Cosa si trascura non facendo una visita ORL completa?

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Il blog del Dott. La Torre


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Anche se io personalmente non esercito più e quindi comunque non faccio nessuna “visita otorinolaringoiatrica” né è mio compito farla, resto fermamente convinto che i disturbi otoneurologici (acufeni, vertigini, ipoacusia neurosensoriale ecc.) possano essere gestiti tranquillamente in videoconsulenza non essendo comunque possibile alcun esame obiettivo, come d’altronde io ho fatto per oltre 14 anni dal 2011 al 2025. E come continuo a fare ora che la mia attività è diventata di pura informazione e divulgazione e non più di diagnosi e terapia.

L’unico limite di una videoconsulenza focalizzata solo sui sintomi o dell’esecuzione di esami unicamente mirati al sintomo o ai sintomi riferiti risiede nella impossibilità di un riscontro occasionale fortuito di eventuali altre patologie delle vie aeree superiori (naso, rinofaringe, faringe, laringe), ovviamente non correlate comunque, se anche fossero riscontrate, ai sintomi otoneurologici, aprendo un dilemma etico circa la necessità o utilità di sfruttare eventuali sintomi di competenza specialistica per un check up specialistico completo, onde evitare che erroneamente il paziente sia portatore di altra patologia dei distretti di competenza specialistica, non riscontrati rivolgendosi a uno specialista.

Dllemma etico (sollevato da una collega specialista durante una videoconferenza) che si complica con alcune osservazioni di quel che attualmente di fatto avviene nella pratica.

  • Nella pratica ben raramente la visita per un paziente con acufeni o vertigini, anche nel settore privato, va oltre la breve e generica otoscopia, rinoscopia e osservazione di cavo orale e faringe  (quando poi altro oltre l’orecchio viene guardato) e quando viene fatta anche una fibroscopia (esame endoscopico), spesso viene considerata esame ulteriore, con costi a parte, mentre dovrebbe allora far parte della normale tariffa per la visita. E a volte si tratta di valutazioni comunque superficiali che di fatto aggravano il problema, non riscontrando nulla ma lasciando al paziente l’idea che quel distretto è stato esaminato. 
  • Purtroppo la visita “allargata” spesso diventa per lo specialista la scusa per spostare il focus su altro, non sapendo cosa dire magari sull’acufene, quando addirittura non si finisca per proporre un intervento al naso, magari, a un paziente che era andato dal medico solo per l’acufene
  • L’utilità effettiva della “visita” dipende molto quindi dalla competenza e dall’onestà dello specialista, che non può purtroppo essere data per scontata a priori
  • Una visita specialistica dei distretti di competenza dell’otorinolaringoiatra (orecchio, naso, gola, corde vocali, collo)  per quanto accurata non rileva comunque nulla circa eventuali altre patologie in altri distretti al di fuori di quelli di competenza specialistica rendendo di fatto comunque “parziale”. Un accurata visita specialistica ORL non esclude che il paziente abbia comunque disturbi importanti in altri organi o apparati, ma semmai solo che non li abbia in quelli esaminati.

Nel mio caso specifico il problema è stato risolto sin dal 2009 con l’evidente trasparenza che io mi occupo solo ed esclusivamente di orecchio interno senza alcuna visita (non essendo visitabile l’orecchio interno) e senza esami diagnostici, trasformandomi quindi al di là del titolo specialistico posseduto in “super-specialista” con competenze distrettuali più limitate, e comunque non si pone più ora, visto che di fatto non spetta a me fare diagnosi visto che nemmeno esercito più direttamente come medico e il paziente sa bene che quel che riceve è solo una consulenza informativa.

Semmai il quesito è se per l’attuazione pratica della terapia dopo eventuale consulenza informativa con me sia sufficiente andare dal proprio medico di base o rivolgersi (per quel check-up completo) obbligatoriamente allo specialista otorinolaringoiatra.

Ma allora si apre un altro dubbio: e chi lo stabilisce a quale settore specialistico gli acufeni o le vertigini appartengano o quale sia lo specialista più competente?

  • Se lo chiedete a me, la risposta è che servirebbe in teoria un team multidisciplinare (e questo offrivo in passato almeno per un certo periodo) che includa come minimo un esperto di orecchio (otorinolaringoiatra, ma purtroppo non tutti sono esperti di orecchio) o un audiologo (ma purtroppo di solito non visitano naso e gola comunque), uno psichiatra (per il ruolo fondamentale dello stress e dei neurofarmaci), uno psicoterapeuta (medico o psicologo) per la gestione non farmacologica dello stress a lungo termine, un endocrinologo (esperto sia di ADH che di cortisone) o magari un nefrologo esperto di ADH, un neurologo che si occupi in modo specifico di sonno e di altro correlato, un dietologo / nutrizionista per la dieta, e ovviamente il medico di medicina generale per la connessione tra i vari specialisti e la valutazione generale del paziente.
  • O ancora meglio vi direi che serve creare una nuova specialità che non esiste di fatto, che offra in un solo medico tutte le competenze specifiche che servono a gestire questi pazienti e questi problemi specifici. Pur non possedendo altra specializzazione oltre a quella in Otorinolaringoiatria, è quel che ho fatto per molti anni allargando le mie conoscenze oltre i confini specialistici, ma solo per quanto a me necessario per gli specifici disturbi dei quali mi occupavo.
  • Ma se diamo retta a molti medici (otorinolaringoiatri) che ormai spostano tutto sul cervello e alla fine propongono solo TRT per acufeni dicendo a priori che l’orecchio è sano o comunque incurabile, allora a cosa mai dovrebbe servire, se avessero ragione (e non ce l’hanno), l’otorinolaringoiatra o tutti gli altri specialisti sopra menzionati? Al massimo servono un audiologo, un audioprotesista e uno psicologo visto che comunque non si indaga nulla ma si punta direttamente alla TRT. Idem ma con team differenti per la vertigine.
  • E anche dopo essere stati gestiti da tutta questa equipe multidisciplinare, il che moltiplica ovviamente in modo “vertiginoso” i costi per il pazienti e le tempistiche, resta un dubbio. Se l’otorinolaringoiatra “dovrebbe visitare anche naso e gola” ovvero interamente il distretto di sua competenza,  allora per logica consequenziale ognuno degli altri specialisti dovrebbe visitare e analizzare tutto quel che è di sua competenza specialistica. Il neurologo dovrebbe chiedere sempre una risonanza magnetica per “visitare” quel che non può conoscere con l’esame obiettivo che deve essere fatto completo comunque, l’endocrinologo valutare con analisi mirate qualunque assetto ormonale e così via, amplificando quasi senza limite tempi e costi.
  • Infine dal punto di vista pratico è paradossalmente più difficile che seguendo linee guida e concetti tradizionali anche se molto superati, perfino dalle stesse scoperte scientifiche, alla fine lo specialista otorinolaringoiatra faccia davvero avviare al paziente una terapia per idrope corretta e senza farlo girare per ulteriori specialisti medici e non (gnatologo, fisioterapista ecc.) e se “esperto” il tutto potrebbe essere “arricchito” (“impoverito”, in realtà, se guardiamo le tasche del paziente)  dal dirottamento verso altre terapie, costose per il paziente, ma redditizie direttamente o indirettamente,  per lo specialista.

Se questi sono i rischi e i problemi pratici ovviamente bisogna però anche considerare il beneficio della diagnosi precoce occasionale di una patologia grave seppur non connessa ai sintomi del paziente in alcun modo. A chi giova davvero il fare di routine la visita otorinolaringoiatrica completa con tanto di fibroscopia? Al paziente o al medico, che al di là di eventuale introito maggiore, si protegge le spalle (medicina difensiva) dal fatto che un paziente con un cancro nei suoi distretti di competenza sia passato nel suo ambulatorio senza che questo sia stato diagnosticato, pur senno connesso ai sintomi per il quali il paziente ha consultato lo specialista?

Qui dobbiamo calcolare il beneficio per il paziente però, che va sempre al primo posto, e non l’interesse del medico.

Contro la certezza di spesa e tempi allargati, quante sono le reali possibilità pratiche di avere, limitandosi ad andare dal proprio medico di medicina generale, un tumore che si sarebbe invece potuto diagnosticare precocemente se si fosse andati dall’otorinolaringoiatra, invece che limitarsi a una consulenza online informativa con me e poi andare per convalidare la terapia e avviarla dal medico curante? O comunque rivolgersi a uno specialista per curare l’idrope solo mediante consulenza audiovideo senza visita diretta per specifici disturbi per i quali la causa non si trova certo con la visita diretta?

Questa la risposta ottenuta facendo la domanda all’IA:

“Dal punto di vista puramente statistico, il rischio residuo di non diagnosticare una patologia grave e silente saltando la visita specialistica completa in un paziente che ha solo sintomi audio-vestibolari da orecchio interno è estremamente basso; pur trattandosi di un calcolo teorico approssimativo, tale probabilità è forse pari al rischio di mortalità stradale che si accetta di correre mettendosi in auto per recarsi a quella stessa visita.”

A me spetta informare e non dare consigli diretti. È il paziente che deve decidere. Ma per decidere deve sapere. E questo articolo serve a questo.


Dott. Andrea La Torre

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Pubblicato da Dr. Andrea La Torre

Specialista in Otorinolaringoiatria

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