Idrope News
Il blog del Dott. La Torre
AVVISO: Alcuni articoli del Blog Idrope News riportano mie idee o ricerche o ipotesi ormai in parte superate e da rivedere o modificare, e molti sono stati scritti quando ancora esercitavo come medico prima di decidere di cancellarmi volontariamente dall’Albo (novembre 2025). Progressivamente li sto rivedendo e aggiungendo, dove si potrebbero generare ambiguità sulla mia situazione attuale, una nota di aggiornamento, quando sia troppo complesso riscrivere l’intero articolo ma l’argomento dell’articolo sia comunque attuale e interessante. Ricordate comunque di integrare sempre il contenuto degli articoli con la lettura delle pagine principali del sito.

Idrope e acufene: e se la disfunzione non fosse solo idro-meccanica?
Questo articolo mette in discussione che l’idrope sia solo un problema di volume e pressione di liquidi ipotizzando anche alterazioni qualitative dell’endolinfa e prova a spiegare alcune cose partendo dal caso dell’acufene spontaneamente reversibile. Riordate però che sono ipotesi non ancora dimostrate, e non certezze.
Idrope, liquidi labirintici e fluttuazioni dell’acufene: e se non fosse solo un problema idro-meccanico di pressione e volume ma ci fosse altro?
Premessa
In questo articolo considero solo situazioni di acufene totalmente reversibile spontaneamente, cioè quei casi in cui il paziente riferisce che il sintomo può comparire e scomparire completamente. Ho scelto di focalizzarmi su questa condizione perché è il caso più significativo per il ragionamento fisiologico che voglio fare.
È importante sottolineare che ci basiamo esclusivamente sulle valutazioni soggettive dei pazienti: non sappiamo con certezza se l’acufene sparisca realmente, o se semplicemente scenda a un livello tale da non essere percepito, cioè sotto la soglia di percezione cosciente.
È un articolo non semplice da capire senza leggerlo con molta attenzione e la sua comprensione richiede necessariamente la conoscenza delle basi spiegate nel percorso di apprendimento guidato del sito e in particolare il ruolo dell’ADH e le basi razionali della terapia.
Introduzione
Da sempre, quando parlo con i pazienti o nelle pagine del mio sito, semplifico dicendo che l’acufene è legato a una disfunzione idro-meccanica: più liquido nell’endolinfa, più pressione, più stimolazione delle cellule ciliate e quindi maggiore percezione del rumore. È un concetto utile per far comprendere la base dell’idrope, ma già da tempo ho sospettato che non sia sufficiente a spiegare tutto ciò che vediamo in termini di fluttuazioni, ON/OFF e reversibilità completa.
In questo articolo vorrei condividere con voi un ragionamento basato su anatomia e fisiologia, spiegando perché i liquidi dell’orecchio interno sono centrali, ma non solo per il loro volume, e come modifiche qualitative possano influenzare l’acufene.
I vincoli logici dell’acufene fluttuante totalmente reversibile
Gli acufeni che ci interessano hanno alcune caratteristiche precise:
- Continuo: percepibile come fischio, ronzio o fruscio, ovvero un vero acufene bioelettrico
- Fluttuante con totale reversibilità spontanea: può scomparire completamente anche senza terapia
Queste caratteristiche ci impongono dei vincoli molto rigidi:
La generazione bioelettrica dell’acufene (in generale) può avvenire solo in tre sedi anatomiche:
- Coclea, la parte uditiva dell’orecchio interno che converte suoni e rumori in segnale bioelettrico
- Nervo acustico, che trasporta il segnale bioelettrico generato dalla coclea al cervello
- Vie uditive centrali, che all’interno del cervello trasportano il segnale bioelettrico fino alla corteccia cerebrale, dove viene percepito coscientemente
Se consideriamo che il sintomo scompare completamente in modo reversibile, nella situazione specifica che stiamo esaminando, questo esclude danni permanenti e le cellule cocleari, le fibre nervose e le vie centrali non possono essere i generatori primari. Rimangono quindi solo i liquidi cocleari.
Questa è una deduzione logica basata sull’anatomia e sulla fisiologia, rafforzata dall’osservazione che la terapia mirata all’ADH funziona nella maggior parte dei casi: non è una prova, ma supporta la plausibilità del modello.
Perché i liquidi non sono solo “volume e pressione”
L’endolinfa non è solo acqua: contiene ioni, elettroliti, particelle cariche come potassio (K⁺), sodio (Na⁺) e calcio (Ca²⁺) in concentrazioni precise. Questi ioni generano un potenziale endococleare (PE), cioè una differenza di carica elettrica tra endolinfa e perilinfa, indispensabile affinché le cellule ciliate trasformino i movimenti meccanici in segnali elettrici che il nervo acustico può trasmettere al cervello.
La stria vascolare
La stria vascolare produce l’andolinfa e mantiene il potenziale endococleare, trasportando attivamente ioni come il K⁺ e controllando il bilancio di acqua ed elettroliti. Variazioni minime della stria possono alterare il potenziale endococleare e quindi l’attività delle cellule ciliate, senza alcun danno permanente delle cellule ciliate stesse.
L’idrope come fattore abilitante
L’idrope agisce quindi non solo sul volume, ma anche sulla qualità dell’endolinfa:
- Piccole variazioni di concentrazione di K⁺, Ca²⁺ o Na⁺ possono rendere le cellule ciliate più o meno propense a generare firing spontaneo disorganizzato, percepito come acufene.
- Questo spiega perché vediamo fenomeni di ON/OFF e fluttuazioni anche quando la pressione meccanica potrebbe in realtà stabile.
- Ma èprobabile che questo richieda comunque una variazion anche del volume dell’endolinfa sebbene l’effetto che genera l’acufene potrebbe (condizionale da dimostrare) essere non l’azione diretta meccanica e pressoria sulle cellule ma un’azion mediata dalle variazioni qualitative che si verificanoin caso di idrope.
In altre parole, la disfunzione potrebbe non essere puramente idro-meccanica: la qualità elettrochimica dell’endolinfa potrebbe essere importante o addirittura l’elemento di connessione tra l’aumnto di volume e l’acufene.
Il ruolo dell’ADH
L’ormone antidiuretico (ADH) agisce nell’orecchio interno:
- Quantitativamente: aumenta la secrezione di endolinfa dalla stria vascolare. Non è confermato che riduca anche il riassorbimento.
- Qualitativamente: cambia il rapporto tra acqua e ioni/elettroliti nell’endolinfa, quindi il potenziale endococleare, influenzando il sistema anche dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo (volume dell’endolinfa).
Un terapia che mira a controllare l’ADH di sicuro agisce sul volume dell’endolinfa e quindi indirettamente sulla pressione e sulla componente idro-meccanica e in teoria e per logica dovrebbe agire anche sulle modifiche della qualità dell’endolinfa, ma di fatto non lo sappiamo cosa avvenga in un orecchio già con idrope e quanto sia l’effettivo controllo dell’ADH con la terapia e questo potrebbe essere l’anello debole.
A livello di pura ipotesi tutta da dimostrare, qualora ammettessimo che le fluttuazioni dell’acufene possono dipendere anche da alterazioni qualitative dell’endolinfa e non solo di effettivo volume del liquido:
- E se servisse più interazione tra l’ADH e i suoi recettori nell’orecchio interno per produrre più endolinfa e quindi modificare volume e pressione in modo significativo ma ne bestasse meno, quella quota di ADH che magari non controlliamo con la terapia ma capace di determinare comunque alterazioni qualitative dell’endolinfa,sufficienti a far fluttuare l’acufene e modificarlo o fargli passare illivello di soglia tare da diventare percepibile?
- E se comunque nonostante il controllo quantitativo dell’endolinfa perazione efficace sull’ADH comunque la pressione esercitata sulla stia vascolare a lungo o ripetuta avesse creato una modifica permanente della funzionalità della stessa o della sua reattività all’ADH magari aumentata, tale da comunque, anche dopo riduzione del volume del liquido determinata dal controllo dell’ADH, fossero possibili fluttuazioni dell’acufene?
- E se in effetti, come è probabile ci fossero altri meccanismi di regolazione quantitiva (volume) o magari anche solo qualitativa (composizone ionica ed elettrolitica) dell’endolinfa o della funzione secretoria o di pompa della stria vascolare, non mediati da ADH e sui quali di fatto non stiamo agendo? Se normali la terapia funzionerebbe bene, ma se alterati (ma se non sappiamo nemmeno quali sarebbero non possiamo certo dire come sarebbero alterati) e non corretti dalla terapia, potrebbero persistere fluttuazioni.
Ma sono solo ipotesi!
Terapia e supporto del modello
Le strategie che riducono l’azione dell’ADH o ne contrastano gli effetti sui liquidi cocleari, come nella terapia per idrope da me proposta, hanno dimostrato, nella maggior parte dei casi (ma non sempre):
- Riduzione dell’intensità massima possibile dell’acufene
- Riduzione dell’intensità minima dell’acufene (non però nel caso dell’acufene totalmente reversibile che stiamo considerando, dove il sintomo era capace di essere del tutto assente anche prima della terapia)
- Miglioramento del rapporto tra fasi ON e OFF, con aumento della durata delle fasi OFF (senza acufene) e riduzione sia come frequenza nel tempo sia come durata delle fasi ON (con acufene), sebbene alcune volte (poche per fortuna) questo semba essere meno controllabile rispetto alle variazioni di intensità.
Questo non dimostra definitivamente il meccanismo, ma conferma la coerenza fisiologica del modello che lega comunque l’acufene ai liquidi e alla modulazione dell’ADH.
Conclusione pratica
Se l’acufene non fosse solo un problema di volume e pressione (disfunzione idro-meccanica) ma anche di alterazione qualitativa dell’endolinfa, e se magari per qualche motivo l’azione su queste alterazioni qualitative fosse minore o meno importante (fermo restando che potrebbero e anzi quasi sicuramente sono anche altri meccanismi non ADH che di fatto non stiamo controllando con la terapia) questo potrebbe spiegare perché non sempre si ottengono risultati sovrapponibili tra pazienti e si possono avere fallimenti o risultati solo parziali (ad esempio controllo dell’intensità dell’acufene ma non delle sue fluttuazioni) anche in caso di acufene reversibile dove non si riesce al momento ad immaginare un meccanismo diverso da quello che coinvolge i liquidi dell’orecchio interno.
La terapia che mira a modulare l’ADH serve per ridurre anche le fluttuazioni oltre a ridurre l’intensità dell’acufene, ma forse servirebbe di più. Ma non possiamo spingerla oltre limiti di sicurezza. In pratica, questo significa che talvolta forse sarebbero necessari più acqua, dosi più alte di neurofarmaci o più cortisone, ma la priorità è sempre garantire la sicurezza del paziente, prima ancora che ottenere un controllo totale dei sintomi. E di fatto per ora questo abbiamo e questo possiamo fare.
Forse alla luce di questo ragionamento (che resta ipotesi) dovrei cambiare la definizione estesa dell’idrope, almeno per l’acufene (pur senza abbandonare questo termine che sarebbe troppo rivoluzionario), da “disfunzione idro-meccanica dell’orecchio interno” a “disfunzione idro-meccanica ed elettro-chimica dell’orecchio interno” ma, purtroppo, spiegare ai medici, solo per fare un esempio, quali sono le province della Cambogia e dove si trovano, quando magari non sanno nemmeno dove si trova la Cambogia, mi pare un po’ azzardato e rischia di far perdere i concetti di base che giustificano la terapia per idrope anti-ADH. Posso parlare di tutto questo ai pazienti, che se hanno davvero letto il mio sito con attenzione e mi seguono, a volte ne sanno ben più di molti medici, ma per ora manteniamolo come ipotesi di lavoro e ragionamento senza troppe rivoluzioni terminologiche.
Dott. Andrea La Torre
AVVISO IMPORTANTE: Il Dott. Andrea La Torre, medico dal 1989 e specialista in Otorinolaringoiatria dal 1993, attualmente residente in Cambogia, il 13 novembre 2025 ha richiesto la cancellazione volontaria, con effetto immediato, dall’Albo dell’Ordine dei Medici, per motivi che sono spiegati altrove, nella pagina dedicata a raccontare la mia storia professionale.
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