Idrope News
Il blog del Dott. La Torre
AVVISO: Alcuni articoli del Blog Idrope News riportano mie idee o ricerche o ipotesi ormai in parte superate e da rivedere o modificare, e molti sono stati scritti quando ancora esercitavo come medico prima di decidere di cancellarmi volontariamente dall’Albo (novembre 2025). Progressivamente li sto rivedendo e aggiungendo, dove si potrebbero generare ambiguità sulla mia situazione attuale, una nota di aggiornamento, quando sia troppo complesso riscrivere l’intero articolo ma l’argomento dell’articolo sia comunque attuale e interessante. Ricordate comunque di integrare sempre il contenuto degli articoli con la lettura delle pagine principali del sito.

Paura dei neurofarmaci ? Non esiste alcuna conseguenza.
Prima di tutto è necessario chiarire la differenza tra ragionamento induttivo e ragionamento deduttivo, perché solo comprendendo entrambi i metodi si può valutare in modo razionale la sicurezza dei neurofarmaci alle dosi e con la durata previste nella terapia per idrope — indipendentemente da ciò che può essere riportato nei foglietti illustrativi, che non specificano dosi e durata e che spesso riportano anche effetti non verificati come effettivamente dovuti al farmaco, per garanzia di non avere future ritorsioni legali, o da racconti aneddotici di pazienti dei quali non si conoscono attendibilità, diagnosi, dosi, tempi, condizioni cliniche per le quali sono stati prescritti e assunti o modalità di assunzione (ad esempio, assunzione senza adeguato carico idrico).
- METODO (O RAGIONAMENTO) INDUTTIVO Il metodo induttivo procede dall’osservazione di molti casi concreti verso una conclusione generale. Non garantisce la verità assoluta (nessun metodo induttivo può farlo), ma più ampia è la casistica e più costante è la ripetizione degli stessi risultati, maggiore è la forza induttiva della conclusione.
- METODO (O RAGIONAMENTO) DEDUTTIVO Il metodo deduttivo procede, al contrario, dalle premesse alla conclusione. Se le premesse sono solide, coerenti e scientificamente fondate, e il ragionamento è valido, la conclusione è logicamente necessaria. Il metodo deduttivo è quindi quello che dà la garanzia più forte, perché non dipende dal numero di casi osservati ma, nel caso specifico, dalla struttura stessa del meccanismo biologico e farmacologico dei farmaci alle dosi, durata e modalità proposte.
L’ESPERIENZA CLINICA (RAGIONAMENTO INDUTTIVO)
Nella mia personale esperienza di medico — venticinque anni e decine di migliaia di pazienti trattati con gli stessi farmaci, alle stesse dosi e con le stesse modalità — io affermo di non essere mai venuto a conoscenza di:
- effetti collaterali diversi da quelli noti, previsti, transitori e dose-dipendenti,
- né di conseguenze permanenti o gravi attribuibili al trattamento.
Di fronte a questo dato empirico, esistono solo tre possibilità principali, più due ipotesi aggiuntive teoriche ma logicamente molto deboli.
- Io mento sulla totale assenza di gravi effetti collaterali rilevati.
- Io mento sull’entità della mia esperienza clinica.
- Io riferisco correttamente ciò che ho osservato.
Le due ipotesi alternative — logicamente ammissibili ma estremamente improbabili — sono:
- Pur avendo un follow-up molto elevato, per coincidenza nessun paziente mi avrebbe mai riferito eventi avversi reali e significativi o persistenti, e tutti i pazienti che li avrebbero avuti sarebbero spariti senza comunicarlo.
- Io potrei essere incapace di ricordare tutto questo, o potrei essere mentalmente instabile al punto da non rendermi conto di tali eventi.
Dal punto di vista strettamente logico:
Se una di queste ipotesi diverse dalla n. 3 fosse vera, allora la conseguenza non sarebbe “non fidarti dei neurofarmaci”, ma “non fidarti di nulla che io prescriva o proponga”, perché un medico che mente, non sa ciò che fa o non è mentalmente integro non sarebbe affidabile in nessuna decisione clinica, non solo sui neurofarmaci.
Questa reductio ad absurdum elimina razionalmente tutte le alternative tranne la terza:
- io riferisco correttamente ciò che ho osservato e quindi la mia esperienza supporta la sicurezza della terapia
IL LIMITE DELLA PURA ESPERIENZA E DI QUALUNQUE RAGIONAMENTO INDUTTIVO
Ma la sola esperienza, anche vastissima e costante come la mia, non può comunque essere considerata una garanzia assoluta.
Non perché “ogni paziente è fisiologicamente diverso” — argomento superficiale e logicamente insostenibile, altrimenti nessuna terapia al mondo sarebbe prescrivibile, in assenza ovviamente di controindicazioni specifiche — ma per un motivo molto più solido:
- l’esperienza passata non può logicamente escludere che un prossimo paziente possa avere una reazione diversa.
Questo è un limite intrinseco del metodo induttivo e di qualunque ragionamento basato solo sull’esperienza.
Questo vale però, ovviamente, anche al contrario quando si vuole sostenere che i farmaci possano avere conseguenze solo sulla base di pregressa esperienza, peraltro spesso indiretta e non verificata, o senza tenere in contro le variabili che possono falsare il ragionamento.
LA VERA GARANZIA: IL RAGIONAMENTO DEDUTTIVO SU PREMESSE SCIENTIFICHE
La vera sicurezza del trattamento non dipende (o non solo) dalla mia personale esperienza che, come detto sopra, ha comunque dei limiti qualunque sia la vastità del campione studiato, ma dal meccanismo d’azione dei farmaci, dalle dosi utilizzate e dal contesto terapeutico controllato (carico idrico, dieta, durata breve, monitoraggio).
Queste premesse sono solide, verificabili, coerenti con la fisiologia e farmacologia note.
Da esse discende in modo deduttivamente necessario che:
- alle dosi previste,
- con la durata prevista,
- nel contesto della terapia per idrope,
- e con carico idrico adeguato,
i farmaci non possono produrre dipendenza patologica, assuefazione significativa o conseguenze permanenti, perché il meccanismo biologico di azione dei farmaci stessi non lo consente.
Da questo punto di vista, anche il primo paziente trattato venticinque anni fa non ha mai corso un rischio razionale, indipendentemente dall’assenza di esperienza pregressa: la sicurezza discendeva già dal meccanismo, non dal numero di casi trattati.
L’esperienza clinica, negli anni, ha semplicemente aggiunto conferma induttiva a ciò che era già logicamente deducibile.
BASI SCIENTIFICHE A SUPPORTO DELLA SICUREZZA DELLA TERAPIA (METODO DEDUTTIVO)
(testo scritto in linguaggio chiaro per pazienti, ma con note tecniche separate per medici)
Per confermare quanto sopra detto è però necessario chiarire su quali basi scientifiche si può affermare che questa terapia, alle dosi e con la durata previste, è sicura.
La risposta non dipende da opinioni personali né dalla mia esperienza né da ciò che si può leggere in rete. Dipende da un ragionamento semplice: se si conosce come funzionano davvero questi farmaci dentro il corpo, e si conosce come si comportano alle dosi usate nella terapia per idrope, allora si può capire con logica se possono o non possono creare problemi.
Quello che segue è un ragionamento deduttivo, cioè costruito partendo da premesse verificabili e arrivando a conclusioni inevitabili.
1. LA BASE: L’ACQUA (3 LITRI AL GIORNO)
Bere molta acqua riduce in modo naturale e fisiologico la produzione di ormone antidiuretico (ADH). Questo ormone ha la capacità di aumentare i liquidi in alcuni distretti del corpo, incluso l’orecchio interno ed è al momento, salvo scoperte future il principale regolatore dei liquidi dell’orecchio interno, anche se certamente non l’unico.
Quando si beve molto, il corpo produce meno ADH. Se ne produce meno, anche la tendenza ad accumulare liquidi diminuisce. Questo effetto è sempre temporaneo, reversibile e controllato.
Bere molta acqua (3 litri al giorno) non può creare dipendenza, non può dare assuefazione e non provoca alcun danno.
[Nota per il medico] Riduzione dell’ADH per soppressione osmotica; minor attivazione recettori V2 nelle cellule marginali della stria vascolare; riduzione inserzione acquaporine; minor secrezione endolinfatica. Effetto fisiologico, auto-limitato, privo di rischi, impossibilità di fenomeni di tolleranza o dipendenza perché non esiste un meccanismo neuroadattativo negativo.
2. PAROXETINA (SEREUPIN) A DOSI BASSE (10–20 mg)
La Paroxetina, alle dosi usate nella terapia per idrope, non viene usata come antidepressivo ma come “filtro” per lo stress. Lo stress aumenta il rilascio di ADH, favorendo accumulo di liquidi. La Paroxetina riduce lo stress, riducendo anche il rilascio di ADH.
A queste dosi basse non si crea alcun “cambiamento stabile” nel cervello, nessun effetto permanente, nessuna dipendenza.
Gli eventuali effetti temporanei dei primi giorni (un po’ di agitazione, talvolta sonno disturbato) si annullano completamente grazie all’assunzione mattutina e all’associazione con Clonazepam (Rivotril). Nella mia terapia non è mai stato prescritto da solo, senza associare il Clonazepam.
[Nota per il medico] Uso sub-terapeutico, modulazione lieve del tono serotoninergico; nessuna neuroadattazione significativa né downregulation recettoriale stabile. Riduzione ADH mediata per via centrale. Effetti collaterali iniziali dovuti a dissincronia serotoninergica modulati dal timing mattutino. Impossibilità di instaurare sindrome da sospensione con taper lento perché la dose totale è già sotto la soglia di adattamento persistente.
3. CLONAZEPAM (RIVOTRIL) A DOSI BASSE (0.5–1 mg)
Il Clonazepam, alle dosi usate nella terapia per idrope:
- agisce in sinergia insieme alla Paroxetina nel ridurre l’effetto dello stress come stimolo verso il rilascio di ADH e ha azione più diretta verso ansia e regolazione del sonno
- modifica l’azione complessiva della Paroxetina, agendo in sinergia, prevenendo possibili effetti negativi iniziali e rendendola più efficace.
Inoltre, i dosaggi limitati, l’uso serale e il breve periodo di assunzione impediscono la creazione di assuefazione (necessità di dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto) o dipendenza (comparsa di sintomi non prima presenti, dopo sospensione, anche graduale, da non confondere con la necessità di assumerli per prevenire recidive del sintomo per il quale sono stati prescritti). Anche qui, gli eventuali effetti sono sempre temporanei e reversibili.
[Nota per il medico] Dose sub-ipnotica, modulazione GABA-A sufficiente a ridurre l’attivazione autonoma senza downregulation recettoriale; sinergia con modulazione serotoninergica centrale nel ridurre rilascio di ADH indotto da stress. Nessuna neuroadattazione significativa, impossibilità di tolleranza o dipendenza per durata breve e dosaggio molto basso.
4. L’ASSOCIAZIONE DI ACQUA E NEUROFARMACI
Quando queste tre cose si combinano (acqua + Paroxetina a basse dosi + Clonazepam a basse dosi)
- l’acqua riduce il rilascio di ADH,
- la Paroxetina riduce lo stress che stimola il rilascio di ADH
- il Clonazepam potenzia questo effetto controllando ansia e stress e modifica in sinergia l’azione complessiva della Paroxetina, rendendo più efficace il controllo sullo stress e sul rilascio di ADH.
In pratica, la combinazione dei farmaci e l’associazione con il carico idrico (acqua) aumenta l’efficacia della terapia e, probabilmente, riduce anche gli effetti collaterali possibili, anche se non ne conosciamo i motivi scientifici precisi di questo secondo effetto, almeno per l’acqua.
[Nota per il medico] Sinergia: soppressione ADH tramite riduzione osmolarità plasmatica + modulazione centrale serotoninergica + modulazione GABA-A riducendo attivazione autonoma transitoria. Potenziale riduzione effetti collaterali per attenuazione dissincronia serotoninergica e stabilizzazione del tono autonomico. Effetti completamente reversibili, nessun razionale fisiopatologico per danni permanenti.
5. GLI EFFETTI COLLATERALI, SE PRESENTI, SONO SEMPRE TEMPORANEI
Nulla in questa terapia a basse dosi e per qualche mese al massimo modifica permanentemente come funziona il cervello o il corpo e gli unici effetti realmente possibili e certamente dovuti ai farmaci, elencati nel documento informativo sui neurofarmaci, riguardano attività sessuale e possibile sonnolenza e sono sempre transitori e reversibili.
Quando si smette, infatti:
- la Paroxetina viene eliminata in pochi giorni
- il Clonazepam diminuisce gradualmente senza lasciare tracce.
Non esiste nessun meccanismo previsto dalla biologia che possa trasformare effetti temporanei in effetti permanenti alle dosi usate.
Questo comporta però anche che se non si è cambiata la situazione di base, l’ansia e la resilienza del paziente allo stress, con la sospensione possono anche tornare i disturbi per i quali la terapia era stata prescritta. I neurofarmaci sono un “prestito” per spegnere una fase acuta e facilitare la riduzione dell’ansia, la regolazione del sonno e lo sviluppo di resilienza verso lo stress, e non la cura definitiva e vanno sempre associati a un lavoro psicologico che il medico fa sul paziente e soprattutto che il paziente fa su sé stesso.
[Nota per il medico] Assenza di neurotossicità, assenza di modifiche epigenetiche, nessuna downregulation persistente. Le concentrazioni plasmatiche sono nel range sub-terapeutico; esposizione cumulativa non significativa; nessun razionale fisiopatologico per sequele permanenti.
DEDUZIONE FINALE
È deduttivamente impossibile, sulla base del meccanismo d’azione conosciuto, che la terapia, con dosi e durata previste e regolare assunzione di acqua come previsto, causi dipendenza patologica, assuefazione significativa, conseguenze permanenti, danni al sistema nervoso, disturbi duraturi una volta sospesa.
Non perché “lo dice un medico” o solo sulla base dell’esperienza. Ma perché la logica dei meccanismi d’azione biologici dei farmaci impiegati alle dosi e durata di assunzione impiegate lo rende impossibile.
CONCLUSIONE
L’unione dei due metodi — induttivo e deduttivo — conduce alla stessa conclusione:
La terapia è sicura, coerentemente con il meccanismo d’azione biologico e confermato da un’enorme casistica reale.
- La deduzione basata su premesse certe relative ai farmaci dà la garanzia logica a priori.
- L’induzione ovvero l’esperienza conferma a posteriori ciò che la logica già prevedeva.
Il ragionamento si chiude senza contraddizioni ed è inoppugnabile, salvo voler disconoscere quanto noto su quei farmaci e contestare effettivamente l’esperienza nella terapia per idrope.
Ogni paura o pregiudizio da parte del paziente o del medico vanno pertanto considerati, qualunque sia la fonte dalla quale derivino, del tutto illogici e irrazionali.
Dott. Andrea La Torre
AVVISO IMPORTANTE: Il Dott. Andrea La Torre, medico dal 1989 e specialista in Otorinolaringoiatria dal 1993, attualmente residente in Cambogia, il 13 novembre 2025 ha richiesto la cancellazione volontaria, con effetto immediato, dall’Albo dell’Ordine dei Medici, per motivi che sono spiegati altrove, nella pagina dedicata a raccontare la mia storia professionale.
Pertanto l’attività medico specialistica di diagnosi e prescrizione diretta di terapia, dopo 36 anni di professione medica e 32 anni di attività specialistica libero-professionale, è interrotta definitivamente.
Resta comunque pienamente disponibile l‘attività di videoconsulenza informativa e di divulgazione della terapia, del tutto gratuite, e la disponibilità a collaborare pienamente e gratuitamente con altri medici ai quali andranno richieste eventuali prescrizioni, fornendo comunque al paziente, oltre a informazione diretta circa sintomi e disturbi e terapia anche mediante invio di documenti informativi dettagliati, supporto, chiarimenti, orientamento, guida al ragionamento e risposte alle sue domande.
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