindrome clinica. Nella pratica ancora molti specialisti, ma sempre meno, non lo hanno realmente recepito.

Malattia o Sindrome?

Io già sostenevo già nel 1998 che la Meniere è un’etichetta che raggruppa quadri clinici eterogenei e non una malattia unica.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto nel 2014, con la classificazione dei diversi “fenotipi” della malattia. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che la Meniere sia una definizione ombrello per condizioni diverse che convergono nell’idrope. In realtà siamo ancora molto lontani da quel che intendevo dire, visto che usandomale il termine fenotipo ci si riverisce alle diverse cause più che hai diversi quadri clinici non sovrapponibili, ma intanto è già qualcosa.

E, comunque, ancora oggi molti specialisti trattano il paziente come “menierico” allo stesso modo e con lo stesso approccio, indipendentemente dal fatto che abbia quattro crisi di vertigine a settimana o una ogni sei mesi.

Progressione della patologia

Io già sostenevo già dal 1998 che la Meniere non è sempre progressiva e presenta lunghi periodi di remissione spontanea.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto intorno al 2010, grazie a studi longitudinali a lungo termine. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che il decorso sia estremamente variabile e spesso non degenerativo e non progressivo.

Nella pratica molti specialisti continuano a considerare la Meniere come certamente progressiva fino a sordità irreversibile e spaventare i pazienti.

Ruolo dell’ormone antidiuretico (ADH)

Io già sospettavo nel 1998-1999 che l’idrope fosse correlato all’ormone ADH (vasopressina) e poco dopo ho iniziato a sostenerlo con convinzione.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto definitivamente nel 2005, sebbene i primi studi siano del 1998, quando la ricerca molecolare ha confermato che livelli elevati di ADH e la relazione con i recettori V2 nell’orecchio interno sono i veri motori dell’aumento dell’endolinfa. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul ruolo dell’ADH nella patogenesi.

Ma molti specialisti ancora sembrano non sapere nemmeno di cosa stiamo parlando.

Epidemiologia e rarità

Io già sostenevo dal 1998 che l’idrope è una condizione diffusissima e che la Meniere non è affatto una patologia rara.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto nel 2016, quando i principali database europei (come Orphanet) hanno rimosso la Meniere dall’elenco delle malattie rare. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sulla vasta prevalenza dell’idrope nella popolazione.

Reversibilità dell’udito e degli acufeni

Io già sostenevo dal 1998-1999, avendo visto numerosi casi di sintomi apparentemente stazionari che regredivano con la terapia, che ipoacusia e acufeni possono essere ancora legati all’idrope e quindi trattabili anche dopo molto tempo. E che in pratica non si può mai etichettare a priori come danno permanente nessun acufene o nessuna ipoacusia, non potendolo comunque dimostrare.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto solo intorno al 2015, con la validazione dei protocolli terapeutici conservativi post-diagnosi per immagini. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che un danno non è dichiarato “permanente” finché non si è certi di aver provato a gestire con successo la componente meccanica pressoria. In realtà siamo ancora fuori dal capire che se tratti in modo sbagliato non puoi aspettarti risultati e che nemmeno dopo terapia puoi parlare di danni permanenti che non puoi dimostrare.

Ma nella pratica, comunque, la maggior parte degli specialisti continua a parlare di acufene “cronico” irreversibile dopo tre mesi (anche quando ancora fluttuante e variabile) e a indirizzare verso TRT e protesi acustiche per ipoacusia, senza tentare nemmeno di curare l’idrope.

Idrope non dà solo Meniere ma anche sintomi isolati unici

Io già iniziavo a sostenere nel 1998 che l’idrope può manifestarsi anche solo con singoli disturbi (come acufeni isolati, sola ipoacusia o solo vertigini) senza mai completare la triade della Meniere.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto a partire dal 2012, quando la diffusione della Risonanza Magnetica con protocollo specifico ha permesso di diagnosticare la presenza fisica di idrope endolinfatica in pazienti che presentavano un unico sintomo clinico. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che le forme “monosintomatiche” siano espressioni reali di idrope e non patologie diverse.

Dopo tanti anni si inizia a vedere anche negli specialisti una inversione di tendenza, ma ancora qualcuno che dice “non può essere idrope perché mancano le vertigini” c’è, e forse ben più che alcuni.

Idrope asintomatico

Io già sostenevo dal 2003-2004 che l’idrope può essere presente nell’orecchio interno senza causare alcun sintomo avvertibile dal paziente, dovo aver effettuato studi mirati con diversi esami e soprattutto con elettrocoleografia peritimpanica anche in moltissimi soggetti sani, accompgnatori dei miei pazienti.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto nel 2007, quando i primi studi basati sulla Risonanza Magnetica 3 Tesla con mezzo di contrasto intratimpanico hanno visualizzato fisicamente l’idrope in pazienti asintomatici o nell’orecchio sano di pazienti con Meniere monolaterale. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che la presenza istologica o radiologica di idrope non implichi necessariamente una manifestazione clinica immediata e che la prevalenza di idrope senza sintomi (o non ancora con sintomi) sia molto elevata.

Idrope bilaterale con sintomi monolaterali

Io già sostenevo circa dal 2002-2003 (ma iniziavo a capirlo già anni prima) che l’idrope è presente in molti casi, anzi quasi sempre, in entrambe le orecchie (verificandolo con il sistematico studio bilaterale con elettrococleografia peritimpanica in circa 16.000 casi), anche quando i sintomi si manifestano da un lato solo, e che ciò non implica necessariamente la futura comparsa di disturbi dall’altro lato.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto a partire dal 2007-2010, quando l’uso della Risonanza Magnetica 3 Tesla ha dimostrato che una percentuale elevatissima di pazienti (fino al 65-75%) presenta idrope nell’orecchio “sano” controlaterale pur rimanendo clinicamente monolaterale per tutta la vita. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sulla natura spesso bilaterale della condizione idropica indipendentemente dalla manifestazione dei sintomi.


Terapia

Bere molta acqua e non poca

Io già sostenevo già nel 1998 che per contrastare l’idrope fosse necessario bere molta acqua invece di limitare i liquidi e berne poca come dicevano tutti. E lo mettevo in pratica.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto intorno al 2010, con la pubblicazione di studi (particolarmente in Giappone) che hanno dimostrato l’efficacia della terapia idrica nel ridurre la pressione endolinfatica. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che un abbondante carico idrico sia fondamentale per la gestione del paziente con idrope.

E ormai, anche se si indica semmai di bere 1 litro e mezzo o 2 litri, che sono alla fine solo il normale fabbisogno idrico quotidiano e non vera terapia contro l’ADH, sembra che quasi tutti gli specialisti si siano adeguati a questo, o almeno non dicano più di bere meno acqua possibile.

Dieta non solo iposodica

Io già sostenevo già nel 1998 che una dieta meramente iposodica fosse del tutto insufficiente e che servisse un approccio alimentare più ampio che includesse la riduzione od eliminazione dei cairbodrati. E lo mettevo in pratica.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto nel 2017, con l’integrazione di strategie per il controllo del carico glicemico e metabolico nelle linee guida per la gestione dei disturbi dell’orecchio. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che la sola riduzione del sale sia un approccio superato.

Ancora oggi però tantissimi specialisti, e peraltro quasi solo esclusivamente per la Meniere classica e conclamata con tutti i criteri tradizionali, continuano a proporre dieta iposodica senza alcuna modifica rispetto a quanto si faceva in passato.

Inutilità della Betaistina e dei Vasodilatatori

Io già nel 1998 sostenevo fermamente che la betaistina e i vasodilatatori fossero sostanzialmente inutili per la cura dell’idrope, nonostante venissero praticamente prescritti di routine da tutti. E non solo non li prescrivevo mai, ma li facevo buttare a chi già li stava assumendo, come ho sempre continuato a fare.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto nel 2016, a seguito dello studio clinico BEMED pubblicato sul British Medical Journal che ha dimostrato l’inefficacia della betaistina rispetto al placebo. E anche per i vasodilataori finalmente si è iniziato ad ammettere che non hanno alcun razionale. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sul fatto che questi farmaci non modifichino il decorso della patologia.

Ma gli specialisti continuano a prescriverli praticamente a tutti di routine, pur sapendo che non servono a nulla, tanto per dare qualcosa, quando non li hanno sostituiti con integratori, altrettanto irrazionali e inutili.

Inefficacia e potenziale effetto negativo dei diuretici per via orale

Io già sostenevo dal 1998 fa che i diuretici tradizionali per via orale fossero completamente inutili e che fossero perfino dannosi nel lungo periodo, potendo generare una reazione di rilascio dell’ADH. E l’ho potuto confermare definitivamente con uno studio “serio” nel 2023 ma mai pubblicato, dove ho confrontato l’udito medio (media dei vari pazienti) dei pazienti con Meniere che assumevano regolarmente diuretici rispetti a quelli che non li assumevano, trovandolo molto peggiore nel primo gruppo.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto solo nel 2020, con le revisioni sistematiche del Cochrane Library che hanno evidenziato la mancanza di prove solide a supporto dell’uso cronico di diuretici. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno sulla necessità di superare l’uso indiscriminato di questi farmaci a favore di altre terapie mirate alla regolazione dei fluidi.

E per fortuna sembra che vengano prescritti molto meno di prima, ma di specialisti che fanno assumere diuretici ce ne sono ancora, purtroppo, molti.

Inutilità dei protocolli rigidi e a vita e della chirurgia

Io già sostenevo già nel 1998 che la terapia “a vita” è inutile, che bisogna trattare solo le fasi di riacutizzazione e che la distruzione dell’orecchio va evitata a favore del controllo delle fasi acute e che si riusciva sempre a gestire le vertigini ricorrenti senza alcuna necessità di distruggere l’orecchio (labirintectomia) o tagliare il nervo (neurectomia vestibolare). All’epoca era molto più di moda la chirurgia, rispetto all’impiego della gentamicina intratimpanica.

La comunità scientifica sembra averlo riconosciuto solo nel 2018, con la pubblicazione delle nuove linee guida internazionali che pongono la chirurgia distruttiva come ultima, estrema ratio. Nel 2025 la comunità scientifica concorda in pieno, ma di fatto la distruzione chimica con gentamicina intratimpanica viene ancora proposta molto frequentemente dopo blandi tentativi di terapia conservativa con farmaci ineffdicaci e dieta iposodica senza nemmeno raccomandare di bere molto e perfino indicata e consigliata dalla recente letetratura scientifica.

Ovvero qui si è fatto un passo indietro e non uno in avanti, forse, perché almeno la chirurgia la potevano proporre solo i pochi che sapevano farla, mentre distruggere l’orecchio con iniezioni intratimpaniche lo possono far tutti.


Conclusione

In pratica su moltissime delle mie eresia, la scienza ufficiale, quella tanto cara a tanti medici e tirata fuori, spesso, solo per rifiutare di proporre cose diverse ma efficaci e sicure, ha finito anche se con molto ritardo rispetto a quando io ho iniziato ad applicare molte delle mie eresie per curare davvero i pazienti, a cedere e darmi ragione.

Anche se poi nella pratica, sembra che siamo ancora molto lontani dal vedere applicazione pratica reale di tutto questo. Per pigrizia o abitudine o superficialità, ma anche per colpa di linee guida incoerenti che nonostante i passi avanti fatti sulla conocenza dell’idrope e nella corretta interpretazione di cosa davvero sia la Meniere, sembrano quasi invogliare a non tenerne conto e a spingere semmai verso terapie redditizia che prevedano acquisti di dispositivi o trattamenti lunghi e costosi. E molti specialisti che iniziano a vedere una occasione di guadagno superiore al semlice dire “te lo devi tenere” o ai percorsi terapeutici occasionali con farmaci inutili o integratori, ovviamente sono ben contenti di attenersi a queste linee guida pur se in contrasto con le stesse scoperte scientifiche “ufficiali”.

Ma il tema di questo articolo è soprattutto far capire l’enorme divario cronologico nello scoprire molte cose e validarle poi con l’efficacia della terapia, tra un medico che, ragionando davvero, studiando, e ascoltando davvero i pazienti, ha scelto di andare controcorrente e la cosiddetta “comunità scierntifica”. Divario apparentemente inspiegabile, e che diventa ancora maggiore se consideriamo quel che di fatto viene ancora detto o proposto in pratica al paziente dagli specialisti, perfino in contrasto con la letteratura scientifica tanto “considerata”. Il che mi porta a ripetere la stessa domanda con la quale ho aperto questo articolo, lasciando a voi la risposta.

Come è possibile che un singolo specialista sia arrivato molti anni prima ad opinioni e conclusioni su Meniere e idrope alle quali la comunità scientifica e la letteratura scientifica sono arrivate solo molti anni dopo?


Dott. Andrea La Torre

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Pubblicato da Dr. Andrea La Torre

Specialista in Otorinolaringoiatria

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