Come conciliare dal punto di vista scientifico incertezza e cura?

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Il blog del Dott. La Torre


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Ad un attento lettore di tutto quel che io scrivo e affermo dovrebbe sorgere spontanea una domanda critica: Come possono convivere le mie affermazioni apparentemente così nette sull’idrope, sulle sue basi e sulla terapia che ne deriva, con il mio stesso ribadire le numerose incertezze che ancora esistono sull’orecchio interno e sulla biologia e fisiologia?

Incertezze sulla fisiologia esatta e sull’origine effettiva dei sintomi, impossibilità di visitare direttamente l’orecchio interno, mancanza di esami pienamente affidabili e, soprattutto, il medico specialista debba spesso basarsi su studi prodotti da altri, che potrebbero in futuro rivelarsi incompleti o errati, senza poter verificare direttamente.

Potremmo modificare la domanda anche da un punto di vista più pratico: come si può proporre una cura quando non esistono certezze assolute, quando l’oggetto della cura non è direttamente osservabile e quando le basi teoriche potrebbero essere prima o poi modificate o smentite?

O più direttamente chiedersi come può quel che il Dott. La Torre afferma o propone sull’idrope e su temi correlati essere “scientifico”, se non ci sono certezze?

La domanda, comunque la si voglia formulare è pienamente legittima ma ha una risposta chiara. Ed è ciò che io chiamo logica condizionale, nota in filosofia come sillogismo ipotetico. Per capire di cosa sto parlando servono alcune premesse di logica e di Storia della Filosofia.


Il sillogismo aristotelico e i suoi limiti nel mio settore specifico (e spesso in tutta la Medicina)

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Aristotele

La logica classica, formulata da Aristotele, è fondata sul sillogismo categorico. Nella sua forma classica l’esempio più tipico è:

  • Tutti gli uomini sono mortali (premessa maggiore)
  • Socrate è un uomo (premessa minore)
  • Dunque Socrate è mortale (conclusione)

La conclusione è “necessariamente” (che in filosofia non vuol dire che ne abbiamo bisogno ma vuol dire obbligatoriamente) vera perché le premesse sono vere.

Serve però a questo punto una distinzione fondamentale tra ciò che è valido e ciò che è vero.

  • Verità: riguarda il contenuto delle premesse, cioè il loro rapporto con la realtà
  • Validità: riguarda la forma del ragionamento, cioè se la conclusione segue necessariamente dalle premesse, in modo logicamente valido

Un ragionamento può essere valido ma non vero. Può anche essere invalido pur partendo da affermazioni vere. E perfino avere per pura coincidenza o fortuna una conclusione vera pur partendo da premesse false o seguendo un ragionamento non valido.

La Medicina spesso, e di sicuro quando parliamo dei sintomi dei quali mi occupo (acufeni, vertigini ecc) non può garantire, almeno non per ora, verità assolute certe (per i limiti detti sopra), ma può e deve garantire validità logica.

Ecco alcuni esempi a tema per capire subito la differenza tra vero e valido.

1. Sillogismo valido e vero

  • Il neurinoma dell’acustico è un tumore benigno
  • Questo paziente ha un neurinoma del nervo acustico
  • Dunque questo paziente ha un tumore benigno

La struttura è valida e le premesse sono vere. La conclusione è vera.

2. Sillogismo valido ma NON vero

  • Tutti i pazienti con idrope hanno vertigini
  • Questo paziente NON ha mai avuto vertigini
  • Questo paziente non ha idrope

La struttura logica è valida, ma la premessa maggiore, la prima, è falsa: l’idrope può infatti essere asintomatico, e può dare anche altri sintomi senza vertigine.  La conclusione non è in questo caso assolutamente garantita, fermo restando che il paziente potrebbe effettivamente non avere idrope, ma non perché non ha vertigini, pur essendo formalmente corretta.

Per quanto oggi possa sembrare assurdo questo, che idrope è sempre e solo Meniere (quindi anche vertigini), era la conclusione (e per qualcuno purtroppo ancora lo è) da me controbattuta già tantissimi anni fa quando iniziai ad occuparmi più intensamente di questi disturbi e di idrope, e che si è riconosciuto essere falsa solo molto dopo quando si è potuto dimostrare, con la risonanza magnetica, che ci può essere idrope anche senza aver mai avuto vertigini. Eppure, come vedremo più avanti, anche questa ipotesi era scientificamente valida, per quanto completamente sbagliata in quanto “falsificabile”, come di fatti è avvenuto.

3. Sillogismo non valido

  • Alcuni pazienti con idrope hanno acufene
  • Questo paziente ha acufene
  • Dunque questo paziente ha idrope endolinfatico

Qui non solo le premesse non garantiscono assolutamente la conclusione, ma la struttura stessa è invalida. Anche se le premesse sono entrambe vere, la conclusione non segue in quando non logica, perfino se fosse vera ed in effetti il paziente avesse idrope. Alcuni non è tutti. E se anche sostituisco alcuni con molti o perfino con la maggior parte o quasi tutti.

Questo è il punto cruciale da capire: in Medicina non basta che le premesse siano plausibili; quel che soprattutto serve è la struttura del ragionamento che deve essere logicamente corretta.


La logica stoica: il passaggio al condizionale

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Crisippo di Soli
(filosofo stoico)

Gli Stoici introdussero una svolta decisiva alla logica aristotelica: la logica proposizionale, fondata sui condizionali.

La forma base è:

  • Se A, allora B
  • A
  • Dunque B

Oppure:

  • Se A, allora B
  • Non B
  • Dunque non A

Qui A non è affermato come vero in senso assoluto, ma assunto come ipotesi.

Applicazione clinica:

  • Se i sintomi di questo paziente dipendono da un’alterazione dei liquidi dell’orecchio interno, allora una terapia che modifichi tale alterazione dovrebbe modificarli

Questa affermazione non chiude il problema. Lo apre in modo controllabile, con delle variabili.


Da Hobbes a Frege: la formalizzazione della condizione

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Thomas Hobbes

Hobbes nel XVII secolo chiarì meglio che il ragionamento umano mediante sillogismo dovrebbe sempre essere “ipotetico”, ovvero con quel “Se… “ a precedere ogni premessa, che cambia tutto.

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Gottlob Frege

Con Frege e la logica moderna, il condizionale viene formalizzato: ciò che conta per ragionare non è possedere  la verità assoluta, ma la struttura formale del ragionamento.

È esattamente ciò che serve in Medicina:

  • non dogmi o affermazioni spacciate per verità assolute e immodificabili (di sicuro almeno non quando parliamo di orecchio interno, acufeni, vertigini, idrope ecc.)
  • ma strutture condizionali aperte, controllabili e rivedibili, ma comunque logiche

Popper e la “falsificazione”

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Karl Popper

Karl Popper chiarì un punto essenziale: una teoria è “scientifica” non perché è necessariamente vera, ma perché è falsificabile, ovvero quando è possibile otenzialmente dimostrare che non sia vera.

Applicato al sillogismo ipotetico:

  • Se A, allora B

Chiunque riesca a dimostrare che:

  • A non è vero
  • oppure che B non segue da A

fa crollare la conclusione.

Questo non rende il ragionamento precedente antiscientifico. Al contrario, è proprio la sua esposizione alla possibile falsificazione che lo rende scientifico.

Nel contesto clinico dell’idrope, ad esempio:

  • Se qualcuno dimostrasse che l’alterazione dei liquidi non ha alcun ruolo nei sintomi osservati,
  • oppure che intervenire su di essa non produce alcun effetto,

la conclusione terapeutica andrebbe abbandonata o radicalmente rivista.


Curare senza vedere: un problema logico, non empirico

Io, come nessun altro medico, non posso vedere o studiare direttamente l’orecchio interno di un paziente

Ma attenzione alla struttura logica del ragionamento.

Io non affermo: “Questo è certamente vero.” (anche quando per praticità, di fatto, mi esprimo in questo modo). Affermo: “Fino a prova contraria, se questo è vero, allora quel che ne consegue per ragionamento logico è vero.”

Tutto ciò che ho sempre fatto e detto è quindi rigorosamente “scientifico”, poiché si basa proprio su questo principio: “fino a prova contraria” (falsificabilità).

Ovvero su quella che io definisco “logica condizionale”. Quella che non afferma certezze ma antepone un “Se..” davanti ad ogni premessa non direttamente da me verificabile personalmente. Il tutto condito da sano “scetticismo” (che non significa non credere a nulla ma essere pronto a mettere tutto in discussione, a cominciare dalle mie stesse idee).

Questo approccio permette di:

  • agire e proporre una cura senza attendere certezze, attualmente impossibili da ottenere
  • mantenere aperta, aggiornabile e rivedibile ogni ipotesi
  • modificare o abbandonare una strategia, se viene falsificata (ovvero dimostrata la falsità delle premesse)

Aggiungere un se o un fino a prova contraria, non rende debole un’ipotesi o una proposta di terapia terapeutica. La rende onesta, scientifica (falsificabile) e… aggiornabile.

La cura per idrope da me proposta non nasce dalla certezza assoluta di basi da me non direttamente verificabili, ma da una logica condizionale rigorosa, applicata con coerenza e sempre pronta a essere smentita nelle sue premesse. Perché a quelle basi di anatomia e fisiologia, io stesso credo… fino a prova contraria.

Se io oggi, ad esempio, affermo

  • Se solo l’orecchio interno ha recettori che inviano informazioni sulle relazione spazio-corpo e…
  • Se la vertigine deriva da un’alterazione dell’informazione sulla relazione spazio-corpo…
  • Allora… la vertigine deriva solo da alterazioni dell’orecchio interno

Sto lasciando aperta la porta a poter dimostrare che questo ragionamento, pur valido e scientifico non porta a conclusione vera, qualora si scoprisse che esistono altri recettori in altri organi e apparati in grado di inviare le stesse informazioni la cui alterazioni potrebbero essere causa di vertigine. Ma fino a prova contraria, al momento, questi recettori non sono stati trovati, e quindi l’affermazione conclusiva che vertigine viene solo dall’orecchio resta vera in quanto restano (per ora) vere le premesse che portano alla conclusione necessaria.

Ed è proprio questa possibilità di smentita — non il dogma, che di scientifico per definizione non ha proprio nulla — che rende possibile curare in un contesto di incertezza, senza rimanere passivi e non far nulla attendendo certezze.

Perché la logica fine a sé stessa senza applicazione pratica è sterile e non produce nulla. Oltre che condizionale, la logica deve essere utilitaristica, ovvero avere un obiettivo e portare a un risultato verificabile. Che in questo caso è il benessere del paziente. 

Ma mai, al di là della considerazione pratica che prefersico curare un paziente avendo sbagliato ipotesi, che avere l’ipotesi giusta senza tirarne fuori una cura utile, affermerò che l’ipotesi che la sostiene è giusta solo perché la cura funziona. Che poi purtroppo è proprio quel che si vuole fare con la cosiddetta Evidence Based Medicine, che solo per questo inventa le teorie più assurde e illogiche. Io seguo la strada della logica condizionale basata su premesse attualmente valide, non dell’evidenza che di evidente non ha proprio nulla. E di sicuro per quanto detto sopra nulla di scientifico.

Provo a spiegare meglio. Se affermo che conosco la causa solo perché ottengo risultati nell’80% dei casi trattati (è quel che avviene ad esempio con le vertigini da presunti otoliti), non sto lasciando alcuna possibilità di falsificazione perché i fallimenti non dimostrano che quella ipotesi fosse sbagliata (come non lo dimostrano per la mia terapia per idrope). Ai fini pratici ben venga la cura e chi se ne frega dell’ipotesi. Ai fini scientifici però ragionamenti puramente induttivi (basati solo sull’esperienza) di scientifico non hanno proprio nulla, mentre quelli deduttivi, basati sul sillogismo (modificato dal “se..” in logica condizionale) come quelli che mi hanno portato a proprorre terapia per idrope, invece sono “scienza”.


Conclusione

Tutto quel che affermo ovunque è valido e scientifico proprio in quanto falsificabile. Senza pretesa che sia a priori e certamente anche vero. Ma in attesa che qualcuno dimostri che non lo è, io ci ho curato decine di migliaia di pazienti, mentre gli altri cercano o attendono il “dogma” e la certezza assoluta salvo poi spesso smentire quella stessa “verità” acquisita che evidentemente tanto verità allora non era.

Quanto farebbe bene ai medici studiare Logica e Filosofia, ma stranamente queste non sono materie insegnate a chi vuole diventare medico. E anche ai pazienti, quelli che vogliono davvero capire e non solo affidarsi alla cieca a quel che dicono medici che spesso “parlano” ma… non “ragionano”.

Per entrambi, medici e pazienti, se volete, può essere molto utile guardare questa mia videoconferenza dove, pur non essendo certo io un esperto di filosofia e logica ma solo uno studioso appasionato, ho cercato di fornire strumenti e consigli per ragionare usando la logica. E nel complesso non mi è riuscito così male.


Dott. Andrea La Torre

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Pubblicato da Dr. Andrea La Torre

Specialista in Otorinolaringoiatria

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