L’importanza del linguaggio tra paziente e medico

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Apro questo articolo con una citazione di una parte di un mio articolo precedente:

Abolire nomi di sintomi e diagnosi fatte da altri o lette in giro ma spiegarli, perché quel che significa una cosa per qualcuno potrebbe avere completamente altro significato per qualcun altro.

Qui rimarcherò questo concetto, usando un articolo di altri e non mio, pubblicato sulla cosiddetta letteratura scientifica ufficiale e su una rivista ufficialmente considerata prestigiosa, il British Medical Journal (BMJ).

BMJ. 2007 Feb 17; 334(7589): 361.
The dizzy clinic and the dictionary (etymology and otology)
Emma Stapleton, clinical research fellow, University of Edinburgh

L’autrice di questo articolo sostiene esattamente e perfino con spiegazioni etimologiche (origine storica del termine, riferito in questo caso alla sola lingua inglese, e alle sole “vertigini”, ma può valere per tutto) quel che dico io, ovvero, l’importanza del rapporto tra significante (quel che si dice o il termine che viene usato) e significato (quel che quel termine significa) tra i due interlocutori, nel nostro caso, il paziente e il medico che, per quanto possa sembrare ovvio e scontato, è invece uno dei più frequenti motivi di errata valutazione, con ovvie conseguenze, da parte del medico, nel mio specifico settore di attività, l’orecchio interno (e probabilmente non solo in questo settore).

Non pubblicherò qui l’intero abstract dell’articolo (potete comunque accedere all’originale in inglese facendo clic sul titolo dell’articolo citato sopra) ma mi soffermerò solo su tre parti riportandovi il testo inglese e quello italiano (tradotto con Google di proposito) senza troppi commenti, ma evidenziando come perfino tradurre in italiano (ma sarebbe lo stesso traducendo in ogni altra lingua) il testo originale ne cambia il significato, proprio per la confusione dei termini, non solo nella stessa lingua, ma perfino tra lingue diverse.


ENG: In the “dizzy clinic” it is essential to find out whether a patient has a sensation of motion (vertigo), a feeling of unsteadiness (dysequilibrium), or both. Patients often use the word vertigo incorrectly, and frequently admit that they’ve read about it on the internet.

ITA: Nella “clinica delle vertigini” è fondamentale scoprire se il paziente ha una sensazione di movimento (vertigine), una sensazione di instabilità (disequilibrio), o entrambe. I pazienti spesso usano la parola vertigini in modo errato e spesso ammettono di averne letto qualcosa su Internet.

Ineccepibile, direi. Ma andiamo avanti.


ENG: In view of the etymological data, there is little wonder that we often struggle to elicit a clear clinical history in the dizzy clinic. Although clinicians maintain a tendency to reserve the term vertigo for a sensation of spinning or movement, our patients may well be using terms as defined by the Oxford Dictionary of English and treating the words VERTIGO, GIDDINESS, and DIZZINESS as synonymous.

ITA: Alla luce dei dati etimologici, non c’è da meravigliarsi che spesso nella clinica delle vertigini facciamo fatica a ricavare una storia clinica chiara. Sebbene i medici mantengano la tendenza a riservare il termine vertigine per una sensazione di rotazione o movimento, i nostri pazienti potrebbero benissimo utilizzare i termini definiti dall’Oxford Dictionary of English e trattare le parole VERTIGINE, VERTIGINI e VERTIGINI come sinonimi.

Oltre all’ineccepibile commento circa il ruolo nelle diagnosi errate del mancato rapporto tra significante e significato, se letto in Inglese ha un senso ma quando tradotta in Italiano, seppur in modo corretto, la seconda frase perde completamente di senso, visto che i tre termini vengono tradotti esattamente allo stesso modo. E magari nessuno dei tre corrisponde poi a quel che il paziente davvero ha e vorrebbe riferire.

Come possiamo accontentarci allora di un termine, invece che di una descrizione? Poi, una volta chiarito potremmo benissimo decidere, una volta compreso il codice linguistico comune di usare il termine vertigine o qualunque altro, purché per entrambi abbia lo stesso significato!

E guardate che lo stesso vale per ACUFENE, OVATTAMENTO, MENIERE e molto altro e ne parlo in molte pagine del sito.


L’abstract si chiude poi con una delle più belle e vere conclusioni (di sicuro inusuale nel linguaggio abitualmente pomposo e in medichese, pieno di sigle a me stesso spesso incomprensibili) che abbia mai visto o letto in un articolo “ufficiale” pubblicato su riviste scientifiche. Un concetto che potrebbe benissimo essere applicato a tutto quel che dico e faccio e scrivo da tantissimi anni e non solo a questo specifico argomento.

ENG: It reminds me of something my father used to tell me: “Just because everyone else is doing it, doesn’t mean it’s right.” Perhaps he was correct after all.

ITA: Mi ricorda qualcosa che mio padre mi diceva sempre: “Solo perché lo fanno tutti gli altri, non significa che sia giusto“. Forse, dopotutto, aveva ragione.

Chiaro? Tuo padre aveva di sicuro ragione e non solo forse, cara sconosciuta autrice di questo articolo!



Dott. Andrea La Torre

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Pubblicato da Dr. Andrea La Torre

Specialista in Otorinolaringoiatria

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