Idrope News
Il blog del Dott. La Torre
AVVISO: Alcuni articoli del Blog Idrope News riportano mie idee o ricerche o ipotesi ormai in parte superate e da rivedere o modificare, e molti sono stati scritti quando ancora esercitavo come medico prima di decidere di cancellarmi volontariamente dall’Albo (novembre 2025). Progressivamente li sto rivedendo e aggiungendo, dove si potrebbero generare ambiguità sulla mia situazione attuale, una nota di aggiornamento, quando sia troppo complesso riscrivere l’intero articolo ma l’argomento dell’articolo sia comunque attuale e interessante. Ricordate comunque di integrare sempre il contenuto degli articoli con la lettura delle pagine principali del sito.

Cosa giurano i medici?
Quante volte ho sentito dire da pazienti che i medici dovrebbero rispettare il giuramento di Ippocrate, senza che nemmeno però sappiano cos’è?
Tanto per cominciare, almeno ai miei tempi, non so ora, non ho giurato proprio nulla. Il giorno della Laurea mi hanno solo dato questo, esattamente come nell’immagine, come souvenir della Laurea, senza che io abbia pronunciato alcun giuramento.
Questa è peraltro la versione antica del giuramento, che come leggerete è ridicola se davvero venisse giurata oggi. Esistono infatti due versioni, quella originale di Ippocrate e quella “moderna” credo inserita nel 1998.
Ma io, ma non sono certo il solo, non credo assolutamente che nemmeno il testo “originale” sia davvero stato scritto da Ippocrate nel V secolo avanti Cristo, visto che la sua impostazione sembra essere apertamente influenzata dalla religione cristiana e da una morale che non esisteva assolutamente nell’antica Grecia. Dubito fortemente che alcuni concetti come eutanasia e divieto di aborto come cose “immorali”, fossero presenti nella Grecia classica.
In pratica è accaduto quel che accade anche ora. Un’autorità “politica” o religiosa, decide ciò che è moralmente ed eticamente giusto e ciò che non lo è. Oggi per noi medici lo fanno gli Ordini dei Medici con il Codice Deontologico.
Ma la vera morale dovrebbe essere imperativo categorico di ciascuno, qualcosa che nasce dall’interno. Si possono mettere leggi, ma non decidere quale sia la morale corretta. E la Storia ci insegna quanto molte certezze morali siano solo figlie del tempo e della cultura che le ha generate, mentre la vera “morale” dovrebbe essere qualcosa di costante e coerente, indipendentemente da chi, dove e quando.
Non credo che la morale possa essere imposta da un codice, se non sentita davvero dentro.
La versione originale
Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni, che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto.
Terrò chi mi ha insegnato quest’arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti.
Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro.
Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un’ iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto.
Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte.
Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica.
In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi a ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi.
Tutto ciò ch’io vedrò e ascolterò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta.
Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.
Proviamo a commentare questo testo, al di là di ogni sontuosità e riferimento a divinità greche.
Già al secondo paragrafo c’è qualcosa che a me ha sempre fatto storcere il naso.
La creazione di una sorta di “casta medica” che (terzo paragrafo) è l’unica con la quale si deve condividere il sapere, tenendo evidentemente al di fuori da conoscenze mediche il paziente. Già in poche righe emerge un evidente distacco tra il “medico” e il “non-medico“. Cosa con la quale mi trovo da sempre in totale disaccordo ritenendo che l’atto medico sia un gioco di squadra tra due persone di pari livello adeguatamente competenti ciascuna relativamente al proprio ruolo, il medico e il paziente.
Alcune cose sono ovvie, come il segreto professionale e l’evitare abusi.
Altre meno ovvie visto che oggi si tende pur dicendo ufficialmente il contrario a sottoporre il medico alla legge della maggioranza ovvero all’approvazione della cosiddetta comunità scientifica in contrasto con l’autonomia e capacità di giudizio del medico.
Interessante ma difficile da capire se non avete delle basi, quella del lasciare la chirurgia (malattia della pietra era la calcolosi delle vie urinaria già nota allora) ad altri e non ai medici. Per tantissimi secoli infatti il medico era solo un clinico e non un chirurgo, pratica considerata minore, e curiosamente affidata ai “barbieri”.
In pratica come ancora oggi cita una nota barzelletta sui medici…
– il medico sa tutto, ma non sa fare nulla
– il chirurgo sa fare tutto, ma non sa nulla
– l’anatomo patologo (quello delle autopsie, anche se non solo) sa tutto, sa fare tutto ma… arriva sempre troppo tardi (quando il paziente è già morto!)
Però il concetto era, lascia fare a chi sa fare e non fingerti esperto di cose per le quali non lo sei… Concetto purtroppo oggi decisamente trascurato.
Riferimenti all’aborto e all’eutanasia come detto credo siano decisamente costruzioni di molto posteriori, non essendo certamente presenti nella morale della Grecia antica.
Da notare il riferimento al dovere di avere anche una vita pia e pura. Concetto che come vedremo ancora persiste. Non basta secondo questo principio che il medico sia corretto nella sua professione ma deve anche esserlo al di fuori della vita professionale, cosa come spiegherò dopo, considero un abuso di controllo molto “strumentalizzabile”.
Ma come potete vedere c’è ben poco come vera guida morale del medico se non alcuni minimi principi di base ovvii e un ben poco condivisibile richiamo alla differenza tra il “medico” e l’altro.
Questo, semmai giurato, è il giuramento al quale i medici laureati prima del 1998 (io da 9 anni prima) avrebbero giurato (io no e ne sono certo). Quindi che giuramento violerebbe un medico che vi truffa o inganna o vi dà terapie assurde e inutili, se non spettegola in giro quel che gli avete privatamente raccontato e venendo a casa vostra (cosa rara) non vi stupra moglie, figlia o colf (non credo abbiate schiavi in casa)? Il resto è tutto lecito!
La versione moderna
Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
– di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;
– di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
– di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
– di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
– di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
– di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
– di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona;
– di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
– di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
– di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
– di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’Autorità competente, in caso di pubblica calamità;
– di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
– di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione
Insomma, come vedete completamente diverso. Cosa si nota subito?
Un riferimento frequente a non precisati doveri etici e deontologici e di rigorosità scientifica, che assumono carattere normativo e decisi dall’alto. Insomma rispetto per l’autorità e per le regole da questa imposte ma senza alcun riferimento specifico a quali sarebbero, lasciando piena flessibilità e rendendo come riferimento semmai il codice deontologico, che però spesso mantiene l’incertezza (fonte di abusi continui come ogni norma che sia “interpretabile”) quando sin dall’inizio parla di “decoro professionale del medico” senza in alcun modo specificare in cosa questo consista.
Un contrasto evidente, presente anche nel codice deontologico tra la presunta indipendenza del medico e il costante condizionamento e il dovere di seguire il “così fan tutti” in pratica, non allontanandosi dai binari di quanto approvato a livello globale. Esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione. Ma queste sono solo parole visto il costante condizionamento che permette a qualcuno al di sopra di giudicarti a libero arbitrio. E ad personam, visto che si tollerano palesi porcherie ma diffuse, mentre chi fa bene ma controcorrente è perennemente a rischio.
Ma viene anche introdotto un concetto importantissimo, se poi fosse rispettato (e non lo è). Quello del dovere di informazione completa (l’opposto di quanto affermato nel giuramento classico) al paziente che deve partecipare attivamente e consapevolmente.
Insomma un cambiamento di visione verso una Medicina meno affidata al singolo ma più di comunità e con la partecipazione attiva del paziente, che però dal punto di vista pratico ha solo risvolti negativi per la prima parte e nessuna applicazione pratica reale per la seconda.
Resta il fatto che pur inserendo cenni di rispetto al paziente, si sottolinea bene come si debba rispettare …l’autorità.
E mantenendo la criticabilità dell’operato e della vita anche al di fuori della professione perché un medico prima di essere persona è rappresentante di una categoria. Cosa che ovviamente non condivido affatto.
Il mio giuramento “personale”
Scritto tantissimi anni fa e mai modificato, perché i principi etici e morali non sono, secondo me, aggiornabili.
Notate come tutto sia da me impostato mettendo il paziente al centro della mia attività professionale. Il resto credo non abbia nemmeno bisogno di commenti visto che è molto diretto ed esplicito, a parte che oggi non guadagno proprio nulla facendo solo attività di consulenza puramente informativa gratuita e sostenuto solo da donazioni volontarie **
- Non metterò mai il mio interesse, economico o di altra natura, al di sopra di quello del paziente.
- Tratterò il paziente come mio pari e non come un sottoposto, cercando di colmare quanto più possibile il distacco culturale specifico per permettergli di essere parte attiva del processo curativo e scelte consapevoli.
- Non prescriverò mai esami o terapie che non reputo utili e mi impegnerò a rispondere al paziente ogni qual volta mi chiederà una spiegazione su una terapia o un esame che avrò prescritto, soprattutto, ma non solo, se il paziente, o chi per lui, paga (anche economicamente) quella mia scelta.
- Non seguirò mai regole di casta, tutelando l’immagine di un collega a discapito di un paziente. Perché il mio dovere è prima verso i pazienti e poi verso gli altri colleghi. Ma se dovrò criticare un collega non lo farò mai per screditarlo a mio interesse di concorrenza, ma solo per difendere il mio paziente che è l’obiettivo primario del mio lavoro.
- Mi asterrò dal propormi ai pazienti come esperto di cose che non conosco e non esiterò a mandare ad altri più bravi e più esperti di me pazienti per i quali non posso essere altrettanto di aiuto. E se non riuscirò a essere bravo in nessuno dei settori della mia specialità, cambierò lavoro, piuttosto, perché il diritto del paziente di essere curato nel miglior modo possibile viene prima del mio diritto di lavorare e guadagnare.
- Mi adopererò in ogni modo possibile per dare un senso alla mia vita professionale diverso dal mero guadagno, cercando di progredire, scoprire, ideare, studiare, pensare e non solo ricalcando strade già percorse da altri, ricordandomi sempre che se sono pagato più di altri me lo devo anche meritare, facendo un lavoro davvero utile anche agli altri, e non solo a me stesso.
- Mi ricorderò sempre della fortuna che ho a fare questo lavoro quando c’è gente che per guadagnare quel che io a volte guadagno in pochi giorni, spala asfalto bollente in autostrada ad agosto per un mese. E dirò grazie alla vita per quel che mi ha concesso, usando parte della felicità che ho ricevuto per far felici gli altri nei modi in cui so farlo.
Bene, e ora conoscete le tre versioni del giuramento, quella antica, quella moderna e quella “mia…”, ricordando che io non ho giurato proprio nulla, ma nonostante tutto rispetto e rispetterò ** principi morali veri sempre, dal giorno che ho cominciato a fare il medico fino all’ultimo della mia vita professionale **
Decidete voi quale è il migliore e se volete, lasciate commenti.
Se volete conoscere la mia visione “etica” generale, per una Medicina diferente, sia per quanto riguarda il comportamento dei medici che quello dei pazienti, vi consiglio questa conversazione generata da IA sulla base di miei testi.
** Questo articolo è stato scritto prima della mia decisione di cancellarmi volontariamente dall’Albo e di fatto interrompere l’attività professionale medica diretta come specialista, continuando però ad offrire del tutto gratuitamente consulenza informativa e divulgazione della terapia, che non sono atti medici che richiedono iscrizione all’Albo, ma le mie idee etiche non sono affatto cambiate e se anche non riguardano più, o riguardano solo in parte, direttamente me, continuo a spingere per una “rivoluzione etica” che coinvolga anche gli altri.
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Dott. Andrea La Torre
AVVISO IMPORTANTE: Il Dott. Andrea La Torre, medico dal 1989 e specialista in Otorinolaringoiatria dal 1993, attualmente residente in Cambogia, il 13 novembre 2025 ha richiesto la cancellazione volontaria, con effetto immediato, dall’Albo dell’Ordine dei Medici, per motivi che sono spiegati altrove, nella pagina dedicata a raccontare la mia storia professionale.
Pertanto l’attività medico specialistica di diagnosi e prescrizione diretta di terapia, dopo 36 anni di professione medica e 32 anni di attività specialistica libero-professionale, è interrotta definitivamente.
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